La Partita del Secolo

17 giugno, Città del Messico

la Partita del Secolo tra Italia e Germania

L’aria è rarefatta a oltre 2200 meri di altitudine quando davanti a circa cento duemila spettatori, scendono in campo le nazionali di Italia e della Germania Ovest. Sono le ore 16 di mercoledì 17 giugno 1970 (già il 18 in Italia). Siamo allo stadio Azteca di Città del Messico dove si sta per giocare la “Partita del Secolo”, la semifinale dei mondiali.
Nel caldo e afoso pomeriggio di Città del Messico si affrontano grandi nomi del calcio, quasi che il “Dio del pallone” abbia deciso di divertirsi guardando dall’alto.
Il primo tocco è dell’Italia e dopo solamente 8 minuti un boato si alza dall’Azteca risuonando nella notte italiana: l’interista Boninsegna scaglia il pallone in porta.
Nonostante il vantaggio, la partita vede gli azzurri giocare prevalentemente in difesa.
Per noi oggi è la prassi che vi siano alcuni minuti di recupero prima del fischio finale ma nel ’70 non era così. Potete dunque solo immaginarvi (se siete nati dopo il 1970) quale fu la rabbia e la delusione degli italiani allorché il milanista Karl-Heinz Schnellinger detto “Volkswagen” segna al 92° il gol del pareggio.
Si disputano i tempi supplementari, ricchi di un susseguirsi di emozioni al cardiopalma
I teutonici percepiscono che gli italiani si sentono derubati della vittoria e ne approfittano dopo 4 minuti con Gerd Muller e la complicità di una “papera” della difesa azzurra. Trascorrono appena 240 secondi che da una punizione, grazie ad un errore di un difensore avversario, il  friulano Tarcisio Burgnich, si ritrova tra i piedi un pallone a pochi metri dalla rete e ve lo insacca con potenza.
E’ di nuovo parità ma il “Dio del pallone” sopracitato non intende desistere dal divertirsi .
Scorrono sul cronometro dieci minuti dal pareggio azzurro, quand’ecco il grande cagliaritano Gigi Riva riceve un passaggio dalla sinistra da Domenghini, stoppa di interno sinistro, finge a sinistra con un movimento fluido di spettacolare classe incrocia insacca alle spalle del portiere tedesco con un tiro radente il suolo per poi buttarsi, braccia al collo del compagno Gianni Rivera.
Inizia il secondo tempo supplementare. E’ l’età degli eroi: all’epoca erano disponibili solo due sostituzioni perciò il grandissimo Franz Beckenbauer dovrà rimanere in campo con un braccio fasciato al collo a causa di una lussazione.
Da un calcio d’angolo scaturisce il pareggio tedesco di Muller che devia in porta di testa facendo passare la sfera tra Rivera e il palo.
3 a 3 e palla al centro.
Battuto il calcio di ripresa, la palla arriva all’interista Giacinto Facchetti che crossa per Boninsegna: questi supera in velocità il difensore Willi Schulz, entra in area, serve Gianni Rivera che si fa trovare prontissimo all’altezza del dischetto e con il piattone mette a segno la rete decisiva del vantaggio.
Scoppia la festa sia nella torrida sera di Città del Messico che nella notte italiana. Una partita bruttina fino ai tempi supplementari entra di diritto nella storia dello sport, i Messicani, colpiti dagli sforzi dei 22 giocatori in campo, hanno deciso di dedicare loro una targa sul muro dello stadio. Poco importa se nella finale, la nazionale sarà battuta (da un avversario, però, del rango del Brasile di Pelé).  La partita del secolo appartiene alla memoria dei calciofili di tutto il mondo.