Intervista a Paolo Toselli, esperto UFO

Paolo Toselli, Ufologo di fama internazionale e collaboratore di Focus, ci racconta i luoghi degli USA legati a extraterrestri e alieni …

Paolo Toselli
Paolo Toselli a una mostra da lui curata. Credits by www.lastampa.it

Paolo Toselli, dirigente del CISU (Centro Italiano Studi Ufologici) e collaboratore della rivista Focus, è  uno dei più autorevoli rappresentanti dell’ufologia italiana. Appassionatosi fin da giovanissimo a questo e correlati argomenti di “frontiera”, ha maturato nel corso degli anni una profonda e rigorosa consapevolezza metodologica, sorretta da un’intensa attività di ricerca che annovera collaborazioni con i massimi centri di studio internazionali e contributi su rivista o libro divenuti dei veri e propri classici nella letteratura specializzata. L’attenzione di Toselli si è focalizzata sull’analisi delle componenti psicologiche, percettive e sociologiche implicate dalle esperienze UFO, secondo il modello del “tetraedro”, modello proposto dal GEIPAN francese, l’ente ufficiale creato all’interno del CNES nel 1977. Tale approccio scientifico, che si avvale degli strumenti di diverse branche del sapere, a una disciplina non scientifica, ha condotto Toselli ad addentrarsi in un altro settore di confine, quello delle cosiddette “leggende metropolitane”, intraprendendo nella sua Alessandria un’ iniziativa unica, il Centro per la Raccolta delle Voci e Leggende Contemporanee, dal 1990 punto di raccolta e archivio a livello nazionale, e pubblicando libri di grande successo (come La famosa invasione delle vipere volanti, 1994 e Storie di ordinaria falsità, 2004).
Insomma, il luogo prediletto a Toselli è il discrimine, spesso labile e quasi indefinibile, che corre tra la presunta realtà e il mistero. Frequentato in nome del rigore e della convinzione di potere individuare quello spartiacque e di distinguere il vero dal falso, senza però impoverire la complessità propria di ogni esperienza del mondo.

Abbiamo rivolto a Paolo Toselli qualche domanda sull’ufologia in generale e sui principali luoghi degli USA legati a extraterrestri, alieni e X-Files.

Paolo, quando e come è iniziata la sua passione per l’ufologia?

Ho cominciato ad occuparmi di UFO nel lontano 1973, quasi per gioco, considerata la mia giovane età. In edicola scoprii per caso l’esistenza di una rivista “simbolo”, Il Giornale dei Misteri, che si occupava un po’ di tutto, dalla miracolistica alla parapsicologia, dall’esoterismo all’ufologia. Il periodico ebbe il grande merito di dar spazio a tutti i giovani interessati a questi argomenti, spingendo loro a riunirsi ed organizzarsi in “gruppi di ricerca”. Così, assieme ad un compagno di scuola, diedi vita all’A.C.O.M. (Associazione Controllo Oggetti Misteriosi), una nuova sigla che raggruppava una quindicina di giovani appassionati. Coi pochi risparmi a disposizione, comprai qualche libro sull’argomento e iniziai a costituire un dossier di ritagli su UFO e affini, tratti da riviste e quotidiani.
Nell’estate del 1974 per la prima volta mi cimentai in quello che in gergo si chiama “lavoro di indagine”. I giornali locali pubblicarono la notizia che alcune persone avevano osservato gli UFO da Alessandria e paesi limitrofi. Così, a soli 14 anni, in sella a una bicicletta e con tutta la mia buona volontà, mi misi alla ricerca dei testimoni oculari per raccogliere le loro esperienze. L’avventura si concluse positivamente, infatti pressoché tutte le persone avvicinate si rivelarono ben disposte a raccontarmi quanto era loro accaduto.
Col trascorrere del tempo, molti componenti del gruppo A.C.O.M. si persero per strada, ma le mie giornate continuavano a dividersi tra scuola e UFO. Anno dopo anno sentivo arricchire le mie conoscenze nel settore. Avevo ormai letto decine di libri, centinaia di riviste, partecipato a numerose assemblee e congressi per addetti ai lavori, ma non volevo mi si chiamasse “esperto”. Parallelamente all’allacciarsi di nuove amicizie e contatti anche con i “veterani” dell’attività ufologica in Italia e all’estero, si espandeva la mia reputazione nell’ambiente. Lentamente entrai a far parte dell’establishment ufologico, vale a dire della comunità riconosciuta di persone che si occupano a tutti gli effetti di UFO. Ma quello che più contava erano le numerose esperienze raccolte direttamente da chi le aveva vissute in prima persona. Con metodi a cavallo tra l’indagine poliziesca e le ricerche in scienze sociali mi sono confrontato negli anni con centinaia di miei simili che non solo affermavano di aver visto strani oggetti in cielo o al suolo, ma addirittura di averne incontrato i supposti occupanti. Ciò che mi colpiva in molti di loro era la sincerità e un certo pudore nel raccontare le proprie esperienze con gli UFO.

 Ricorda qualche episodio UFO che ha avuto modo di vivere o studiare in prima persona?

Paolo Toselli Alessandria UFOSono molte le indagini che ho condotto, ma mi limito a citarne un paio. Il decollo di un oggetto fusiforme dall’aspetto metallico da un campo di granoturco a meno di 50 metri dal testimone, un ragazzo di 14 anni, accaduto la mattina del 2 settembre 1978 a San Michele, frazione di Alessandria. Nel campo venne rinvenuta una misteriosa traccia rettangolare dove le piante erano piegate a 90°. Nel corso delle due settimane successive i dintorni del capoluogo piemontese furono interessati da un’eccezionale serie di avvistamenti UFO, tra cui altri incontri ravvicinati col rinvenimento di tracce al suolo, che ebbero gran risalto sui mezzi di informazione e videro l’interessamento anche di carabinieri e polizia. A distanza di trent’anni, ho voluto celebrare l’anniversario di quel particolare periodo con la pubblicazione di un libro e un DVD, “Alessandria 1978 – Allarme UFO” (UPIAR, 2008). La sera del 10 giugno 1983 venivo informato telefonicamente di un presunto atterraggio UFO verificatosi a Varzi, in provincia di Pavia, la domenica prima. L’indomani mattina ero sul posto. Due coniugi e un vicino di casa, alle 6 del mattino, erano stati svegliati dall’abbaiare dei cani. In un campo poco distante, tra l’erba medica, notavano la presenza di un “aggeggio” al suolo. Era simile a carta stagnola e sulla sommità aveva una piccola cupola. Parecchi minuti dopo, quando i testimoni stavano per avvicinarsi all’”aggeggio”, quest’ultimo si sollevò dal campo e, nel più assoluto silenzio, si allontanò sorvolando a bassa quota le colline. Tempo dopo emerse un quarto teste, che passò vicino all’UFO osservando una sorta di entità umanoide di bassa statura con addosso una tuta grigia, che entrò nell’oggetto poco prima che si alzasse in volo. Ambedue i casi, ampiamente approfonditi, restano non identificati.

Paolo Toselli X-Files UFONel suo libro FBI: dossier UFO. I veri X-Files lei ha indagato il fenomeno UFO con un occhio particolare agli USA: si può dire che gli States rivestano un ruolo particolare nella storia del problema?

E’ innegabile che gli USA rappresentino la “culla” del fenomeno UFO. Non solo per il racconto di un uomo d’affari che, mentre sorvolava a bordo del suo aeroplano il nordovest del paese, osservò nove strane macchine volanti che sfrecciavano, a suo dire, alla velocità di 200 miglia all’ora, notizia ripresa la mattina di giovedì 26 giugno 1947 da buona parte dei quotidiani degli Stati Uniti, ma soprattutto perché in quell’occasione era nato uno dei termini più forti ed affascinanti della cultura popolare del XX secolo: flying saucer, quel disco volante che di lì a breve si trasformò nel più asettico “Unidentified Flying Object”, l’UFO dei nostri giorni. Ma negli USA nacquero anche le prime commissioni ufficiali di indagine, guidate dall’aeronautica militare, oltre ai primi gruppi di ricerca civili. Inoltre, sempre gli USA diedero alla luce i primi “contattisti”, coloro che affermano di essere in contatto coi fratelli dello spazio, di cui il più famoso fu George Adamski. E infine, sempre in America, anche se in tempi più recenti, è nato e si è sviluppato il fenomeno delle “abductions”, i presunti rapimenti di ignari terrestri da parte di sedicenti creature aliene. Senza dimenticare il caso Roswell, l’UFO crash che a distanza di 70 anni fa ancora discutere tutto il mondo.

A proposito del rapporto tra versioni “ufficiali” e testimonianze relative a incontri ravvicinati, c’è una connessione tra le attività militari e l’apparizione di UFO?

Davis–Monthan Air Force di Tucson, il più grande cimitero d’aerei al mondo

A suggerire la connessione, furono proprio le prime indagini ufficiali dell’USAF, ma non solo, riguardanti il presunto spionaggio sulle installazioni atomiche e militari statunitensi da parte degli UFO. I militari erano preoccupati perché molti avvistamenti interessavano lo spazio aereo di una delle zone più protette degli Stati Uniti, l’area di Albuquerque e le vicine basi di Los Alamos e Sandia che rappresentavano la spina dorsale del programma americano inerente la bomba atomica. In effetti molti di quegli avvistamenti furono classificati non identificati dagli stessi militari, e negli anni a seguire il connubio fu riproposto anche dagli ufologi. Di fatto, il collegamento potrebbe avere un’altra chiave di lettura: alle autorità fa comodo che velivoli sperimentali, e pertanto segreti, testati presso alcune basi militari siano scambiati per UFO o astronavi aliene. Un esempio per tutti: nell’ex Unione Sovietica, quando in cielo apparivano gigantesche “meduse” luminose prodotte dal distacco del secondo stadio di razzi lanciati dal poligono di Plesetsk per la messa in orbita di satelliti spia, era ufficialmente avvalorata l’ipotesi extraterrestre, anche perché i militari negavano l’esistenza stessa della base. Solo con l’arrivo della glasnost iniziarono a non essere più accreditate dalle autorità russe favole di visite extraterrestri pur di “coprire” alcune attività militari.

 Perché l’Area 51 e Roswell sono così importanti per l’immaginario collettivo e per quello che, in un suo recente saggio, ha chiamato “turismo alieno”?

Secondo alcuni studiosi, il fatto che Roswell abbia sperimentato una vera e propria “rivelazione” – considerato che un UFO era presumibilmente precipitato, i fuori rotta Paolo Tosellitestimoni erano ancora in vita per raccontarlo e il governo ha ammesso l’incidente – ha contribuito nel trasformare la cittadina in niente di meno che una mecca turistica per le persone alla ricerca di una risposta dal cielo. In tutto il mondo, grazie anche alla cultura popolare che ha ampiamente utilizzato e diffuso il mito, e a distanza di 70 anni dall’evento, Roswell è sinonimo di UFO e alieni, indipendentemente da cosa cadde veramente dal cielo quel lontano mese di luglio. Lo stesso ufficio del turismo dello Stato del New Mexico scommette su UFO e alieni per attirare nuovi flussi. Di questo e molto altro tratto nel mio contributo al libro collettivo Fuori rotta: nuove pratiche del viaggiare (METI Edizioni, 2016). L’Area 51, invece, potrebbe non essere considerata un luogo convenzionale per il turismo. Situata nel deserto del Nevada, la base stessa e tutto il terreno circostante, per una superficie pari a quella del Belgio, sono completamente inaccessibili ai visitatori. Chi tenta di avvicinarsi è tenuto a bada da strumenti di sicurezza ad alta tecnologia e personale autorizzato a usare la forza. Invece, dalla metà degli anni ’90, l’Area 51 ha cominciato a ricevere molta attenzione da parte dalla stampa, televisione e cinema, alimentando un flusso di turisti intorno alla località di Rachel che ha portato alla realizzazione di locali interamente ispirati a UFO e alieni, e alla ridenominazione della State Route 375 in Extraterrestrial Highway (Autostrada Extraterrestre). Secondo alcuni Rachel rappresenta la nuova frontiera americana, luogo di incontri con l’alterità e fucina di esperienze e sogni.

Ultima domanda, ricollegandosi a un altro suo ambito di ricerca: gli UFO sono delle leggende metropolitane?

Paolo Toselli storie di ordinaria falsitàE’ innegabile che esiste un fenomeno UFO composto da testimonianze di persone attendibili (supportate, in alcuni casi, da foto, tracciati radar, tracce al suolo, ecc.), anche se i casi che restano non identificati a seguito di analisi sono più o meno il 5-10% del totale. Su questi dovrebbe concentrarsi l’attenzione d’ufologi e scienziati, anziché correre dietro a racconti fantasiosi e assolutamente non comprovati, a sfondo cospirazionistico (vero e proprio folklore ufologico) e che comunque non hanno nulla a che fare con le esperienze UFO, gli avvistamenti di «oggetti volanti non identificati».
Le leggende metropolitane sono invece un genere narrativo abbastanza definito: si tratta di storie che hanno protagonisti dei nostri giorni, solitamente sfuggenti, anonimi, che nascono da discussioni collettive e circolano in modo incontrollato, che mescolano elementi reali con alcuni verosimili e altri decisamente falsi. Le nuove leggende possono presentare elementi comici, ma è l’angoscia a farla da padrona. Esse esprimono sovente l’inquietudine, la paura prodotta in noi dall’“altro”, il diverso, lo straniero, la novità. Danno un senso a fatti socialmente importanti che non hanno un’interpretazione chiara o accettata. Il messaggio trasmesso è di solito conservatore. Il loro racconto è in qualche modo un toccasana, una forma particolare di esorcismo. In sintesi, semplificando, si possono considerare una sorta di favole per adulti. I due mondi ogni tanto si intersecano avendo punti in comune (il folklore e la mitologia contemporanea, ad esempio), ma poi ognuno vive di vita propria. Lo studio degli UFO mi ha instradato alla fine degli anni ’80 ad occuparmi anche di leggende metropolitane, ma con i dovuti distingui.