Canzoni sui Civil Rights

 I brani musicali che hanno fatto da colonna sonora alla lotta per i diritti civili degli Afroamericani

La musica ha il potere straordinario di commuovere, evocare ricordi, far entrare in comunione vite differenti, nella magia del proprio flusso. Tutti i cambiamenti cruciali della vita hanno dei precisi corrispettivi musicali che li condensano. Ciò vale anche per le svolte della storia. Un popolo così profondamente musicale come l’afroamericano, poi, è inevitabile che abbia affidato le speranze e i dolori affrontati durante il movimento per i diritti civili al canto, esprimendo valori morali e artistici fondamentali per l’intera generazione dell’epoca, e non solo per i neri e il mondo southern. Questo articolo, proseguimento del precedente dedicato ai film relativi a quella stagione di conquiste universali, si propone quale playlist di canzoni sui Civil Rights. Da ascoltare, magari, nel corso di un viaggio nel Sud degli USA.

We Shall Overcame – vari

Questo gospel di oscura origine è divenuto, per una serie fortunosa di trasmissioni orali che sembra indirizzato da un fato, l’inno del movimento per i diritti civili degli afroamericani e, in seguito, delle lotte sindacali, studentesche e pacifiste di mezzo mondo, dalla Spagna franchista al Sudafrica segregazionista. A seguito di uno sciopero in una fabbrica di tabacco di Charleston, la canzone, subendo modifiche testuali, giunse all’orecchio del grande folk singer newyorkese Pete Seeger, per divenire un classico delle proteste giovanili soprattutto nella cristallina interpretazione di Joan Baez. Il brano è stato inciso anche da Bruce Springsteen.

A Change is Gonna Come – Sam Cooke

A dispetto della tiepida accoglienza commerciale dell’esordio, A Change is Gonna Come dell’icona R&B Sam Cooke, nativo di Clarksdale, in Mississippi, si impose presto come una delle canzoni manifesto del Civil Rights Movement. Decisivi per la genesi di questo lento struggente furono un episodio privato che riguardò l’autore, respinto a un motel per soli bianchi di Sheverport, Louisiana, e l’uscita dell’immortale di Blowin’ in the Wind di Bod Dylan, ai cui interrogativi fornisce risposte piene di fiducia. Lo stesso Premio Nobel per la letteratura 2016 ne realizzò una cover, al pari di numerosissimi altri musicisti, ad esempio Otis Redding, Aretha Franklin e Tina Turner. Il  pezzo figura al 12° posto della classifica Rolling Stones delle 500 canzoni più importanti di tutti i tempi.

Alabama – John Coltrane

Il jazz sperimentale, dato il suo carattere meditativo e spiccatamente interiore, è un genere poco adatto a prestarsi alla protesta collettiva. Eppure nessun brano, come Alabama di John Coltrane, sa condensare, col lugubre fraseggio di uno dei più immensi sassofonisti di sempre, che dà pennellate, o coltellate, al sottofondo notturno, la dimensione tragica di quel periodo storico. Il brano, solo strumentale, è la trascrizione musicale delle partiture ritmiche colte dall’orecchio esperto di Coltrane nel vibrante discorso che Martin Luther King tenne a seguito dell’attacco terroristico sferrato dal Klu Klux Klan, il 15 settembre del 1963,  alla 16th Street Baptist Curch di Birmingham, Alabama, che causò la morte di quattro bambine di colore.

Strange Fruite – Billie Holiday

Sebbene risalente al 1939, questa canzone jazz scritta da Abel Meeropol, registrata dalla stupenda Billie Holiday, continuò per decenni a colpire i cuori, per il suo lirismo tetro, agghiacciante. Lo “strano frutto” penzolante dagli alberi del Sud è il corpo di un nero impiccato a seguito di linciaggio. Il brano, che chiudeva i concerti della cantante, scosse potentemente la coscienza del pubblico e segnò nette spaccature. Se nei club di New York suscitava un silenzio denso di commozione, una volta la Holiday fu costretta, quando provò ad accennarla in un locale di Mobile, Alabama, a lasciare il palco.

People Get Ready – The Impressions

La 24° migliore canzone di tutti i tempi secondo Rolling Stones, è una dolce ballata soul scritta da Curtis Mayfield, al tempo della sua militanza nel gruppo R&B The Impressions, quale celebrazione della “Marcia su Washington per il lavoro e la libertà” del 1963, culminata con l’immortale “I have a dream” di Martin Luther King. Le immagini bibliche (People get ready, there’s a train to Jordan), tipiche di questa tradizione musicale e centrali, da un punto di vista simbolico, per tutto il movimento, esprimono gioiosamente la speranza in un futuro, sentito come prossimo, migliore.

The Times They Are a-Changin’ – Bob Dylan

“I tempi stanno cambiando”. Lo stesso sentimento di fiducia e decisione presente in People Get Ready anima uno dei capolavori folk, solo chitarra, armonica e voce, del primo Bob Dylan, che lo pubblicò nel 1964 con l’intento di elaborare un manifesto che sancisse la solidarietà tra le inquietudini giovani dell’universo hippie e il movimento dei Civil Rights. Anche nel caso di questo classico, dalle ascendenze irlandesi e scozzesi, non si contano i riferimenti vetero e neotestamentari, dall’Ecclesiaste a Matteo.

The Death of Emmett Till- Bob Dylan

Meno nota della precedente, questa ballata di Dylan, di cui si conosce una prima registrazione del 1962, racconta uno specifico accadimento di cronaca, cioè l’omicidio del quattordicenne Emmett Till, ucciso per motivi razziali davanti al Bryant’s Grocery & Meat Marke di Money, Mississippi, scenario nel 1955 dell’efferato omicidio del quattordicenne Emmett Till, barbarie che fu uno degli elementi scatenanti di richiesta di diritti. Da luogo del delitto parte, oggi, il Mississippi Freedom Trail.

We Shall Not be Moved – vari

Ancora una volta la Bibbia è protagonista di una delle più note canzoni sui Civil Rights. L’albero inamovibile piantato vicino al fiume, simbolo di un’incrollabile volontà, deriva da Geremia. In origine il titolo dello spiritual era al singolare, I Shall Not Be Moved, e assunse la prima persona plurale a partire dagli anni ’30, intonato durante le lotte operaie, per consacrarsi definitivamente nella nuova versione nel contesto dell’ondata antisegregazionista. Tra le interpretazioni più importanti si ricordano quelle di Mississippi John Hurt, Ella Fitzgerald, Pete Seeger, Joan Baez (in spagnolo). Qui riportiamo la versione rock eseguita nel corso del mitico Million Dollar Quartet da quattro giganti: Elvis Presley, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis e Johnny Cash.

Mississippi Goddam – Nina Simone

Un brano sferzante, tanto più spietato quanto più quanto galoppa, al suo ritmo di marcetta. “Stramaledetto Mississippi”: il livore di Nina Simone, direttamente coinvolta nei movimenti di protesta, deriva dall’assassinio dell’attivista Medgar Evers, ucciso a colpi di fucile il 12 giugno 1963, all’età di 37 anni, a Jackson, Mississippi, mentre l’allusione all’Alabama, che “mi ha sconvolta”, si ricollega al già visto attentato di Birmingham. La Simone suonò la canzone, concluse le marce di Selma, davanti a 10 mila persone.

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