Fortezze americane sul Golfo del Messico

Forti e avamposti militari nel Sud degli USA, per un viaggio da New Orleans alla Florida, tra atmosfere coloniali, spiagge e natura palustre

Un argomento forse sorprendente. Eppure le fortezze americane sul Golfo del Messico possono fornire una traccia molto interessante a chi sta progettando un viaggio nel Sud degli States tra storia e natura, alla ricerca di quell’ineffabile atmosfera di vecchia America rurale e coloniale, palustre e languida, nel ventre profondo del Delta del Mississippi. Un itinerario che va dalle coste lagunari di New Orleans, in pieno bayou, fino alle isole Dry Tortugas, in Florida, già un paesaggio caraibico.
Questi presidi militari si inserivano nel programma Harbor defense of Mississippi, a sua volta parte integrante del progetto di fortificazioni costiere approvato dal Congresso a seguito della guerra anglo-americana del 1812-15, e noto col nome di Third System, in quanto costituiva la terza fase di implemento difensivo dei potenziali accessi marittimi al territorio degli USA. Le caratteristiche distintive di queste strutture, e avremo modo di apprezzarle nei singoli casi, derivano dalla fusione del modello di fortificazione alla moderna e della concezione di Montalembert: edifici ampi e bassi, generalmente con pianta a stella o poligonale terminante in massicci bastioni, il tutto in muratura, coronati da più file di cannoni disposte lungo i cammini di ronda.
Più in là, all’orizzonte, la quiete salmastra del Golfo che lambisce con un bacio di spuma le spiagge bianche, abbaglianti, e il ricordo di lontane notti di vedetta trascorse sotto stelle verdi, tremanti. Partiamo per questo viaggio in un’America d’altri tempi.

Louisiana

Fortezze americane sul Golfo del Messico Fort Proctor

Iniziamo il tour delle fortezze americane sul Golfo del Messico da New Orleans, il principale porto del Sud, fucina di etnie e culture che, qui, si mescolavano nel magma creolo, vitale, da cui sono emerse alcune delle principali espressioni della cultura degli USA, in primis il jazz. Spingendosi poco fuori dal centro si incontra una serie di avamposti che furono installati per rendere inaccessibile questo fondamentale polo infrastrutturale ed economico. Alle porte dell’area urbana, nel sobborgo di Metairie, vale la pena soffermarsi su Camp Parapet,  un piccolo presidio installato dai Confederati nel corso della Guerra Civile, del quale sopravvive solo la polveriera, un tumulo erboso che ricorda un mound nativo.
Verso la parte finale del Delta, a 100 km dalla città, dove la terra si sfrangia e dirama come una foglia anfibia, merita una visita Fort Jackson, costruito nel 1832 e fronteggiato, dall’altra sponda di un canale deltizio, da Fort St. Philip. Qui si avvere ancora l’eco degli accadimenti storici di cui il presidio, che aveva il compito di bloccare la principale via d’accesso acquatica alla città, fu teatro, soprattutto della battaglia combattuta nel 1861 durante la Guerra di Secessione: dopo 12 giorni di estenuante assedio, la flotta unionista riuscì a vincere il blocco incrociato e a conquistare New Orleans. Il suo utilizzo continuò anche in seguito, ad esempio come base di addestramento nel periodo della Prima Guerra Mondiale, mentre oggi, in veste di National HIstoric Landmark,  permette di scoprire un angolo intatto di storia statunitense.
Più vicino a New Orleans, Fort Proctor, noto anche come Fort Beauregard (dal nome del generale confederato e suo progettista), deve al prolungato stato d’abbandono in cui versa il proprio fascino, spettrale e romantico: edificato intorno al 1850 sulla costa del Lago Borgne (in realtà una laguna) e trascurato, a seguito della Guerra Civile, a causa di uragani e degli avanzamenti tecnologici, della struttura sopravvive il maschio centrale che, per l’innalzamento del livello del mare, si trova ora completamente circondato dalle acque, da cui emerge simile a un miraggio pallido, evanescente. Divertente la possibilità di raggiungerlo mediante un’escursione in kayak.
Le sponde dello Chef Menteur Pass, la via d’acqua che, attraverso vari isolotti, collega il Borgne al più interno Pontchartrain, ospitano altre due imponenti fortezze. Transitando lungo  la Highway 90 si ammirano le rovine della massiccia costruzione a ferro di cavallo (a esser precisi, un quadrante con bastioni ad ogni angolo) di Fort Macomb, risalente al 1822 e, per ora, chiuso al pubblico. Molto simile, se non identico (evidente l’ispirazione comune dettata dal Third System),  a 14 km si trova il Fort Pike (intitolato all’esploratore che, per conto degli Stati Uniti, pattugliò la Louisiana appena acquistata dai Francesi), inserito in uno state Historic Park che organizza visite guidate e rievocazioni storiche.

Fortezze americane sul Golfo del Messico Fort Pike

Mississippi

fortezze americane sul golfo del Messico fort massachusetts

Il nostro viaggio alla ricerca delle fortezze americane sul Golfo del Messico ci conduce ora in Mississippi, che presenta uno sviluppo costiero continentale di circa 70 km. Sulla terraferma, a breve distanza da quella Highway 90 che ci sta accompagnando da un po’, si segnala Fort Maurepas, copia recente di un fortino ligneo insediato nel 1699, prima capitale, col nome di Old Biloxi (la “nuova” si trova dall’altro lato della baia), della Louisiana Francese. La tipica struttura a palizzata è integrata in un Parco storico e ricreativo dove è piacevole sostare e rilassarsi. La vera ghiottoneria, però, la visiteremo sull’isola barriera di West Ship Island, una sinuosa lingua di sabbia, rivestita di rada vegetazione punteggiata di acquitrini, inclusa nel Gulf Islands National Seashore, area protetta che tutela questo paesaggio naturalistico labile, provvisorio: qui sorge, circondato da sabbie lucenti, Fort Massachusetts, altro capolavoro ingegneristico del Third System, costruito tra 1859 e 1866 e così chiamato dopo l’assalto subito da una nave unionista, nel giugno del 1861. La forma non ricorda più un quadrante, bensì un goniometro, impenetrabile nelle sue muraglie di mattoni, riarse dal sole crudele del Golfo, mentre un’ombra placida, ristoratrice, ingombra i porticati interni del ferro di cavallo. Una vedetta immersa nella luce immensa delle barrier islands, raggiungibili con navi private o servizio di traghetto.

Alabama

Fortezze americane sul Golfo del Messico Fort Morgan

Eccoci dunque in Alabama, sempre a caccia delle più importanti fortezze americane sul Golfo del Messico. Il paesaggio non è mutato di molto. Coste basse, acquitrinose, spiagge ampie addentellate da profonde insenature e lagune salmastre, cordoni d’isole separate dalla costa per le serpentine di stretti canali. Nella zona di Mobile, capitale della Louisiana francese prima di New Orleans, dal 1702 al 1720, ci si imbatte in tre stupefacenti architetture militari. Eccezionale, da un punto di vista storico e paesaggistico, Fort Morgan (nella foto in alto), sentinella sulla punta estrema dell’isola che funge da barriera naturale alla Mobile Bay, che fece la fortuna della città. La massiccia piazzaforte, a forma di stella, fu costruita nel 1819, nell’ambito del Third System, sul sito di un precedente presidio, Forte Bowyer, eretto nel 1812. Di fronte, sull’altro braccio che chiude l’insenatura, sorge invece Fort Gaines, dall’ampia pianta a pentagono irregolare che circonda la vasta piazza d’armi del maniero. Entrambe le vedette, visitabili con tour guidati, cedettero all’attacco navale della battaglia di Mobile Bay, nell’agosto del 1864.
Il downtown di Mobile è cinto dalle mura, ricostruite negli anni 70 del 900, di Fort Conde, avamposto edificato con la forma di una stella a sette punte bastionate nel 1723, per presidiare la colonia francese dopo il suo spostamento dovuto alle malattie e alle inondazioni che rendevano il sito primitivo poco vivibile. Passato in mani inglesi nel 1763, a seguito della guerra franco-indiana, prese il nome di Fort Charlotte, mentre gli Spagnoli, divenutine padroni nel 1780, lo ribattezzarono Fort Carlota. Sede del Welcome Center turistico, offre uno stimolante percorso di visita.

Fortezze americane sul Golfo del Messico Fort Gaines

Florida

Fortezze americane sul Golfo del Messico Fort Jefferson

Siamo nell’ultimo stato di questo tour tra le fortezze americane sul Golfo del Messico. A Pensacola si ripropone una situazione analoga a quella vista nella vicina Mobile (dista 95 km). Infatti l’imbocco all’omonima baia è presidiato da due avamposti, l’uno sito sulla terraferma, l’altro all’estremità dell’affusolata isola barriera di Santa Rosa, stretta e lunga 65 km. Il primo, Fort Barrancas, di origine spagnola, a due passi dall’aeroporto e dal National Naval Aviation Museum, si compone di due edifici principali: il forte vero e proprio, di pianta romboidale, sulla cima di un’altura e, poco più in basso, la batteria dell’artiglieria. Il secondo, Fort Pickens, appiattato tra dune e cespugli, nonostante alcuni tratti diruti, dà ancora l’idea perfetta della sua forza maestosa, pentagonale, che doveva emanare quando fu completato, nel 1834. Le postazioni in calcestruzzo per le armi pesanti risalgono invece al periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Passiamo, ora, in tutt’altra Florida, caraibica, azzurra e mondana. Quella di Heminghway e del jet set, dove spirano profumi cubani. Dopo una sosta al Fort Zachary Taylor di Key West,  compatta bicocca a trapezio che dal 1866 sorveglia il promontorio occidentale dell’isola, oggi sede di un bel Parco Statale, conviene spostarsi un centinaio di chilometri più in là, nell’arcipelago paradisiaco delle Dry Tortugas, sette piccoli atolli sabbiosi inseriti in un Parco Nazionale di grande valore ambientale e subacqueo. Il suo fiore all’occhiello, però, è un patrimonio artificiale, Fort Jefferson, ovvero il più grande edificio in muratura dell’emisfero occidentale, composto da ben 16 milioni di mattoni: un esagono munito di possenti torrioni angolari, cinto da un fossato, dell’area di 20 ettari, che spunta simile a una cittadella umanistica di qualche Utopia dai fondali tersi del Golfo del Messico. I tour guidati portano alla scoperta delle casematte, degli alloggiamenti dei soldati, delle centinaia di cannoni disseminati tra mura e piazza d’armi e delle polveriere. Quando divenne una prigione, Fort Jefferson doveva sembrare un’allucinazione del sole e della salsedine. Eseguita la visita, non resta che tuffarsi in mare dalle spiagge che si allargano ai piedi del perimetro di cinta. Per ammirarlo da un’altra, piacevolissima prospettiva.

Fortezze americane sul Golfo del Messico Fort Jefferson particolare