I nuovi Patrimoni UNESCO 2018

Idee di viaggio alla scoperta di 8 siti nominati beni dell’Umanità

Tra il 24 giugno e il 4 luglio 2018 si è riunita a Manama, capitale del Bahrain, la 42° World Heritage Committee dell’UNESCO, per decidere quali nuovi siti inserire all’interno dei Patrimoni dell’Umanità. Delle 33 proposte al vaglio, 20 hanno superato i criteri di selezione: 8 ricadono nelle destinazioni Alidays e rappresentano degli ottimi spunti per ideare il prossimo viaggio, alla scoperta dei Patrimoni UNESCO del 2018.

Chiribiquete National Park – Colombia

Il Chiribiquete, noto anche col soprannome di “Maloca of the Jaguar”, è il più grande Parco Nazionale colombiano, esteso su 43 mila kmq di foresta pluviale, dal cui manto compatto emergono i tepui, imponenti altari monolitici d’arenaria e quarzite, dalle pareti verticali e la cima appiattita, derivanti dall’erosione di antichissimi altopiani. Le formazioni rocciose hanno favorito, nei secoli, particolari microclimi ed habitat, abbondanti di endemismi floro-faunistici.

 Copyright: © Steve Winter (UNESCO)

Copyright: © Steve Winter (UNESCO)

Fiore all’occhiello di questo ecosistema ambientale lussureggiante, intatto, cicli di oltre 75 mila pittogrammi, databili fino a 20 anni fa, istoriano circa 60 grotte poste alla base dei tepuis. Ricorrente, tra le scene di caccia, guerra, danze cerimoniali, l’iconologia del giaguaro, simbolo sacro di potenza e fertilità.

 © Jorge Mario Álvarez Arango

© Jorge Mario Álvarez Arango

Pimachiowin Aki – Canada

La terra che dà vita: questo il significato, in lingua Ojibwe, di Pimachiowin Aki, una vasta area ricoperta di taiga, in un ambiente umido di fiumi, laghi ed acquitrini Disposto, per 43 mila kmq, a cavallo tra Manitoba ed Ontario, si tratta di un “paesaggio culturale” ideale per chi, avendo in programma un viaggio in Canada, voglia entrare nell’anima profonda della nazione nordamericana.

 © Pimachiowin Aki (UNESCO)

© Pimachiowin Aki (UNESCO)

Infatti il territorio del Pimachiowin Aki risulta informato, oltreché dagli agenti naturali, da un’opera umana diffusa eppure impercettibile, rispondente com’è alla etica del Ji-ganawendamang Gidakiiminaan, la tradizionale modalità dei nativi Anishinaabeg di concepire il rapporto con l’ambiente (aki, organismo vivente, spirituale, in ogni suo aspetto), creazione divina e patrimonio comune del quale va preservato il delicato equilibrio.

 Copyright: © Hidehiro Otake

Copyright: © Hidehiro Otake

Una fitta teoria di sentieri, siti abitativi e sacri, toponomastiche e piste di caccia innerva, da oltre 7000 anni, i boschi boreali tra cui si incontrano, frequentemente, Caribou, Alci, lupi, ghiottoni. Un patrimonio di conoscenza e identità, e un messaggio di armonia e salvaguardia ecologica per l’uomo contemporaneo. 

Tehuacán-Cuicatlán Valley (Messico)

Il Messico raggiunge quota 35 Patrimoni UNESCO, consolidando la settima posizione a livello mondiale, grazie alla nomina della Riserva Biosfera Tehuacán-Cuicatlán, una vallata che conserva l’habitat originario della regione e rappresenta l’ecosistema arido o semiarido più ricco, in termini di biodiversità, del Nord America.

 Copyright: © CHAC (UNESCO)

Copyright: © CHAC (UNESCO)

L’area protetta si distribuisce, per circa 5000 kmq, sui rilievi scabri, polverulenti della Sierra Madre del Sur, tra gli stati di Oaxaca e Puebla. La flora, prevalentemente xerofila, annovera numerose varietà di agave, yucca e quercia, e costituisce uno dei principali centri mondiali di diversificazione per la famiglia dei cactus, prosperante in notevoli macchie a sviluppo colonnare.

 Copyright: © Biblioteca Nacional de Antropologia de Historia

Copyright: © Biblioteca Nacional de Antropologia de Historia

Interessanti anche i resti archeologici di raffinati sistemi irrigui, tutto un reticolo di canali, fonti, acquedotti e dighe che denota sorprendenti acquisizioni tecniche e ingegneristiche, grazie a cui fu possibile sviluppare l’agricoltura lungo queste pendici assetate.

Templi montanari Sansa – Corea del Sud

La millenaria spiritualità buddhista è il sottofondo, ieratico e silente, di un viaggio in Corea del Sud, soprattutto qualora sia diretto verso i rilievi boscosi delle province meridionali. Qui sette monasteri di montagna, i Sansa, accolgono in idilli di silenzio e preghiera: edificati tra il VII° e il IX° d.C., presentano tipologie costruttive e stilistiche peculiari della zona, gravitanti intorno al fulcro centrale del madang, cortile aperto, attorniato da quattro edifici principali, la cella del Buddha, il padiglione, la stanza da lettura e il dormitorio.

 Copyright: © CIBM (UNESCO)

Copyright: © CIBM (UNESCO)

Il repertorio d’arte sacra custodito nei templi, fatto di statue, oggetti liturgici, altari, dipana uno stupefacente percorso tra varie epoche storiche. Vi permane, immutato, un afflato mistico raccolto, che seduce e rasserena il visitatore.

 Copyright: © CIBM (UNESCO)

Copyright: © CIBM (UNESCO)

Siti cristiani di Nagasaki – Giappone

Dal Buddhismo al Cristianesimo, rimanendo in Estremo Oriente. Sull’isola di Kyushu, la zona di Nagasaki, tristemente nota per la bomba atomica, figura tra i nuovi Patrimoni UNESCO 2018 in virtù dei suoi luoghi di culto cristiani nascosti, poiché dovevano sfuggire al divieto ufficiale del culto, proibito fino al 1873. In questo distretto il credo cattolico, importatovi a metà del 1500 da Gesuiti e Domenicani, aveva fatto larghi proselitismi, raggiungendo presto la cifra, massiccia, di 300 mila fedeli.

 © Nagasaki Préfecture (UNESCO)

© Nagasaki Préfecture (UNESCO)

Il Patrimonio annovera 12 monumenti, di cui dieci villaggi, i resti di una fortificazione e una cattedrale, edificati tra 1600 e 1800. Scrigni appartati, volutamente dimessi, esibiscono una grazia sobria, che ibrida la compostezza tipicamente nipponica ai moduli coloniali spagnoli e portoghesi. La loro posizione nascosta, in zone remote, consente di godere dello spettacolare paesaggio costiero e marittimo di Kyushu.

 © Nagasaki Préfecture (UNESCO)

© Nagasaki Préfecture (UNESCO)

Fanjingshan – Cina

La sezione più alta dei monti Wuling (2570 metri), considerata un sacro Bodhimaṇḍa, ovvero sede d’illuminazione per il venturo Buddha Maitreya, è uno dei luoghi della Terra dove la Natura fa trapelare, al massimo grado, la propria essenza spirituale. Un viaggio in Cina consapevole e profondo non dovrebbe precludersi l’emozione di visitare la Riserva della Biosfera di Fanjingshan, che dai torsoli di quarzite susseguentisi lungo i crinali sommitali, in fila come snelle colonne, si scoscende per anfratti e gole anguste fino al fondovalle.

  © Office of the Leading Group for World Heritage (UNESCO)

© Office of the Leading Group for World Heritage (UNESCO)

Ammanta le pendici, creando regni ombrosi e stormenti, l’unica foresta primaria, o vergine, superstite a latitudini subtropicali. Nelle foreste, prosperano molteplici specie vegetali e animali sorte nel Periodo Terziario, tra 65 e 2 milioni di anni fa. Una delicata, ritrosa archeologia vivente. Tra i suoi rappresentati più rari, poiché endemici o a rischio d’estinzione, si segnalano l’abete del Fanjing, il rinopiteco del Guizhou, la salamandra cinese gigante, il più grande anfibio conosciuto, il furtivo mosco nano, e il fagiano di Reeves, dal piumaggio sontuoso, di sultano. L’incanto, meraviglioso, del Tutto.

 Copyright: © School of Karst Science, Guizhou Normal (UNESCO)

Copyright: © School of Karst Science, Guizhou Normal (UNESCO)

Antica città di Qalhat – Oman

Antichissimo insediamento portuale lungo la via per l’Estremo Oriente, citato da Marco Polo e Ibn Battuta come scalo opulento, impreziosito da un bazar favoloso e dalla più bella moschea ch’egli avesse mai visto, Qalhat, nota fino alla remota Cina come “jia-la-ha”, ha fatto ingresso nei Patrimoni UNESCO dopo trent’anni di attesa.

  © Office of the Leading Group for World Heritage (UNESCO)

© Office of the Leading Group for World Heritage (UNESCO)

I resti archeologici testimoniano l’acme della città, tra XI e XV secolo, sotto il regno del principe di Hormuz. Loro diadema preziosissimo, dal delicato intarsio moresco, il mausoleo di Bibi Maryam ci parla d’una toccante storia d’amore: si racconta che nel 1300 il sovrano, da cui prende il nome l’edificio, simile a una cuba bizantina, lo costruì per favi riposare le spoglie della moglie, in modo che potessero vedere per sempre il mare.

 Copyright: © MHC (UNESCO)

Copyright: © MHC (UNESCO)

Makhonjwa Mountains – Sudafrica

In questo articolo di Fluidblog dedicato ai Patrimoni UNESCO del Sudafrica, si citava, nell’elenco delle candidature, il Barberton Mountain Land, Barberton Greenstone Belt, più semplicemente Makhonjwa Mountains, ai confini con lo Swaziland. La catena montuosa, che raggiunge i 1800 metri, costituisce il lembo orientale del Cratone del Kaapvaal, considerato l’unico residuo della primitiva crosta terrestre. Insomma, in questa regione di rilievi morbidi, erbosi, si ammirano le più antiche rocce vulcaniche e sedimentarie presenti sul nostro pianeta, di oltre 3.5 miliardi di anni, motivo principale dell’ammissione ai Beni dell’Umanità.

 © Tony Ferrar

© Tony Ferrar

Inoltre sono molto ben visibili strati di breccia risultante dai violentissimi impatti meteoritici che flagellarono la Terra durante il cosiddetto intenso bombardamento tardivo, tra 4,6 e 3,8 miliardi di anni fa. Un viaggio in Sudafrica, all’origine di Gaia.

 Copyright: © Tony Ferrar

Copyright: © Tony Ferrar