In viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell’Argentina

Un tour dell’Argentina all’insegna dei suoi stupefacenti Patrimoni UNESCO, da Iguazú e le Missioni Gesuitiche fino ai ghiacciai della Patagonia

11 tappe, 6 di pregio storico-culturale, 5 di valore naturalistico. Così si compone un viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell’Argentina. L’elemento distintivo di questo itinerario risiede nella sua varietà geografica, paesaggistica e umana, in grado di coprire, in modo esaustivo, tutta la ricca fisionomia del paese sudamericano. Dalle celebri cascate di Iguazú ai ghiacciai selvaggi della Patagonia, dalle straordinarie formazioni geologiche delle Ande all’ecosistema marino della Penisola Valdés, seguendo i beni dell’Umanità dello stato si copre larga parte della varietà ambientale terrestre, con meravigliose testimonianze di vita, vegetale e animale. E poi i gesti rudi dei gauchos, sommersi nel vento, e i resti di insediamenti votati a un colonialismo diverso, ispirato al Vangelo, tracce di esistenze perse nell’infinito del tempo e capolavori di architettura moderna. Sullo sfondo minerale, corroso, spianato, del versante orientale dell’America Latina.

Cascate di Iguazú

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Iguazu

Probabilmente l’attrazione naturalistica più visitata di tutto il Sud America. Il viaggio tra i patrimoni UNESCO dell’Argentina non può che partire da una delle icone turistiche del continente, vale a dire le cascate di Iguazú, condivise con il Brasile (dove sono note come Iguaçu, in portoghese), nei cui confini rientra, però, solo il 20 % di questo complesso di circa 275 salti d’acqua, alti fino a 70-80 metri, che precipitano lungo il fronte dell’omonimo fiume, ampio 2,7 km. Di certo i visitatori rimangono rapiti soprattutto dalla colossale Garganta del Diablo, ovvero “Gola del Diavolo”, sul lato argentino del confine, una cavea dello sviluppo lineare di 700 metri, profonda 150, che sprigiona un’immensa potenza idrica, assordante, vaporosa. La nomina dell’UNESCO, avvenuta nel 1984, non si limita però allo spettacolare aspetto scenografico di Iguazú. Infatti i due Parchi Nazionali gravitanti intorno al bacino idrico, uno nella provincia di Misiones, l’altro nello stato di Paraná, racchiudono un settore integro di Foresta Atlantica, l’ecoregione che, prima dell’arrivo degli Europei, si estendeva su buona parte dell’area costiera tra Brasile e Argentina, da Salvador alla Pampa, inoltrandosi, internamente, fino al Paraguay: i fitti boschi pluviali, che visti in volo da un elicottero formano un manto impenetrabile, squarciato solo dal budello torbido del fiume, annoverano oltre 2000 specie di piante, inclusi numerosi endemismi, e fanno da dimora a circa 400 uccelli, compresa la fiera aquila arpia, simile a un araldo d’oltretomba, oltre a tutta la tipica fauna di formichieri giganti, tapiri, nasua, scimmie urlatrici, giaguari, ocelot e caimani. Un brano di vita lussureggiante, primordiale.

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Iguazu tucani

Missioni gesuitiche

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Missioni Gesuitiche

Abbiamo parlato della Foresta Atlantica. Se in Brasile viene detta Mata, gli Argentini la chiamano Selva Misionera, in quanto interessa l’estrema provincia settentrionale, la stessa di Iguazú, dove i Gesuiti, tra 1600 e 1700, installarono una serie di comunità religiose. Le Missioni del Guaranis, iscritte nel 1983, testimoniano una pagina poco nota della conquista del Sud America. Il filosofo illuminista Voltaire, intellettuale non di certo tenero verso molti aspetti dell’organizzazione ecclesiastica cristiana, e cattolica in particolare, era arrivato a definire “trionfi dell’umanità” queste reduciones, comunità di stampo rurale che patrocinavano modelli di convivenza e collaborazione umana nuovi e alternativi, nell’ottica di una palingenesi della spiritualità evangelica in una Terra Promessa esente dai vizi e dalla corruzioni della vecchia Europa. Delle 5 missioni nominate, 4 ricadono in Argentina (San Ignacio Miní, Santa Ana, Nuestra Señora de Loreto e Santa María la Mayor) e 1 in Brasile (San Miguel de las Misiones). I resti dei complessi architettonici in stile barocco, venato di influenze moresche – chiese, edifici amministrativi, magazzini agricoli, ruderi quasi perfetti nel loro aspetto divelto invaso da squarci di cielo e di prati – raccontano una storia di incontro e scambio proficui, l’aspirazione a una società di eguali, al di là delle divisioni etniche, uniti e parificati nella fede. Migliaia di indigeni Guaranì trovarono, presso i seguaci di Sant’Ignazio, protezione dalle scorrerie dei Bandeirantes e apprendevano utilissime nozioni pratiche, dall’agricoltura all’arte. Arrivò, presto, la soppressione dell’Ordine a chiudere un’esperienza latinoamericana dal respiro universale. Un consiglio cinematografico: The Mission di Roland Joffé, con sceneggiatura di Robert Bolt, attore protagonista Robert de Niro, colonna sonora di Ennio Morricone, vincitore di un Premio Oscar per la fotografia, due Golden Globe, Palma d’oro a Cannes.

Blocco Gesuitico ed Estancias di Córdoba

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Cordoba

Il viaggio tra i Patrimoni dell’UNESCO prosegue con Córdoba, seconda città del paese per popolazione (intorno a 1 milione e 330 mila abitanti), fondata il 6 luglio del 1573 dall’andaluso Jerónimo Luis de Cabrera sulle colline ai piedi della Sierras Pampeanas. Dal successivo decennio iniziarono ad arrivare i Gesuiti, che si avvalsero della posizione strategica del neonato pueblo quale centro propulsore nell’evangelizzazione dell’allora provincia del Paraguay. I due secoli di attività dei missionari hanno lasciato lo straordinario nucleo storico-architettonico della Manzana Jesuítica, un isolato di 38 ettari tracciato da notevoli edifici di impronta barocca e controriformata, dal 2000 eletti tra le meraviglie dell’Umanità. I principali monumenti del blocco sono l’Università, la più antica d’Argentina (1613), con il pulitissimo Rettorato e la Biblioteca Maggiore, la Residenza, la Cappella Domestica e la Chiesa dell’Ordine, e il Colleggio Nazionale, gioiello in stile plateresco, fusione delicata di gotico iberico e mudejar. Anche qui, al pari del caso delle Missioni, la centralità culturale della stagione coloniale di Córdoba esula dalla rilevanza artistica e riguarda l’esperienza sociale, economica e spirituale che incarnò concretamente. Questo sistema, che si basò sull’ibridarsi di componenti europee, native e africane, si estendeva anche al di fuori dai confini urbani con una corona di stabilimenti agricoli, le estancias, conventi-fattorie che, nella più genuina tradizione abbaziale, diedero impulso all’allevamento e alla viticoltura. Una apposita strada, circondata da un paesaggio mirabilmente integro di pascoli e vigneti, permette di raggiungere con facilità i vari cenobi, Alta Gracia, Santa Catalina, Jesús María, La Candelaria e Caroya, oasi tranquille, operose, impreziosite da strutture ecclesiali, padiglioni produttivi e sofisticate reti idrauliche d’irrigazione. Un esperimento inarrivabile, perfetto, di integrazione tra città e campagna. Alle origini dell’identità sudamericana.

Parco provinciale Ischigualasto e Parco Nazionale Talampaya

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Ischigualasto

Un enorme spaccato fossile dell’era geologica del Triassico (all’incirca tra 240 e 208 milioni di anni fa), il più cospicuo del continente, di inestimabile importanza scientifica, specie in ambito paleontologico. Il Patrimonio UNESCO, nominato nel 2000, dei Parco provinciale Ischigualasto e Parco Nazionale Talampaya, aree protette contigue estese su una superficie di 275.300 ettari tra la Sierra Pampeanas e le Ande, accoglie il visitatore in un’ambientazione quasi metafisica, in quello che sembra il teatro di una catastrofe rovinosa, una teoria sconnessa di pianori polverosi screziati dalle reazioni chimiche degli elementi e formazioni rocciose scarnificate, bitorzolute, contorte, non a caso ribattezzata Valle della Luna. Incastonati in questi friabili depositi sedimentari sono stati rinvenuti, a partire dal 1930, eccezionali testimonianze pietrificate di remote forme di vita, da tronchi di alberi imponenti a dinosauri e progenitori dei mammiferi, che rendono evidenza del fatto che qui, prima del compimento dell’inaridimento e del sopravvenire del deserto (nell’aspetto dell’ecoregione dell’Argentina Monte), frondeggiavano poderose foreste, solcate da fiumi impetuosi, basti pensare al letto e alla gola dell’estinto Talampaya. L’interesse del bacino strutturale non riguarda esclusivamente i fossili vegetali e animali, raccolti all’interno del Museo di Scienze Naturali, o le strambe emergenze geologiche, arcate e monoliti erosi, come i cosiddetti Verme, il Sottomarino, il Funghi e il campo di Bocce, ma anche incisioni rupestri native della Puerta del Cañón, antiche di oltre 1500 anni. Poco al cospetto dell’età della Terra!

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Ischigualasto palle di cannone

Lavori architettonici di Le Corbusier: Casa del Dr. Curutchet a La Plata

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Le Corbusier La Plata

La figura poliedrica e geniale di Le Corbusier, uno dei padri del Movimento Moderno che, nelle sue elaborazioni teoriche e progettistiche, esprimeva le tensioni e le aspirazioni dell’età contemporanea, gode di un respiro tanto universale che non ci si deve sorprendere se il Patrimonio UNESCO che ne raccoglie le realizzazioni architettoniche e urbanistiche interessa ben 7 nazioni. Francia, Svizzera, Germania, Belgio, India, Svizzera e anche, con un’opera, l’Argentina. Si tratta dell’abitazione progettata a La Plata, capoluogo della Provincia di Buenos Aires, a breve distanza dalla capitale federale, su commissione del chirurgo Dr. Curutchet. La costruzione, essenziale e snella, venne eretta sotto la supervisione del rappresentante locale del modernismo, Amancio Williams, tra 1949 e 1953. Addossata a un palazzo  ottocentesco, col quale si armonizza in modo spontaneo (unicum nel catalogo dell’architetto), Casa Curutchet riassume i “cinque punti” della elaborazione di Le Corbusier e offre una soluzione emblematica, massimizzata nei limiti dello spazio, di funzionalità ed eleganza. Rimanendo in tema, pur in una temperie del tutto differente, merita una visita, sempre a La Plata, la Cattedrale dell’Immacolata Concezione, esplosione verticale in stile neogotico che raggiunge, con le due torri campanarie di facciata, i 112 metri d’altezza, cifra che ne fa la più elevata sede vescovile dei due continenti americani.

Península Valdés

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Peninsula Valdes

Procediamo nel viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell’Argentina con la Penisola Valdés, una piattaforma di 4000 kmq di terra riarsa, stepposa, punteggiata da laghi salmastri, che si allunga dalla costa patagonica nell’azzurro pallidissimo dell’Oceano Atlantico, disegnando due profonde insenature, il Golfo Nuevo ed il Golfo San José, divise da un istmo sottile. Spettacolari le scogliere di pietra friabile, bianca, accecante per il sole e il riverbero scintillante delle onde. E non solo. Infatti il suo valore universale, riconosciuto con l’inserimento del 1999, è legato all’abbondanza di biodiversità, dovuta alla posizione di testa di ponte cruciale per le rotte dell’avifauna (181 specie e la più grande colonia di pinguini di Magellano in Argentina) e al riparo naturale che fornisce a numerosi mammiferi marini (leoni marini, elefanti marini, foche sudamericane), mentre nell’entroterra pascolano nandù e guanachi. Il periodo migliore per visitare questo paradiso terrestre va da infatti da giugno a ottobre , quando Puerto Piramide diventa una capitale del whale watching che, qui, può contemplare il passaggio maestoso della balena franca australe, oltre a orche e altri giganti degli abissi.

Quebrada de Humahuaca

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Quebrada de Huamahuaca

Roccia e cielo. Brughiere stoppose e lame di pietra variopinta. Anfratti angusti e, in fondo al loro letto, strisce verdissime di orti. Vento e nuvole veloci che gettano chiazze rapide d’ombra sulle nervature di ruggine dei terrazzamenti, ricavati 1500 anni fa e ancora in uso, sorvegliati da massicce strutture difensive di sasso, le pucaras. Siamo giunti alla Quebrada de Humahuaca (alla lettera “burrone degli Omaguacas”, abitanti indigeni dell’estremo Nord Est dell’Argentina), una scoscesa vallata, lunga 150 km, incisa dal Rio Grande, dalla  sorgente alla confluenza nel Paraguay, che da almeno 10000 anni funge da via di comunicazione tra l’altopiano della Puna, incastonato come una specchiera di sale tra le Ande, e la parte digradante del continente, molle e fertile, nel contesto del Cammino Inca. L’UNESCO preserva questo paesaggio unico, scalfito, graffiato con segni minimi, mimetizzati ai suoi immensi dorsi aridi, dall’uomo che, qui, non ha mai smesso di essere un puntino sotto il cielo altissimo, accecante: tracce di cacciatori-raccoglitori e primitivi nuclei sedentari (tra 9000 a.C. e 400 d.C.), società agricole organizzate (400 d.C. – 900 d.C.), villaggi autoctoni (dal 900 d.C.), inglobati nell’impero incaico intorno al 1480 d.C. e presto passati agli Spagnoli, di cui rimangono pregevoli pueblo con casette basse, ordinate, e piccole chiese in stile coloniale, per esempio a Purmamarca e Humahuaca. Un acrocoro estremo, al confine ultimo. Dove risuona, da millenni, la musica degli abitanti delle alte terre.

Qhapaq Ñan, il sistema delle strade andine

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina strade andine

Strettamente connessa alla precedente, la prossima tappa nel viaggio tra i Beni dell’Umanità dell’Argentina si distribuisce lungo la cordigliera andina. Eccoci al sistema stradale degli Inca, oltre 30.000 km di ramificate vie di comunicazione, percorsi commerciali e difensivi, che raggiunse l’estensione massima nel XV°, all’acme del consolidamento di Tawantinsuyu, l’Impero. Qhapaq Ñan, in lingua quechua “cammino principale”, si diramava in quattro tronchi principali da Cusco, capitale e ombelico del mondo, in Perù, in modo da raggiungere le altrettante suddivisioni amministrative dello stato incaico, coprendo l’intero sviluppo della cordigliera andina. Circa 300 siti testimoniano la straordinaria arditezza di infrastrutture che dalla foresta tropicale passavano a deserti sconfinati, guadavano passaggi inaccessibili e si spingevano fino ai 6000 metri di quota, e parlano di uno splendore svanito in un’aurea di mito. Mulattiere oggi sconnesse, costeggiate da muretti a secco, cotte dal sole e sferzate dalle intemperie, negli scenari più spettacolari del Sud America. In Argentina, i 119 km di strade andine toccano alcuni dei principali siti archeologici del paese: il Vulcano Llullaillaco (6723 metri), famoso per le mummie di bambini esposte al Museo di Salta, le 7000 incisioni rupestri preincaiche di Tastil, la Potrero de Payogasta, stazione di posta imperiale, La Ciudacita, specola astronomica, e ancora  Angualasto, in prossimità del Parco Nazionale San Guillermo. Un cammino a ritroso nel tempo, sullo sfondo brullo e arioso della spina dorsale del Sud America.

Parco Nazionale Los Alerces

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Los Alerces

Freschissima l’iscrizione nei Patrimoni dell’UNESCO (2017) per il Parco Nazionale Los Alerces, istituito nel 1937 a tutela di oltre 260 mila ettari di comprensorio montano andino nel Nord della Patagonia, modellato dalle glaciazioni che, nel corso di milioni di anni, hanno disegnato vallate moreniche percorse da fiumi copiosi e punteggiate da laghi cristallini, celesti. Tutt’intorno si allargano densissime distese di bosco valdiviano, nel quale crescono imponenti esemplari, alti fino a 70 metri e di 4000 anni d’età, di cipresso della Patagonia (alerce, in spagnolo, da cui il nome del Parco), un sempreverde sacro ai nativi Mapuche. Autentica manna, per gli amanti di pesca sportiva, il lago Futalaufquén, uno dei più pescosi dell’Argentina.

Cueva de las Manos

VIaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Cueva de los Manos

Quando l’archeologia travalica nell’emozione, in un contatto, labile e incompiuto, con un uomo vissuto migliaia di anni fa che volle lasciare impressa la testimonianza della propria esistenza, e del suo carico di mistero, mediante l’arto che usiamo più comunemente, quasi ad aggrapparsi a un sostegno, contro l’abisso del tempo. In ciò risiede l’incanto della Cueva de las Manos, una caverna tappezzata di pitture rupestri raffiguranti, principalmente, delle mani, impresse in negativo su fondi cromatici neri e ocra con un senso estetico che, nonostante la datazione oscillante tra i 9500 e i 13000 anni fa, s’avvicina molto al muralismo dell’arte contemporanea. Entrare nell’antro, celato in una parete del canyon del Rio Pinturas, all’interno del Parco nazionale Perito Moreno, in Patagonia, equivale a una specie di rito di incubazione che avvia a una conoscenza profonda della nostra sostanza di sogno. Le pratiche propiziatorie e cultuali determinavano inoltre la realizzazione di figure di guanaco, di altri animali e uomini, oltre ad arcani simboli geometrici. I pigmenti minerali impiegati dai progenitori dei cacciatori-raccoglitori patagonici (ossido di ferro, caolino, natrojarosite e ossido di manganese) continuano a resistere. Nel fluire infinito delle cose.

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Cueva de las Manos 1

Parco nazionale Los Glaciares

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Los Glacieres

La Patagonia è, nell’immaginario di tutti, i suoi ghiacciai. Una meraviglia naturalistica spaventosa, orrida, sublime, il cui crepitio riecheggia il lavoro incessante degli elementi, messa in serio pericolo dai mutamenti climatici. Non stupisce dunque che il primato cronologico tra i Patrimoni UNESCO dell’Argentina (1981) spetti al Parco Nazionale Los Glaciares, ben 726 mila ettari, alle porte della Terra del Fuoco, occupati in buona parte dal Campo di ghiaccio Patagonico Sud, la più grande cappa glaciale al di fuori di Antartide e Groenlandia, alternata ad altrettanto rilevanti tratti di foresta subpolare magellanica e steppa. Questo relitto dell’Età Quaternaria non s’arresta nella sua opera creativa, scendendo con ben 47 ghiacciai dai 2500 metri delle vette andine fino a 200 metri dei laghi Viedma e Argentino, lungo 160 km, il più ampio della nazione, che riceve i fronti imponenti e gli iceberg di Upsala, Onelli e Perito Moreno, annunciato dalla celeberrima parete di 60 metri d’altezza e 5 km di sviluppo. Una bellezza brutale, violenta.

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina Glaciares FitzRoy

Candidature

Viaggio tra i Patrimoni UNESCO dell'Argentina candidature

Dopo l’iscrizione del Los Alerces, rimangono 6 i siti argentini inclusi nella “tentative list” che ambiscono a un posto nei Patrimoni UNESCO. La Valle Calchaquí  è un distretto non molto differente, a livello geografico e storico-culturale, dalla vicina Quebrada, e vanta, in più, un’ottima produzione di vino, tra le più elevate in termini altimetrici al mondo, specie nella zona della graziosa Cafayate. Affine, in questo caso, all’Ischigualasto e al Talampaya, il Parco Nazionale Sierra de las Quijadas offre un altro impressionante spaccato paleontologico del basamento sedimentario formatosi a partire dal Triassico. Il La Payunia, Campos Volcánicos Llancanelo y Payún Matrú, riguarda una depressione endoreica di origine vulcanica, cinta di coni, nella quale hanno trovato sede lagune salmastre assai frequentate dall’avifauna. Torniamo sulla costa con la Reserva natural Pehuen-Có – Monte Hermoso, affacciata sulla Bahia Blanca, dove il rilievo che le dà il nome scende con maestose scogliere sulla riparata insenatura oceanica.  Qui, nel settembre 1832, Darwin lesse come su delle pagine scritte direttamente nella pietra le millenarie vicende dell’esistenza sulla Terra: nei conglomerati striati da diverse fasi stratigrafiche, fenditure che racchiudono intere ere geologiche, il grande naturalista osservò conchiglie, dentature e ossa di mammiferi estinti, alcuni di dimensioni prodigiose. In particolare identificò una serie di componenti scheletriche con un megatherium, una sorta di orso grosso quanto un elefante, estinto oltre 10000 anni fa. Passiamo all’ambito culturale con Moisés Ville, piccola comunità fondata nel 1889 dagli Ebrei russi e orientali in fuga dai pogrom, vicino a Santa Fe. Una vera e propria bomboniera, ingentilita da diversi edifici di rilievo architettonico, come tre sinagoghe e il cimitero, romanticissimo, che mostrano una fusione tra elementi giudaici e latinoamericani, senza tralasciare la tradizione immateriale, in ottima salute, della lingua Yiddish e della gastronomia kasher. Infine l’ESMA di Buenos Aires, ex scuola di formazione per gli ufficiali della marina, col suo Museo della Memoria racconta le atroci pagine delle torture perpetrate nella caserma, convertita in centro di reclusione, durante la dittatura militare del 1976-1983.