I deserti bianchi della Terra

Un viaggio dagli Stati Uniti all’Africa Australe, nella meraviglia di distese aride abbaglianti

Il deserto è l’ambiente terrestre più distante, straniante rispetto a quelli cui siamo abituati. Pone in comunione con la magia del silenzio, col vuoto della solitudine. Induce la vita a contorsioni mimetiche, a inusitati sforzi d’adattamento. Rammenta all’uomo la lezione dell’Universo, implacabile e meraviglioso. Lo rimpicciolisce e appacifica.
Quando, poi, si veste d’un abito nuziale, abbagliante, ammutolisce. In questo articolo compiremo un viaggio tra i più spettacolari deserti bianchi della Terra. Paesaggi assetati, crepitanti, lucenti, ricordano pianeti inospitali, astrazioni mentali, miraggi della fantasia.

White Sands National Monument – New Mexico (USA)

Il residuo magico e incantato di una grande evaporazione, che scricchiola sotto i passi con un rumore netto. Il più esteso deserto al mondo (710 kmq) composto di sabbia di selenite, ovvero il gesso sotto forma di cristallo, si trova nella porzione centro-meridionale del New Mexico, non distante da Alamogordo.
Il White Sands National Monument presenta un processo genetico che troveremo, con varianti, anche in altri casi. Il bacino tettonico di Tularoosa, una depressione cinta dai Monti Sacramento e San Andres, che dominano la distesa lucente, era occupato durante l’ultima era glaciale (24/12 mila anni fa) dal lago Otero, privo di emissari; da esso, dunque, non defluiva il gesso che ruscellava, a causa delle piogge, dalle contigue pendici rocciose; quando lo specchio d’acqua cominciò a prosciugarsi, lasciò sul terreno il gesso sotto forma di cristalli, poi frantumanti in sabbia dagli agenti atmosferici; il vento secco ripulì progressivamente l’area di residui limacciosi e argillosi, mentre ergeva e spandeva le dune (in alcune zone continuano a spostarsi di una trentina di metri all’anno, verso Nord-Est).

Tra i cordoni calcinati, di foggia varia (a cupola, mezzaluna, parabola) e cangiante, si scoprono forme di vita minime e tenaci, sia vegetali, dai fiori selvatici e le succulente ad arbusti e un albero, il “cottonwood” del Rio Grande, che animali, le cui 800 specie censite riservano interessanti sorprese: un pesce endemico, il White Sands pupfish, minuto ciprinodontide, l’unico abitante del lago Otero a resistere ai cambiamenti climatici degli ultimi 12 mila anni, oggi riscontrabile in qualche risorgiva o pozza salmastra, e topolini, grilli, falene, ragni, lucertole divenuti bianchi per meccanismi di selezione naturale.

Numerose le attività praticabili al White Sands: entusiasmanti discese in slittino dai crinali, escursioni a cavallo, percorsi di hiking, uscite in fuoristrada lungo la Dunes Drive, pernottamenti in tenda, programmi educativi a cura dei ranger. Anche se in estate le temperature molto elevate sconsigliano una visita, il gesso non assorbe il calore solare, per cui è sempre molto piacevole calcarlo a piedi nudi.
Il White Sands National Monument offre notevoli spunti anche storici: esso rientra nel White Sands Missile Range, base missilistica di oltre 8000 metri quadrati che, insieme ad altre strutture contigue, forma la più grande installazione militare degli States, dove il 16 luglio 1945 fu provata la prima esplosione nucleare della storia, chiamata in codice Trinity. Molto interessante il museo, al pari del New Mexico Museum of Space History di Alamogordo, affiliato allo Smithsonian Institution, che ripercorre l’evoluzione dell’esplorazione extraterrestre targata NASA, specie in riferimento alla vicina Holloman Air Force Base.

Lençóis Maranhenses – Brasile

Un viaggio in Brasile conduce a un altro ecosistema eccezionale, formatosi durante la tarda fase del periodo quaternario. Circa 270 kmq della zona costiera del  Maranhão sono occupati da un deserto unico nel suo genere. Visto in volo, ricorda un fastello di lenzuoli di bucato, in portoghese Lençóis. Sembra un pellame grinzoso, fittamente increspato, di tartaruga o zigrino, una corrugata teoria di creste, composta dalla sabbia bianca, finissima, trasportata dai fiumi Parnaíba e il Preguiças verso il mare, e poi risospinta dalle correnti atlantiche, che ammassano dune per decine di chilometri verso l’interno.

La peculiarità dei Lençóis Maranhenses, scoperti solo negli anni ’80 del secolo scorso e inclusi in un Parco Nazionale di 150 mila ettari, risiede nel fatto che, a differenza degli altri deserti, vi cadono oltre 1200 mm di piogge all’anno (concentrate tra gennaio e giugno): l’acqua riempie i solchi e le vallette interposti tra duna e duna, originando lagune cristalline, di terso smeraldo, lunghe fino a 90 metri e profonde 3. Concedersi un bagno in questi laghetti trasparenti, dalla tonalità caraibica, nel lucore abbagliante della rena, fa sentire come in un vetro soffiato.

Gli specchi pluviali, tessendo un reticolo di canali che si allaccia ai fiumi, ospitano anche una composita fauna ittica. La traíra (hoplias malabaricus) trascorre la stagione secca nell’imo della fanghiglia, in attesa che le precipitazioni ricolmino i bacini prosciugati. Anche l’uomo s’è insediato in questo ambiente: una novantina di abitanti seminomadi, smobilitano i loro villaggi posticci a seconda dei venti, vivendo di pastorizia, pesca e artigianato turistico. Lagoa Azul e Bonita figurano tra le piscine naturali più ambite dai visitatori, i quali possono contare su escursioni in 4×4. La maggioranza delle spedizioni organizzate partono da São Luís la “città delle maioliche”, celebre per il suo centro storico con i palazzi rivestiti delle piastrelle lucide di azulejos, dichiarato Patrimonio dell’UNESCO

Salar de Uyuni – Bolivia

Un giorno, allorché i mari e gli oceani si prosciugheranno, la Terra apparirà incrostata da ruvidi depositi salini, cricchianti e friabili. Abbaglierà. Chi desideri un assaggio di questa bianchezza assetata, spietata, che scinde il paesaggio nelle sue componenti chimiche, deve recarsi al Salar de Uyuni, a 3650 metri sull’altopiano andino della Bolivia, il più esteso deserto di sale del pianeta (quasi 11 mila kmq, pari alla superficie dell’Abruzzo).

Sotto la scorza cristallina, spessa 11 metri, i dieci strati di salamoia, contenenti altrettanti miliardi di tonnellate di sale e metà delle riserve terrestri di litio, sono il residuo del lago preistorico Minchin, formatosi 45 mila anni fa ed evaporato 20 mila anni dopo, un immenso bacino salmastro, lungo 400 km e largo 200. Durante la stagione umida, una sottile pellicola d’acqua copre le scaglie secche del Salar: liscia specchiera, esso palesa il suo volto metafisico, di pura visione, che acceca l’occhio sensibile per accendere quello mentale. Il mondo perde consistenza, diviene riflesso, immagine; estasia lo spettatore, come trovandosi in un cielo superiore, incorporeo. La rara ulexite, detta pietra TV per il suo comportamento da fibra ottica, gioca uno degli innumerevoli abbagli di una natura stregata, illusoria

Il Deluxe Airstream Camper consente di soggiornare a Uyuni: l’elegante roulotte, in metallo satinato, assicura tutti i comfort di un piccolo hotel viaggiante. Alla carovana partecipano anche mezzi adibiti a cucine, con chef privati che imbandiscono squisiti banchetti, da gustarsi nel mezzo di questo meraviglio miraggio di esalazioni e crepitii. Nel sogno.

Etosha Pan (Namibia) e Makgadikgadi Pan (Botswana)

Durante un tour della Namibia, teatro per antonomasia di un safari è l’Etosha Pan. Il nome significa “grande luogo bianco”, con riferimento alla sottile crosta salina che ricopre la vasta depressione di un letto lacustre preistorico che, durante la stagione delle piogge, si riempie di uno stagno basso e ampio cui accorrono frotte di animali. Il Parco Nazionale e la savana circostante sono dimora di quasi 120 specie di mammiferi e 350 uccelli, di oltre 100 rettili e circa 15 anfibi: spiccano gnu blu, zebre, kudu, giraffe, ghepardi, leopardi, leoni, elefanti, rinoceronti bianchi e neri.

Pochissime specie riescono ad adattarsi a questo semi-deserto, fino a 12 milioni di anni fa un lago salmastro, ampio e basso, estintosi per il mutamento di corso del fiume Cunene: alghe, che screziano di macchie verdi e blu il suolo bianco, erbe alofile, ovvero resistenti ad ambienti altamente salini o alcalini, gli struzzi, una lucertola endemica (Agama Etoshae) e l’Artemia, ancestrale, microscopico gamberetto che depone uova molto resistenti all’aridità, capaci di completare il ciclo vitale in poche ore, allorché si diano le condizioni favorevoli. Quando l’Etosha, in anni piovosi, si tramuta in uno stagno, migliaia di fenicotteri lo spennellano di rosa, punteggiato di bianco dai pellicani.

Passando in Botswana, si trova il simile Makgadikgadi Pan, all’interno di un Parco Nazionale: oltre 12 mila kmq di saline,  avanzo di un lago evaporato 10 mila anni fa, quand’era esteso quanto la Svizzera. Le sue caratteristiche ecologiche e floro-faunistiche presentano marcate analogie con l’etosha. Le uniche specie stanziali sono alghe, struzzi, sparuti uccelli dei Caradriidi, crostacei e un altro sauro endemico, l’Agama Spinosa. Anche qui, in concomitanza dei periodi piovosi, si radunano migliaia di volatili, acquatici e limicoli, che hanno spinto BirdLife Internazional a dichiarare il Makgadikgadi Pan una Important Bird and Biodiversity Area: a fenicotteri e pellicani s’aggiungono gru, aquile, falchi, svassi, anatre e via dicendo.

Antartide

Un articolo sui deserti bianchi della Terra non può chiudersi che con l’Antartide, ovvero il deserto in assoluto più vasto del pianeta (14 milioni di mq), con precipitazioni inferiori ai 200 mm sulla costa, che all’interno si riducono ulteriormente, completamente ricoperto da una calotta glaciale spessa, mediamente, tra i 2400 e i 1700 metri. Un continente gelido, misterioso, disabitato, a tratti inquietante. La compagnia aero-crocieristica Antarctica 21 organizza voli turistici che, durante l’estate australe, partono da Punta Arenas, in Cile, e in due ore raggiungono l’aeroporto Teniente Re Marsh, sull’Isola di Re Giorgio (scopri di più in questo articolo). Da qui salpano navi, potenti ed eleganti,  per un periplo della Penisola Antartica, tentacolo montuoso che si protende oltre il circolo polare, con tanto di escursioni a bordo di agili gommoni a motore tra fiordi e iceberg, uscite in kayak e sulla terraferma. In un bianco immenso.