Icone western in Wyoming e Montana

Un viaggio nel vecchio West, tra pionieri, cowboys, banditi e miti immortali

Mettersi sulle tracce delle icone western in Wyoming e Montana consente di dipanare la trama costitutiva dell’inaugurale epica americana, quella di pionieri e trapper, nativi e cowboys, sceriffi e fuorilegge, raccontata dalle ballate country e dai grandi classici cinematografici di Hollywood. I brulli tavolati ai piedi delle Rocciose languono nella medesima quiete, vastissima, di un tempo. Il vento solleva mulinelli di polvere dalle steppe scabre su cui nacque, in esodo, una nazione. Che conserva ancora oggi, anche nei frangenti più raffinati, una certa dose di rudezza da accampamento carovaniero, lo spiccio spirito della frontiera, linea agognata che si ritrae, come la soddisfazione al desiderio, inghiottita nella luce dell’azzurro, alto cielo d’America. Come lo stesso West, ovunque e da nessuna parte, presente solo all’anima, col carisma dello struggimento.
Numerosissime sono le testimonianze dell’Old Wild West sopravvissute in Wyoming e Montana, grazie a una copertura demografica molto diradata, che non ha potuto obliterarle in tessuti urbani, a tradizioni familiari radicate (spesso un ranch è gestito con orgoglio da generazioni di un’unica proprietà) e a una lungimirante politica di conservazione, mossa da un duplice intento, culturale e turistico. Esse risalgono a epoche precedenti la nomina a stati dei due territori (Montana 1889, Wyoming 1890, permessa dal raggiungimento della soglia minima di 60 mila abitanti) e la cristallizzazione di molti degli stereotipi narrativi che precludono una piena comprensione storica di un periodo così gravido di tensioni e destini, tanto generali, quanto individuali.

Mountain Men e Pionieri

Icone western in Wyoming e Montana mountain men

Iniziamo il nostro viaggio alla ricerca delle icone western in Wyoming e Montana da molto lontano. Prima dei saloon e dei cercatori d’oro, di cowboys malinconici e prostitute sfiorite, le “soiled doves”, colombe cadute, cui i minatori accostavano le mani tremando, come a reliquie della perduta felicità. Elementi che presuppongono un sistema socio-economico, seminomade e pre, o proto, politico – la frontiera – già sviluppato. I mountain men, o trapper (cacciatori di animali da pelliccia che, alla lettera, usano le trappole, “trap” in inglese), similmente ai loro antesignani, i Coureur des bois della Nuova Francia, erano spesso franco-canadesi e creoli dell’area di St. Louis, città sede delle principali Fur Company, le compagnie di pellicce per cui, solitamente, prestavano servizio, pur non mancando i cani sciolti. Dopo la spedizione di Lewis e Clark, che schiuse la possibilità di un mondo vergine e ricco di risorse, furono le piccole brigate paramilitari dei mountain men a fungere da vero battistrada nella corsa al West. In circa 3000, tra 1820 e 1840, affrontarono gli ostacoli titanici delle Rocky Mountains. Uno sciame irrisorio, sparuto, al cospetto di una natura selvaggia, abitata da orsi feroci e nativi il più delle volte ostili (anche se, presto, si ebbero episodi di unioni miste con donne delle tribù).
La loro figura di avventurieri erranti e tenaci, tornati a uno stadio di vita primitivo, incentrato sulla lotta quotidiana per la sopravvivenza, è stata raccontata da un fortunato filone romanzesco e cinematografico. Il vestiario di spessi pellami, dalle geometrie indiane, l’equipaggiamento essenziale, la pelle screpolata dei volti, protetti da barbe foltissime, risultano immediatamente riconoscibili. Alcuni di essi, si pensi a Kit Carson, Davy Crockett, Jim Bridger, appartengono al pantheon del West. A raccontarne le gesta mirabili non rimangono solo le scene immortali di Corvo rosso non avrai il mio scalpo (1972), ispirato al personaggio storico Mangiafegato Johnson (a Cody una statua equestre onora la sua tomba), o Revenant – Redivivo (2015), vincitore di tre Premi Oscar, con Leonardo DiCaprio a interpretare Hugh Glass, trapper che uscì indenne dallo scontro con un grizzly e si mise in salvo dopo un’estenuante marcia solitaria di 320 km, resa ancora più leggendaria da una gamba rotta (confronta la proposta di viaggio cinema di Alidays).

Icone western in Wyoming e Montana fur trader

Ancora molto sentita, nei due stati, è la tradizione dei rendezvous, raduno-fiera annuale, tenutosi tra 1825 e 1840 (la prima edizione fu promossa da William Henry Ashley, presso l’odierna cittadina di Burntfork, in Wyoming), dove i mountain men vendevano le pellicce alle compagnie, in un clima festoso di bevute, musica e danze, a cui partecipavano anche i Nativi e, addirittura, turisti provenienti dall’Europa. In occasione dei weekend di primavera ed estate, alcune località del Wyoming, patria indiscussa della manifestazione, organizzano chiassose rievocazioni dei rendezvous, all’insegna di una fedeltà che riguarda i minimi dettagli del vestiario. Da non perdere il Green River Rendezvous, organizzata dal 1936 (sempre il secondo weekend di luglio), la più antica nel suo genere, a Pinedale, quasi ogni anno inserita nelle Top 10 True Western Town, sede, un secolo prima, della prima fiera che ammise due donne bianche: il suo valore non risiede esclusivamente nella perfetta ricostruzione del convegno, con i tepee, i mercati e le celebrazioni, ma anche dalla possibilità di visitare il bel Museum of the Mountain Man, fornito di preziosi cimeli, ad esempio il fucile a ripetizione di Jim Bridger, fondatore nel 1830 della Rocky Mountain Fur Company. Il museo promuove inoltre riproposizioni dal vivo delle attività del mountain man, con dimostrazioni di caccia e scuoiatura secondo le tecniche ottocentesche.
I rendezvous e Jim Bridger danno lo spunto per passare al secondo capitolo riguardante le icone western in Wyoming e Montana. Infatti il secondo festival del Wyoming in termini di affluenza di pubblico (circa 40.000 spettatori annui), dopo i Frontier Days di Cheyenne, è il rendezvous ospitato presso il Fort Bridger State Historic Site, nel Wyoming sud-occidentale: siamo di fronte al tipico trading post del XIX° secolo, una tipologia di avamposto insediato sorto per il commercio delle pellicce (in questo caso da Bridger nel 1842) e divenuto pressoché ovunque, in seguito al declino del settore, stazione di posta usata dai pionieri lungo i percorsi carovanieri (nella fattispecie Oregon Trail, California Trail e Mormon Trail) o dai Pony Express e, ancora, fortino impiegato dai reparti dell’esercito statunitense nelle guerre contro i Nativi.

Icone western in Wyoming e Montana Fort Laramie sito

Di fondamentale importanza, rimanendo in Wyoming, il Fort Laramie National Historic Site, costruito nel 1834 alla confluenza tra il fiume omonimo e il North Platte (la vicinanza di corsi d’acqua è sempre stata importanza, dato l’utilizzo dei pioppi nell’edificazione delle palizzate di cinta). Riconvertito in centro commerciale per il pellame del bisonte, in seguito alla crisi del precedente mercato legato agli animali di piccola taglia, viene comunemente definito  il “the Crossroads of a Nation Moving West”, per la sua posizione strategica, molto apprezzata dai pionieri, specie i Mormoni diretti nello Utah. Notevole, a Casper, il  Fort Caspar, installato dall’U.S. Army nel 1859 quale base militare nelle campagne volte a debellare la resistenza Lakota e Cheyenne. Un altro presidio dell’esercito, Fort Yellowstone, costruito nel 1891 (vicino a Mammoth Hot Springs) secondo un modello distante dagli originari fortini, trattandosi semmai di un quartier generale operativo, preserva parecchi edifici originali, compresa la chiesetta in pietra del 1913. In Montana è interessante Fort Missoula, risalente al 1877 e riadattato, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, a campo di prigionia per i Giapponesi e Italiani di cittadinanza americana, possibili spie delle potenze nemiche.

Icone western in Wyoming e Montana Pionieri

Abbiamo più volte accennato ai pionieri. Dal 1842, anno di apertura della prima pista, l’Oregon Trail, al 1870, oltre 500.000 emigranti si mossero in direzione del Pacifico in cerca di fortuna e libertà religiosa. La struttura delle lente carovane, composte dai robusti carri Conestoga, fabbricati in Pennsylvania, usi e costumi quotidiani, abitudini alimentari di questo popolo in cammino che, per primo, coprì l’aspirazione statunitense al coast to coast, animato peraltro da una profonda fede religiosa che conferiva alla traversata una profondità biblica, quasi si andasse verso una Terra Promessa, vengono documentati nello straordinario National Historic Trails Interpretive Center di Casper. Chi lo desideri può rivivere l’esperienza dei pionieri con escursioni a bordo dei wagons. Si segnala, a Jackson, nel cuore del Grand Teton National Park, il tour che attraversa il Cache Creek Canyon e si chiude con il succulento cookout, il pasto al bivacco tipico dei pionieri: dagli spartani dutch oven, i fornelli da campo, si sente salire il profumo intenso di vari tagli di carne preparati secondo le vecchie ricette dei viandanti, semplice e decisa. Acquolina da West.

Cowboys e rodei

Icone western in Wyoming e Montana Frontier Days Cheyenne

Non necessitano di presentazioni prolungate. I cowboys sono fuor di dubbio i re indiscussi delle icone western in Wyoming e Montana. Solitari, malinconici, cavallereschi, i discendenti dei charro, i mandriani del Messico spagnolo, appartengono di diritto, con la loro sagoma smilza, meditabonda, al paesaggio sterminato delle praterie. Alle dipendenze dei proprietari dei ranch, questi butteri d’America si occupavano della sopravvivenza globale del bestiame, cioè di radunarlo, condurlo al pascolo, marchiarlo, curarlo e sorvegliarlo. Quando, però, guidavano i “cattle drive”, i grandi spostamenti di mandrie che culminavano nella fiera annuale, dritti a cavallo nel vento, assumevano la posa orgogliosa di sovrani alla testa del proprio popolo. Per vivere l’esperienza autentica della fatica quotidiana in un allevamento, si consiglia il Grant-Kohrs Ranch Historic Site, in Montana, azienda agricola dalla spiccata vocazione imprenditoriale, che arrivò a misurare 40 mila kmq, il corrispettivo, poco meno, della Svizzera: non è azzardato paragonare Conrad Kohrs, il “cattle baron” che, dopo aver acquistato la fattoria nel 1866, la rese grande, a Gengis Khan, il quale dalle sue tende mobili governava su mezzo mondo. Dimostrazioni e itinerari guidati forniscono uno spaccato di quell’impero del bestiame.
Il Wyoming, noto con l’epiteto di Cowboy State, nella stagione estiva pullula di rodei, la competizione sportiva, di origine ispano-americana, che mette alla prova le abilità equestri nel governare i capi bovini, con numeri vari, come il roping, consistente nella cattura dell’animale mediante il lazo, o la cavalcata del toro.

Icone western in Wyoming e Montana rodeo cowboy

Il calendario di appuntamenti parte dai “punking rollers”, versioni ruspanti, paesane, in occasioni di sagre locali, e arriva fino ai Cheyenne Frontier Daysil “Daddy of’em All”, il più antico all’aperto (attivo dal 1897) e il più grande del mondo. L’ultima settimana di luglio, per dieci giorni, la capitale dello stato brulica di appuntamenti dedicati al numeroso pubblico che accorre ad assistere alle destrezze di 1800 tra i più provetti cowboys e cowgirl in circolazione. Parate, colazioni gratuite, mostre d’arte nativa e western (Cheyenne Frontier Days Western Art Show & Sale), degustazioni gastronomiche di cucina dei pionieri (Chuckwagon Cook-off). A Cheyenne non mancano altre occasioni per approfondire la frontier life. Carino, ad esempio, il Cowgirls of the West Museum, che racconta la pagina poco nota della versione femminile dei mandriani. Il  Cheyenne Depote Museum riguarda, invece, un altro mito del West, la ferrovia, decisivo nell’eclissare il ruolo dei cowboys, circondandoli di un alone crepuscolare e nostalgico. Alloggiato nel deposito della Union Pacific Railroad, annesso alla stazione edificata tra 1886 e 1887 in un caratteristico stile neoromanico Richardsoniano (tra le più pregevoli testimonianze di tutti gli USA), esibisce la Big Boy Steam Engine, la più potente locomotiva a vapore mai fabbricata. Chi voglia confondersi alla popolazione del posto indossando abbigliamento da ranch può fare shopping allo storico emporio Wrangler, fornito di stivali, fibbie, cinture e una scelta di almeno 500 cappelli, i cui prezzi variano dai 20 dollari dei modelli più accessibili ai 12.000 di pregiati Stetson con diamanti incastonati.

Icone western in Wyoming e Montana selle

In materia di accessori e vestiario western bisogna spostarsi a Sheridan e visitare il King’s Saddlery, forse il più importante negozio al mondo di selle, lazzi (ne ha ben 30 mila in catalogo) e cordami vari per chi monta a cavallo. Don King, affiancato dai figli, gestisce l’attività dal 1946. Il suo talento, già agli inizi della carriera, gli fece ottenere un contratto di sei anni per la PRCA World Championship Saddle. Alcune delle sue realizzazioni sono oggi in mostra al National Cowboy Hall of Fame e al PRCA Rodeo Hall of Fame e gli sono valsi riconoscimenti prestigiosi. Accanto allo shop si trova il The Don King Museum, che racconta trent’anni di tradizione familiare attraverso centinaia di selle allineate sulle pareti insieme a carri di pionieri perfettamente conservati, manufatti indiani, armi, decorazioni ed arte western. Si, perché nei prolungati momenti di solitudine i cowboys avevano tempo di coltivare il proprio talento creativo, beneficando del contatto diretto, ai limiti dell’immedesimazione panica, con la natura. Valga per tutti la produzione raccolta al Charles Russel Museum di Great Falls, in Montana, la più grande galleria di quadri e sculture dell’artista cowboy che, a 16 anni, lasciò il nativo Missouri, sedotto dalla lusinga di spazio e libertà promessa dagli altipiani ventosi, per lavorare in un allevamento di pecore. Tornando al volo a Sheridan, un must è il  Mint Bar di Sheridan, rimasto lo stesso covo di pionieri del 1907, un saloon scanzonato che vanta una vasta selezioni di bevande e liquori disposte sulle mensole in legno massiccio, rofei con teste di cervo e bisonte, memorabilia e foto della grande epopea western, tavoli da biliardo. Non a caso ha dato lo spunto alla scrittrice locale E. Annie Proulx, vincitrice di un Pulitzer, per il suo romanzo di maggior successo, Brokeback Mountain (1997), tradotto in italiano con il titolo Gente del Wyoming, dal quale nel 2005 è stato tratto il celebre film vincitore di tre premi Oscar. Anche questo è West.

Ghost Town e cercatori d’oro

Icone western in Wyoming e Montana virginia city ghost town

Un altro capitolo molto importante per chi vada in cerca di icone western in Wyoming e Montana è la corsa all’oro, anch’essa foriera di un filone dell’epica della frontiera. Quello più losco e violento, cui si ricollegano le vicende di fuorilegge, banditi e gente di malaffare, in sfondi sociali degradati e brutali. Il Montana, soprattutto, che come epiteto ufficiale ha adottato “The Treasure State”, con evidente riferimento alle sue ingenti risorse minerarie, è costellato dei relitti, scheletriti e cigolanti, delle ghost town, le città fantasma, abbandonate dopo l’esaurimento delle materie prime che gli assicuravano, all’apice delle attività estrattive, una prosperità luccicante, intorno alla quale convenivano cercatori di fortuna dalla dubbia morale. Fuggitivi, prostitute, speculatori, Cinesi, in microcosmi grotteschi di un’umanità avida, deformata. Eppure capace, nonostante l’alone di sinistra istintività, di dare luogo a momenti di ricreazione culturale. Si prenda Virginia City, fondata nel maggio del 1863 col nome di Verina, prima capitale del Montana e sede del primo giornale, della prima scuola, della prima loggia massonica e teatro di svariate conferenze pubbliche. Qui, nel bacino di Alder Gulch (intorno a cui gravitavano parecchi insediamenti, compresa Bannack, altra interessante ghost town, visitabile in tour notturni da brividi), in circa 25 anni fu estratta una quantità di oro del valore corrispondente a 40 miliardi di dollari odierni. Circa un centinaio di persone vive nel villaggio, completamente restaurato. Triste, slavata, la Boot Hill, o Collina degli Stivali, il cimitero che osserva l’eterna monotonia del West.

Icone western in Wyoming e Montana gold rush

Butte, quinta cittadina dello stato per popolazione, è la tipica boomtown, esplosa a livello demografico grazie alla scoperta del rame, che generò un distretto economico florido, preservato dal Butte Anaconda National Historic District. La tradizione lavorativa della zona, con tutta la stagione di lotte e conquiste sindacali, segnata dagli episodi di repressione efferata messa in atto dai famigerati Montana Vigilantes, è documentata dal Butte Labor History Center e dal World Museum of Mining.

Fuorilegge e pistoleri

Icone western in Wyoming e Montana fuorilegge

Una delle scene più classiche nel West. Nella strada deserta, sotto il sole accecante del mezzogiorno, due sagome si scrutano a vicenda, immobili, spiate di nascosto dalle imposte chiuse, occhieggianti. La sparatoria deciderà, fulminea, chi rimarrà aggrappato a una vita regredita alle dinamiche più elementari e inesorabili della lotta per la sopravvivenza, in un mondo per definizione senza legge. Banditi e sceriffi, pistoleri e giudici di contee appena costituite, avanguardie della civiltà ai limiti dell’ignoto. Vari Gunslingers Showrappresentazioni all’aperto, permettono di assistere dal vivo a quei duelli spietati, iniziati magari per regolare una rissa scoppiata poco prima nel saloon, in preda ai furori dell’alcool (per avere un’idea del consumo, si conideri che nel 1870 Cheyenne, a fronte di 1450 abitanti, metteva a disposizione 36 locali, tra saloon e bar). I migliori si tengono a Cheyenne (giugno-luglio, giovedì e venerdì ore 18, domenica ore 12) e a Cody, davanti all’Irma Hotel di Buffalo Bill (ne parleremo dopo), poco distante dal Cody Firearms Museum, la più ampia collezione di armi da fuoco in America, con affascinanti cimeli western. A Laramie sorge la Wyoming Territorial Prison State Historic Siteva assolutamente compiuto un pellegrinaggio presso il carcere che ebbe l’onore di ospitare uno dei banditi più celebri della storia, Butch Cassidy, capo insieme a Sundance Kid del “Wild Bunch”, il “mucchio selvaggio” immortalato anche nel film del 1969 con Paul Newman e Robert Redford. La presenza di Cassidy è registrata con sicurezza anche all’Historic Occidental Hotel di Buffalo, albergo d’epoca che ebbe fra i clienti altre celebrità del West, come Calamity Jane, Tom Horn e il futuro Presidente Teddy Roosevelt. Sempre a Buffalo importante anche il Jim Gatchell Museum, custode di oltre 15.000 reperti dell’American Old West.

Mustang e bisonti

Icone western in Wyoming e Montana Mustang

Trattando di icone western in Wyoming e Montana, è impossibile non fare riferimento anche agli animali entrati nell’immaginario della frontiera. Se i cavalli svolsero un ruolo a dir poco insostituibile nella colonizzazione dei territori occidentali (dai pionieri al Pony Express) e nello svolgimento delle attività di sussistenza, su tutte l’allevamento del bestiame, a incarnare, in un’immagine potente, muscolare e ansante, il senso di apertura e libertà del Far West, sono i mustang, vale a dire i discendenti degli esemplari equini, introdotti in America dagli Spagnoli, che fuggirono nelle praterie, andando incontro a un processo di rinselvatichimento che ha causato chiari mutamenti comportamentali e fenotipici. Lo stesso Congresso degli Stati Uniti gli ha riconosciuto, congiuntamente ai burros, gli asini allo stato brado, il valore di simboli viventi dello spirito indomito di questi luoghi.
Una delle aree più indicate per ammirare le mandrie di mustang, guidate regolarmente da uno stallone e da una giumenta leader, nelle loro scorrazzanti estasi di vento e prateria, è il Pryor Mountains National Wild Horse Range, regione di aspri rilievi che raggiungono i 2400 metri d’altezza, al confine tra i due stati, con una popolazione di 120-160 capi, monitorata in modo da controllarne la tendenza demografica esplosiva. Abbondano anche cervi, capre di montagna, puma e orsi neri. Non da meno il Pilot Butte Wilde Horse Scenic Loop Tour, che mette a disposizione 40 km di percorsi sterrati tra Rock Spring e Green River, e il Red Desert della Sweetwater River Valley, una savana percorsa annualmente da 50 mila antilopi e altrettanti cervi mulo.

Icone western in Wyoming e Montana Buffalo

Anche il bisonte americano, o buffalo, ha una parte da protagonista nell’universo western. Il mammifero, dal profondo valore alimentare e cultuale per le genti native, subì uno sterminio da parte dei coloni bianchi, che determinarono la quasi estinzione della specie, passata in circa un secolo dai 70 milioni ai 600 individui. La caccia senza quartiere era dovuta alla necessità di guadagnare spazi per l’allevamento e le linee ferroviarie, oltreché dall’obiettivo di danneggiare gli Indiani, i quali utilizzavano arcaiche modalità di cattura, meritevoli di menzione. Infatti prima dell’avvento delle armi poteva risultare molto rischioso avvicinarsi per un combattimento corpo a corpo, e le frecce non riuscivano a scalfire la dura scorza dei bovini: prima dell’introduzione dei cavalli, essi ricorrevano ai cani per spaventare le mandrie brade e spingerle sino ai “buffalo jumps”, dei dirupi rocciosi nei quali gli animali terrorizzati finivano per precipitarsi. Immobilizzati dalle fratture degli arti, venivano finiti dai cacciatori umani. Al First Peoples Buffalo Jump State Park, in Montana, si notano le file di pietre che venivano disposte dai Nativi in modo da creare delle vere e proprie gallerie in cui incanalare gli animali in fuga e gli immensi depositi di ossa. Il sito archeologico preserva testimonianze di almeno 2000 anni fa, analoghe a quelle del Madison Buffalo Jump di Three Forks. La storia mimetizzata nella natura.

Buffalo Bill


Icone western in Wyoming e Montana Buffalo Bill

A volte la limitata biografia di un uomo disegna la parabola di un destino. La gloria e il declino. I giorni ebbri della gioventù e del successo e l’amaro in bocca del rimpianto. Il fardello di indossare il mito che si è divenuti. Per questo chiudiamo l’articolo sulle icone western in Wyoming e Montana con l’icona del West, William Frederick Cody, per tutti Buffalo Bill. La sua leggenda aleggia, non intaccata dal tempo, nella città che gli deve tutto, a partire dal nome, Cody, 80 km dallo Yellowstone. Fondata nel 1802, il colonnello vi aprì il famoso “Hotel in the Rockies”, l’Irma, così chiamato dal nome dell’ultima figlia, ancora oggi un gioiello: la sala da pranzo è spettacolare, con uno splendido bancone di legno di ciliegio, in stile vittoriano, intagliato in Francia regalo della Regina Vittoria nel 1900 a ringraziamento dello spettacolo Wild West Show a Londra. Di fronte allo storico albergo si ascolta, da maggio a settembre (lunedì – sabato), ottima musica del West con lo spettacolo di Dan e la sua “Empty Saddles Band”, presso lo storico Cody Theater, in uno show che include anche commedia e poesia, con gli interpreti Wendy Corr, Ed Cook ed Hannah Miller.
Per dare una spinta all’economia della giovane cittadina, Buffalo Bill persuase l’amico Presidente Teddy Roosevelt a creare il Bureau of Reclamation e a costruire la diga Shoshone Dam, all’epoca la più alta al mondo, e la Riserva d’acqua, più tardi chiamata Buffalo Bill Dam and Reservoir, fondamentali per la produzione di energia elettrica e i fabbisogni irrigui dell’agricoltura. Nuovamente, sempre grazie all’amicizia con il Presidente, Buffalo Bill fu d’aiuto nel favorire la nascita della prima grande Foresta Nazionale, la Shoshone, e della prima Ranger Station, a Wapiti. Seguirono nel 1901 l’organizzazione del Cody Club, la Chamber of Commerce, e nel 1922 il Cody Stampede and Rodeo, la dedica di varie strutture della Buffalo Bill Memorial Association, inclusa la statua del Colonnello Cody scolpita da Gertrude Whitney  nel 1924, il Buffalo Bill Museum nel 1927 e la Whitney Gallery of Western Art nel 1959. Cody è anche sede del Buffalo Bill Center of the West, un complesso espositivo affiliato al prestigioso Smithsonian Institution di Washington, formato da 5 musei per 31 mila metri quadrati complessivi, che è stato inserito dal New York Times nella lista delle più importanti raccolte degli USA.
Altro must è la splendida ed autentica Old Trail Town, eclettica collezione di edifici storici che rappresenta una vecchia cittadina del Wyoming, creata assemblando strutture della Frontiera che datano dal 1879 al 1900, compresa la baita di legno dell’ Hole in the Wall, usata da Butch Cassidy, Sundance Kid e dagli altri fuorilegge del Mucchio Selvaggio. Da menzionare anche la struttura di Curley, scout indiano della tribù Crown del Generale Custer durante la Battaglia di Little Big Horn, e il River Saloon, un tempo frequentato da cowboy, minatori e banditi, sulla cui porta spiccano ben chiari i fori delle pallottole! La Old Trail Town si trova nel sito originario dove Buffalo Bill ed i suoi soci ispezionarono la location per la creazione della cittadina nel 1895.

Il volto di Bufallo Bill è quello del West. La sua gloria e il suo epilogo. La vita sfrenata e l’immobilità cristallizzata del mito. Finito, con tutti i suoi personaggi più celebri – Toro Seduto, Calamity Jane e Alce Nero -, a fare la caricatura di se stesso nei circhi d’Europa, davanti a borghesi pingui, sovrani e politici in odore di guerre mondiali. Il vento delle praterie, ormai uno stanco spirare, nell’anima.

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