I big five delle Rocky Mountains

 I luoghi migliori per praticare wildlife watching nelle Rocky Mountains americane e ammirare i grandi esemplari della fauna nordamericana

I big five delle Rocky Mountains: questa espressione potrebbe sembrare poco ortodossa, riferendosi comunemente la sua prima parte agli animali di grossa stazza della savana africana. Eppure anche un viaggio safari nel cuore vergine del West americano permette di scoprire una popolazione faunistica assai variegata, che include specie di particolare maestosità, abituate a spadroneggiare, da migliaia di anni, nei paesaggi aperti, spaziosissimi, che digradano dalla colonna dorsale del Continental Divide alle regioni sterminate degli altopiani, pingui di praterie.

I big five delle Rocky Mountains wildlife watching

I territori della Real America consentono di vivere numerose esperienze di wildlife watching. A volte è sufficiente percorrere talune strade, all’interno di aree protette, per imbattersi in mandrie di bisonti al pascolo. Escursioni più specifiche, in compagnia di guide naturaliste certificate da istituzioni ufficiali di biologia e scienze ambientali, riescono ad avvicinare anche gli animali più riservati e guardinghi, come orsi e lupi. Sia d’inverno che d’estate.
Tale abbondanza non deve sorprendere. Il Greater Yellowstone Ecosystem è infatti l’ultimo frammento intatto di ecosistema terrestre temperato dell’emisfero settentrionale, a cavallo tra Wyoming, Montana e Idaho. I pezzi pregiati di questa cintura pressoché ininterrotta di parchi e zone protette che copre circa 80.000 mq (più o meno l’estensione dell’Austria) sono lo Yellowstone National Park dichiarato Patrimonio UNESCO grazie allo straordinario valore non solo ambientale ed ecologico, ma anche geologico, testimoniato dalla massima concentrazione mondiale di geyser (più di 300, vale a dire due terzi di quelli presenti sulla Terra) e dagli oltre 10.000 siti che esibiscono attività geotermali, e il Grand Teton National Park, dominato dalle vette più giovani delle Rocky Mountains (alte oltre i 4000 metri, simili a un seno, teton nel francese dei primi trapper), che ospita oltre 1000 piante, distribuite in quattro differenti biotopi, da quello umido a quello alpino, e i grandi esemplari della fauna nordamericana (bisonti, cervi, alci, wapiti, capre di montagna, antilocapre, puma, grizzly
Iniziamo allora a conoscere i big five delle Rocky Mountains, per prepararci al meglio a un safari fotografico nell’Old Wild West.

I lupi grigi di Yellowstone

I big five delle Rocky Mountains: i lupi grigi di Yellowstone

Partiamo con un mammifero schivo, dall’eleganza furtiva, impenetrabile, il lupo grigio nordoccidentale: estinto nell’area intorno a metà degli anni 20 del ‘900 e reintrodotto all’interno dello Yellowstone National Park nel 1995, il re dei monti, diffusosi in branchi numerosi, ha contribuito, mediante la sua attività predatoria, a ripristinare i flussi naturali della catena alimentare, con ricadute più ampie rispetto all’ambito della biodiversità, tali da estendersi addirittura ad effetti sull’idrografia e la morfologia del territorio, come spiegano questo articolo del WWF e il video che segue

Particolarmente indicate le escursioni invernali dello Yellowstone Forever Institute, organizzazione no-profit e partner ufficiale dello Yellowstone National Park nella creazione di itinerari di visita ecocompatibili e di alto profilo divulgativo, protagoniste di un apposito viaggio proposto da Alidays in collaborazione con Real America Italia.

I bisonti

Passiamo ad un erbivoro, il bisonte americano, o buffalo (da non confondersi, però, data l’omonimia, con il bufalo dell’Africa). Il mammifero, dal profondo valore alimentare e cultuale per le genti native, subì uno sterminio da parte dei coloni bianchi, che determinarono la quasi estinzione della specie, passata in circa un secolo dai 70 milioni ai 600 individui. La caccia senza quartiere era dovuta alla necessità di guadagnare spazi per l’allevamento e le linee ferroviarie, oltreché dall’obiettivo di danneggiare gli Indiani, i quali utilizzavano arcaiche modalità di cattura, meritevoli di menzione. Infatti prima dell’avvento delle armi poteva risultare molto rischioso avvicinarsi per un combattimento corpo a corpo, e le frecce non riuscivano a scalfire la dura scorza dei bovini: prima dell’introduzione dei cavalli, essi ricorrevano ai cani per spaventare le mandrie brade e spingerle sino ai “buffalo jumps”, dei dirupi rocciosi nei quali gli animali terrorizzati finivano per precipitarsi. Immobilizzati dalle fratture degli arti, venivano finiti dai cacciatori umani. Al First Peoples Buffalo Jump State Park, in Montana, si notano le file di pietre che venivano disposte dai Nativi in modo da creare delle vere e proprie gallerie in cui incanalare gli animali in fuga e gli immensi depositi di ossa.

I big five delle Rocky Mountains

Negli ultimi cento anni, vista la scarsa concorrenza nella lotta per la sopravvivenza, il bisonte è tornato a proliferare, e ad oggi se ne contano circa 360 mila capi. La più grande mandria degli Stati Uniti, composta da 1300 individui, è osservabile nel Custer State Park, nelle Black Hills del South Dakota, attraversato dalla  Wildlife Loop Road, un nastro di 30 km dal quale si assiste, in corsa, a una sorta di documentario dal vivo, per la facilità con cui si avvistano montoni, alci, antilopi, coyote, cani delle praterie (si può optare inoltre per un Buffalo Safari Jeep Tour). I bisonti risultano altresì frequenti nello Yellowstone, ove d’inverno usano stazionare nei pressi dei pozzi geotermali, e nel Theodore Roosevelt National Park, placide sagome scure sullo sfondo cretaceo delle badlands. Da non perdere il  National Bison Range Wildlife Refuge, nel Nord del Montana.

Wapiti e alci

Jackson ospita, nel National Elk Refuge, la più grande mandria di wapiti del mondo (in inglese elk, da non fraintendersi con l’italiano alce), circa 25000 individui, che ogni inverno migrano in massa dal vicino Yellowstone. Curiosità: gli abitanti del luogo sono molto affezionati a questi ungulati poiché, in occasione della nevicata del 1948-49, che aveva isolato tutto il West, furono provvidenziali nello spianare una improvvisata pista d’atterraggio, anche grazie all’acume dei gestori del parco, i quali pensarono di spostare, quotidianamente, il punto in cui sostavano con i carri a cavalli (gli stessi usati nelle escursioni guidate) che distribuivano il fieno, in modo da farsi seguire. .

I Big Five delle Rocky Mountains National Elk Refuge

Rimanendo nella famiglia dei cervidi, passiamo all’alce (in inglese moose), la sua specie di maggiori dimensioni, anche se la sottospecie che popola le Rocky Mountains, lo Shiras moose, risulta leggermente più piccola rispetto alle altre registrate in Nord America. La concentrazione principale si ha nel Wyoming occidentale, presso il  Grand Teton National Park. Particolarmente consigliabile è la Moose-Wilson Road, una scenic drive di 13 km che si addentra, da Jackson Hole, in zone acquitrinose, arricciate di pruni e biancospini, sino a lambire depositi morenici, habitat di alci, castori e regali aironi azzurri.

I big five delle Rocky Mountians moose

Grizzly e orsi

Torniamo ai predatori, in questo caso a un onnivoro, con il celebre grizzly, noto per i suoi comportamenti aggressivi, non di rado riservati agli umani, come tramandato nei racconti riguardanti attacchi a nativi e mountain men. I luoghi migliori per praticare bear watching nella zona delle Rocky Mountains, che accoglie anche l’orso nero, o baribal, sono, innanzitutto, gli immancabili Yellowstone e Grand Teton National Park.
Il Wyoming presenta un’altra sezione delle Rocciose di grande rilevanza per l’avvistamento faunistico, il Wind River Range, maestosa sezione granitica formata da oltre 35 vette che superano i 3900 metri, compreso il Gannett Peak, la più alta dello Stato grazie ai suoi 4200 metri. Qui si incontrano non solo grizzly, ma anche wapiti, alci, cervi muli, antilocapre e pecore bighorn.

I big five delle Rocky Mountains grizzly

Uno dei simboli ufficiali del Montana è proprio il grizzly. A West Yellowstone, il Grizzly & Wolf Discovery Center mette in contatto ravvicinatissimo con i possenti plantigradi e i lupi, illustrandone, mediante specifici percorsi di visita e didattico-museali, le abitudini di vita.
Meritevole di una puntata il Bear Country USA, vicino a Rapid City, oltre 200 ettari di terreno tutelato e incontaminato, dimora della più cospicua colonia di baribal allevati, e di ulteriori 20 specie di spettacolari mammiferi del Nord America.

I big five delle Rocky Mountains baribal

Pecore bighorn

Un altro protagonista degli ambienti western è la bighorn sheep, una specie di pecora selvatica, di cui le Rocky Mountains vantano una sottospecie endemica (Ovis canadiensis canadiensis secondo la tassonomia scientifica), che deve il proprio appellativo alle imponenti corna, ricurve nei maschi, capaci di raggiungere una lunghezza di 115 cm e un peso di 14 kg.

I big five delle Rocky Mountains Bighorn Sheep

A Dubois, Wyoming, si vista il  National Bighorn Sheep Interpretive Center, che organizza, da novembre a marzo, tour alla scoperta della più grande branco presente negli States di queste mansuete pecore, insediato sulle Whiskey Mountains.

Capre delle nevi

Il mountain goat, volgarmente “capra delle nevi” (in realtà appartiene alla famiglia dei bovidi), è un alpinista dall’agilità prodigiosa. L’ungulato, candidissimo, dall’aspetto di monaco camaldolese, riesce grazie al suo corpo mirabilmente congegnato a raggiungere dirupi e altitudini vietate ad altri pur allenati arrampicatori di montagna. I lupi faticano a tenerne il passo agile, su per le balze scoscese. Il loro stomaco, indefesso, assimila erbe e arbusti letali a molti animali.

I big five delle Rocky Mountains Capra delle Nevi

L’apparizione di un branco di capre delle nevi tiene dello stupefacente, forse per il colore del manto, immacolato, che le fa apparire quali messaggeri di un mondo diverso. Albino, luminoso, pulito. Un esemplare solitario, abbarbicato su qualche roccia a strapiombo, ricorda un eremita in meditazione al cospetto del mistero del creato.
Il mountaing goat campeggia nel simbolo ufficiale del Glacier National Park, dove è molto frequente avvicinarne gli esemplari, magari mentre leccano il sale, di cui vanno ghiottissimi, affiorante da prati e sassi. E non solo. Infatti non mancano di procurarselo anche nelle chiazze di urina umana. Quindi all’occhio a non lasciarvi andare per l’atmosfera en-plen-air del parco!

in collaborazione con