Cina, Viaggio in Gansu: lungo la Via della Seta

Alla scoperta della incredibile provincia del Gansu, un tempo ultimo avamposto della Grande Muraglia. Un viaggio in una Cina diversa e remota, piena di incredibile fascino. Consigli e cose da vedere assolutamente alla fine della Via della Seta.

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La grande Muraglia a Jiayuguan, Gansu

In un Paese sconfinato e dai panorami così diversi fra di loro come la Cina capita di trovare sempre qualcosa di incredibile. Lontano dalle megalopoli Orientali come Shanghai e Pechino succede che ci si possa recare in posti così remoti, così affascinanti e attraversati da una tale magia da sembrare frutto di un sogno. Capita, come vi abbiamo raccontato in questo articolo, per la regione dello Yunnan, e capita pure per un viaggio in Gansu.

Pur non essendo una delle più popolate né delle più vaste provincie della Repubblica Popolare Cinese, il Gansu attira l’attenzione per le sue caratteristiche che lo rendono unico nel panorama cinese. Si tratta di una regione lunga e stretta, che si estende dagli altipiani della Cina centrale fino alle sabbie del Deserto dei Gobi passando da catene montuose spettacolari.

In passato il Gansu era la provincia più occidentale dell’Impero, qui finivano le grandi vie di comunicazioni della Via della Seta e iniziavano le fortificazioni della Grande Muraglia. Un viaggio in Gansu permette quindi di ammirare una storia e una natura senza paragoni. È la vacanza perfetta per chi vuole scoprire una Cina più autentica e lontana dai canali tradizionali.

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Il Parco Geologico Nazionale della Danxia Cinese
Ecco qui quindi per voi una serie di cose da vedere, escursioni da fare ed esperienze da vivere in un viaggio in Gansu.

Grotte del tempio Bingling

Viaggio in Gansu
Le Grotte del tempio Bingling

La porta d’accesso per il Gansu è, da oltre duemila anni, la grande città di Lanzhou, che della provincia è la capitale e metropoli più popolosa. Non è una città con grandi attrattive turistiche, ma ha un importante aeroporto, un interessante museo archeologico, servizi e, soprattutto, una serie di attrazioni abbastanza vicine.

Una di queste, che è il primo buon motivo per scegliere un viaggio in Gansu, sono le Grotte del Tempio Bingling.

Dopo la distruzione nel 2001 ad opera dei Talebani delle sculture dei Buddha di Bamiyan (Afghanistan) quelle di Bingling rimangono come la più fulgida testimonianza di arte plastica cinese del I millennio d.C. Bingling, in cinese xiānbābǐnglíng, significa letteralmente “Mille Buddha” ed effettivamente tutto il complesso è adornato da innumerevoli sculture, fra le quali spicca, anche per dimensione, il Maitreya: una statua dedicata ad una incarnazione futura del Buddha alta oltre 27 metri.

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Le Grotte del tempio Bingling

Ma dalle più grandi alle più piccole, le statue colpiscono per il loro realismo. Divinità e Buddha sono tratteggiati con estrema raffinatezza e i più sono ancora decorati con stucchi e pitture.

L’unico modo per raggiungere lo spettacolare complesso del tempio Bingling è farlo in estate con delle piccole barche che solcano le acque del bacino idrico Liujiaxia. Questo lago artificiale formato lungo il corso del Fiume Giallo è l’unico accesso per raggiungere un luogo remoto, dove non esistono nemmeno le strade!

Monastero di Labrang

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Il monastero di Labrang

A poco più di 200 chilometri dalla capitale Lanzhou si trova un’altra stupefacente perla del Gansu: il monastero di Labrang.

Nonostante il nome si tratta di un grande villaggio monastico di cultura tibetana, con templi e strutture che ricordano l’altipiano himalayano.  Qui, nella spettacolare cornice di una valle remota e meravigliosa, si può assaporare tutta la pace e la mistica dell’essenza buddhista.

Fondato nel 1709, nel periodo di massimo splendore il monastero di Labrang contava oltre 4 mila monaci. Oggi, nonostante siano molti meno, gli adepti continuano a officiare con preghiere e sutra cantati fin dal primo mattino. Moltissime sono le strutture di architettura tibetana che possono essere visitate, con enormi e decoratissime stupe. Ma i complessi più stupefacenti di Labrang sono i “corridoi da preghiera”: si tratta di un lunghissimo porticato (quasi 3 chilometri) ornato con oltre 1.700 ruote da preghiera, il più grande assortimento del mondo di questi attrezzi religiosi!

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Le ruote da preghiera di Labrang

Parco geologico nazionale della Danxia cinese

Lasciando Lanzhou e spostandosi verso Nord il panorama del Gansu cambia radicalmente. Sono 500 i chilometri che dividono la capitale dalla prossima meta, la cittadina di Zhangye, conosciuti come “Corridoio di Hexi”, una via naturale formata da un tratto dell’alto corso del Fiume Giallo. Il paesaggio diventa via via più arido mentre si avanza verso il Deserto dei Gobi.

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Il Parco Geologico Nazionale della Danxia Cinese

Zhangye è una città molto importante dal punto di vista storico. Attraversata anche da Marco Polo (che ne parla ne Il Milione), pare che proprio in questo avamposto sia nato nel 1215 il grande imperatore Kublai Khan. Oggi di quel periodo rimane l’affascinante Dafosi, il tempio che conserva la più grande statua di legno di Buddha reclinato di tutta la Cina: davvero imperdibile!

Ma Zhangye è universalmente conosciuta per l’incredibile formazione geologica che si trova a circa 30 chilometri dal suo centro. Si tratta delle stupefacenti montagne colorate del Parco Geologico Nazionale della Danxia Cinese.

La Danxia è una sorta di formazione di arenaria rossa tipica della Cina centrale. Ma le conformazioni di Zhangye non hanno pari in nessun luogo al mondo: una serie di colline scoscese alte anche centinaia di metri ed estremamente appuntite hanno assunto nel corso di oltre 20 milioni di anni colori incredibili, striature di giallo, rosso, verde e bianco. Oggi, per via dell’erosione, si presentano con forme davvero stupefacenti, uno spettacolo naturale assolutamente da non perdere!

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Un’altra formazione della Danxia

Fortezza di Jiayuguan

Il nostro viaggio in Gansu procede ancora a Nord-Ovest. Lasciata Zhangye si arriva nella città di Jiuquan, interessante solo perché ospita un museo della Via della Seta con pezzi più che discreti.

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Una veduta della fortezza di Jiayuguan

Il vero motivo per proseguire è però raggiungere la città di Jiayuguan. L’inizio e la fine: qui, per migliaia di anni i mercanti che arrivavano da Occidente lungo la Via della Seta salutavano la fine del deserto e l’inizio della civiltà, il confine dell’Impero cinese. Una frontiera testimoniata dall’ultimo avamposto della Grande Muraglia Cinese.

Il luogo è estremamente suggestivo: un grande castello, restaurato al suo antico prestigio, affacciato sulle imponenti montagne della Cina centrale e sulle prime dune del Grande Deserto. Costruita sotto la Dinastia Ming (1368-1644), la fortezza di Jiayuguan conserva ancora i muri, alti 11 metri, e molte delle strutture con tetti in legno. Oltre agli spettacoli e a varie attività decisamente turistiche che si possono fare, il miglior modo di spendere il proprio tempo a Jiayuguan è godersi il panorama, e seguire con lo sguardo quel lungo muro che, un tempo, correva senza interruzioni fino a Pechino e al Mar Giallo.

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Un’altra veduta di Jiayuguan

Yang Pass e Yumen Pass

Per quanto Jiayuguan fosse il primo avamposto abitato della Cina, in antichità c’erano altri luoghi, ancor più all’interno del deserto, che segnavano il passaggio della Via della Seta e che davano speranza ai carovanieri stanchi per la traversata. Sono lo Yang pass e lo Yumen Pass e, a differenza di Jiayuguan, non sono stati restaurati, ma preservati nel loro fascino di rovine.

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Le rovine dello Yumen Pass

Yumen Pass, la meglio conservata delle due fortezze frontaliere, dista oltre 400 chilometri da Jiayuguan, ma per quanti non fossero spaventati dalla lontananza lo spettacolo che si ha davanti è assolutamente indescrivibile. Nel bel mezzo del deserto si trova un’antica struttura di mattoni di fango, sbrecciata e scavata dal vento del deserto che, nei secoli, l’ha quasi inglobata. Il silenzio del luogo potrebbe trarre in inganno: per migliaia di anni questo fu luogo di gioia, un avamposto dove i mercanti si ristoravano e si preparavano ai lunghi viaggi a dorso dei cammelli battriani.

Grotte di Mogao

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L’ingresso monumentale delle Grotte di Mogao

Probabilmente il vero motivo per intraprendere un viaggio in Gansu sono le magnifiche Grotte di Mogao, Patrimonio Mondiale Unesco dal 1987. Il termine “grotte” potrebbe trarre un po’ in inganno: Mogao, in realtà, è una serie di templi e padiglioni scavati artificialmente nella roccia di una rupe, la falesia rocciosa di un antico fiume che si estendeva nel deserto 25 chilometri a Sud di Dunhuang.

Oltre all’importanza storico religiosa (il primo nucleo delle Grotte di Mogao risale al V secolo ed era una tappa obbligata per i viaggiatori della Via della Seta), questo sito è davvero stupefacente dal punto di vista artistico. Qui a Mogao si trovano famosissime serie di statue e ancor più celebri affreschi. Fra le sculture, a tema prevalentemente religioso, se ne trovano di dimensioni diverse, dalle mastodontiche (30 metri d’altezza) alle minuscole (solo pochi centimetri); gli affreschi, invece, sono qualcosa di veramente stupefacente: oltre a raffigurazioni della vita del Buddha, la maggior parte delle grotte sono decorate da pitture che ritraggono avvenimenti storici e la quotidianità dei mercanti che transitavano da Mogao, con scene di lavoro, riposo e abitudini finemente delineati.

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Gli affreschi di Mogao

Alcuni consigli: le Grotte di Mogao permettono l’ingresso di soli 6 mila visitatori al giorno, quindi prenotare il biglietto con un certo anticipo è molto importante. All’ingresso del complesso turistico si trova il Dunhuang Digital Exhibition Center, dove in un modernissimo teatro vengono trasmesse immagini e video sugli stupefacenti affreschi di Mogao. Anche se è in cinese, il filmato merita di essere visto.

Lago Falce di Luna

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Lo spettacolare lago Yueyaquan, detto anche Falce di Luna

Ultima, strepitosa, tappa di questo viaggio in Gansu è il Crescent Lake, il Yueyaquan. Chiamato in italiano Lago Falce di Luna, mai nome è stato più azzeccato e più affascinante. Questo perché il Yueyaquan è una pozza d’acqua a forma di semicerchio circondata da altissime dune di sabbia. Sulle sponde del laghetto, coperto dalla sparuta vegetazione dell’oasi, sorge un tempio a forma di pagoda, costruito quasi 2000 anni fa, durante la dinastia Han.

Ovviamente la vista del tempio, sul lago, in mezzo alle dune, è qualcosa di stupefacente. Un panorama da favola, quasi irreale, un luogo fatato e, a parte qualche turista in macchina, che sembra ancorato ad un tempo fuori dal tempo. Uno spettacolo incredibile, che diventa da togliere il fiato nelle sere estive, quando al tramonto le dune si colorano di rosa prima, e di viola al crepuscolo.

Parlando di dune, a pochissima distanza dallo Yueyaquan si trova un deserto conosciuto con il suggestivo nome di Echoing-Sand Mountain. Altissime e ripidissime colline di sabbia, dove si dice si possa verificare il fenomeno dell’eco, come in alta montagna. Vero o no, si possono risalire le dune o attraversarle con escursioni in cammello. Questo è il deserto dei Gobi, la fine del viaggio in Gansu e un tempo confine naturale della Cina.

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Queste erano le esperienze da vivere assolutamente nella provincia del Gansu. Una regione della Cina diversa e unica, un viaggio in luoghi remoti e non sempre fra tutte le comodità, ma dal fascino indiscutibile e che permette di ammirare meraviglie indimenticabili.