Oman, il Sultanato dei profumi

Seppure in gran parte sia occupata dall’immenso Rub’ al-Khali, il Quarto Vuoto, la Penisola Arabica non è solo deserti a perdita d’occhio interrotti da oasi qua e là.

Come nei grandi racconti e nelle favole, bisogna spingersi oltre l’orizzonte per trovare una terra d’incanto: l’Oman, una storia antica come l’umanità stessa, un territorio molteplice, una natura che sa essere amabile, selvaggia e soprattutto mai uguale.

Un paese che offre a chi lo visita un mare turchese, spiagge di un bianco purissimo. Deserti infiniti che contengono civiltà sepolte dalle sabbie punteggiate di ombrosi palmeti.

Montagne che si stagliano verso il cielo da cui scendono rii in rombanti cascate, alture che sono le fondamenta di inespugnabili fortezze solitarie.

Una landa disseminata di pendii terrazzati di delicate rose damascene dal profumo inebriante, di antichi villaggi sonnolenti e vivaci mercati in cui prorompono il profumo dell’incenso e le fragranze delle spezie.

Una terra che regala un sole dardeggiante in cieli tersi e notti sfolgoranti nella luce stellare. Terra di cultura, arte e tradizione, frutto delle genti che nei secoli vi sono passate e insediate.

Casa di un popolo sorridente, ospitale, fiero e generoso.

L’Oman, che da tempo immemore è stato la fonte dei più eccelsi aromi tra i quali l’incenso e l’acqua di rose ci offre la possibilità di un viaggio straordinario. Partiamo quindi alla ricerca dei principali profumi d’Arabia, dove nascono e come vengono prodotti.

INCENSO

L’incenso, il profumo degli dei

L’incenso è una resina oleosa che viene estratta dall’arbusto della Boswelia Sacra. Sin dai tempi più antichi, l’incenso è stato utilizzato per la liturgia religiosa e come medicinale. I grandi imperi di Persia, di Roma e d’Etiopia hanno sottomesso (o hanno tentato) queste terre per controllare un’immensa fonte di ricchezza.

L’incenso si produce nel Governatorato del Dhofar. La sua importanza è nota da tempi immemori. Pensiamo ai doni dei Magi a Gesù Bambino: oro, mirra e incenso.

Erodoto arrivava addirittura ad asserire che gli alberi dell’incenso fossero protetti da serpenti alati; queste creature sono, ovviamente, frutto della fantasia ma basta a farci intendere quanto valore avesse questa resina.

L’ottimo profumo dell’incenso bruciato lo fece subito accostare alla divinità e diventò un elemento fondamentale per le liturgie. Basti pensare che i romani pagavano tra i 300 e i 400 euro attuali per mezzo chilo di incenso e la domanda era costante e abbondante.

La nostra prima tappa è Salalah, la seconda città del paese e luogo di nascita del Sultano Qabus, che raggiunse grande prosperità grazie al commercio dell’incenso nel Medioevo.

Le montagne alle sue spalle e l’area della città vengono interessate da giugno a settembre dal monsone che, localmente, è chiamato “Kharif”, ossia autunno e gioca un ruolo cruciale nelle coltivazioni della zona.

I monti del Dhofar durante il Kharif

Nell’area urbana di Salalah, adiacente ai resort, si trova il sito archeologico di Al Baleed (Sultan Qaboos Street, Salalah 211, Oman; aperto domenica/lunedì 09-21 venerdì/sabato 15-21), uno scalo commerciale attivo tra l’8° ed il 16° secolo.

Gli artefatti Ming provenienti dalla Cina e da altri paesi asiatici indicano la sua rilevanza come scalo portuario della “Via della Seta marittima” poiché, in cambio della serica stoffa, veniva dato l’incenso.

Ora Al Baleed fa parte dei siti patrimonio dell’umanità dell’UNESCO noti come Terra del Franchincenso.

Il Museo della Terra del Franchincenso è posizionato a sinistra dell’ingresso del sito, a cui si accede con un ponte sulle dolci acque del Khawr (museo aperto domenica/giovedì 09-21 e venerdì/sabato 15-21) dove si ripercorre anche la storia di impero marittimo del Sultanato.

A circa mezz’ora dal centro di Salalah a est, si trova l’antico porto di Khow Rori (4° secolo a.C. / 5° secolo d.C.), il cui nome nella lingua Hadramitica era Sumhuram.

Il sito è a circa 400 metri dal mare aperto, nella scenica ambientazione del Wadi Darbat, il cui estuario forma un porto naturale. In situ è inoltre presente una galleria archeologica che espone manufatti ritrovati nel sito.

La vista del wadi da Sumhuram

A 40 km a nord di Salalah si trova il bosco di incenso del Wadi Dawkah facente parte dei siti UNESCO. Si estende per 5 chilometri quadrati ed è possibile assistere alla raccolta dell’incenso a partire da aprile fino ad ottobre.

L’albero dell’incenso: la Boswellia Sacra
La resina dell’incenso che cola dal tronco ©wikipedia

Ci spostiamo poi più a nord ancora, presso l’oasi di Shisr. Questo luogo è una vera e propria leggenda dai molteplici nomi: Ubar, Iram dalle Colonne, l’Atlantide del deserto. Una città mitica che nel Corano viene distrutta perché il suo popolo, gliÂd, si erano allontanati dalla religione:

Non hai visto come il tuo Signore ha trattato gli ‘Âd?
e Iram dalla colonna,
senza eguali tra le contrade
(Corano, Sura LXXXIX Al-Fajr l’Alba 6-8)

Iram/Ubar è stata tecnicamente vittima di un sinkhole o del collasso di una caverna calcarea che è ceduta in seguito all’estrazione di tutta l’acqua per le colture.

Ubar/Shisr si trova a circa 180 km a nord di Salalah, in pieno deserto, e nonostante questo fu un centro di vitale importanza della “Via dell’incenso” che terminava a Gaza sul Mediterraneo dopo aver risalito l’Arabia in due direttrici, seguendo le coste del Mar Rosso e del Golfo Persico.

Sezione del sito archeologico di Shisr
©Atlas Obscura

Tornati a Salalah, non vi resta che recarvi negli al’aswaq (mercati) di Al Husn, in centro città e di Al Hafah, vista spiaggia e circondato dalle palme di cocco, dove potrete acquistare l’incenso del Dhofar dai discendenti di coloro che hanno iniziato questo commercio migliaia di anni fa.

Non scordatevi di mercanteggiare.

I beduini del Dhofar mantengono ancora lo stile di vita dei loro progenitori attivi sulla Via dell’incenso

ACQUA DI ROSE

L’acqua di rose, un liquido dai molteplici usi

L’acqua di rose è una sorta di distillato o infuso che si ottiene bollendo i petali.

L’origine della sua produzione in Oman, non è antica come quella dell’incenso, ma è un prodotto egualmente molto richiesto sul mercato.

Spostiamoci completamente, lasciamo il Dhofar per i monti del massiccio del Al-Jabel Al-Akhdar, la Montagna Verde.

Il Wadi Ghul o Gran Canyon dell’Oman nei monti del Al-Jabel Al-Akhdar

Quest’area del Sultanato è solitamente frequentata da escursionisti, ma tra marzo e maggio i terrazzamenti vedono la straordinaria fioritura della Rosa Damascena, uno spettacolo che colpisce tutti i sensi.

Partiamo da Nizwa, che sarà il nostro punto d’appoggio per l’esplorazione del Governatorato di Ad Dakhiliyah, magari di venerdì mattina molto presto perché è il giorno in cui si tiene il mercato degli animali.

Un evento secolare che segue rigide maniere antiche. Gli allevatori arrivano da ogni angolo della provincia per vendere e acquistare.

L’asta degli animali al mercato del venerdì di Nizwa

Spostiamoci di poco ed entriamo nel suq che di venerdì si ingrandisce oltre i suoi comuni confini con l’aggiunta di altri stand.

Il suq vero e proprio vi catapulterà in un’altra dimensione: troverete di tutto e di più, dagli animali domestici agli ortaggi e alla frutta, dal vestiario alle armi da fuoco (proprio così).

Una visita se la merita anche il forte di Nizwa (http://www.nizwafort.om/).

Nel nostro giro è più che doveroso fermarsi anche a visitare lo stupendo castello di Bahla, a mezz’ora da Nizwa. Questo forte serviva come punto di controllo della via dell’incenso in epoca medioevale.

Un’altra tappa importante è l’altipiano di Saiq a circa un’ora da Nizwa.

Nei tre piccoli villaggi di Al Aqr, Al-Ayn e Ash Shirayjah troviamo il cuore dell’area di produzione dell’acqua di rose.

Prima di recarci in una delle distillerie per osservare il procedimento, facciamo un salto direttamente in paradiso, passeggiando tra i roseti, annusando il fantastico profumo, riempiendoci gli occhi dei delicati colori e ascoltando l’acqua che scorre negli antichi “falaj”.

Un uomo cammina sul bordo di un falaj, il sistema d’irrigazione tradizionale omanita  ©Anantara Al Jabal Al Akhdar Resort

Il procedimento di produzione, inizia all’alba, quando si apre il bocciolo; il fiore viene raccolto e i petali stesi ad asciugare su una stuoia. In seguito vengono messi in recipienti detti “Al burmah” a bollire in tradizionali forni chiamati “Al duhjan” per circa quattro ore.

A bollitura finita, il liquido viene travasato in vasi detti “Al karas” che permette il filtraggio dei sedimenti e dove verrà lasciato riposare per un mese prima dell’imbottigliamento.

Negli ultimi anni si è cercato di studiare e introdurre sistemi moderni ed efficienti per la produzione dell’acqua di rose che però non hanno incontrato l’entusiasmo dei produttori.

Le particolari condizioni dei di queste montagne con la loro altitudine, la tradizione del metodo lavorativo e la cura, fanno sì che l’acqua di rose omanita spicchi nettamente in qualità su quella prodotta dagli altri paesi.

Tecniche tradizionali e amore per questo lavoro sono gli elementi del successo dell’acqua di rose dell’Oman ©Anantara Al Jabal Al Akhdar Resort

Come detto, il suo utilizzo non è solamente cosmetico.

Nel mese di Ramadan (nel 2019 dal 5 maggio al 4 giugno), si usa l’acqua di rosa per profumare alimenti e bevande con cui si rompe il digiuno la sera.

Abbiamo solo intaccato la superficie di ciò che il Sultanato dell’Oman ha da offrire.

Non vi resta che lasciarvi guidare dal vostra voglia di avventura e dalla sete di scoperta: l’Oman vi regalerà entrambe in un susseguirsi di emozioni uniche.

Ma’assalama