In viaggio tra i Patrimoni UNESCO del Sudafrica

I Patrimoni UNESCO del Sudafrica, tra natura, geologia, archeologia e cultura, da Cape Town e Robben Island ai monti Drakensberg e al profondo interno

I Patrimoni UNESCO del Sudafrica rappresentano uno spaccato completo sul paese. Gli otto siti inclusi nell’elenco (4 culturali, 3 naturali e 1 misto) permettono di leggere in filigrana la ricca stratificazione geologica, naturalistica e storica del paese, dalla zona costiera sino alle regioni più remote degli altopiani interni. Nella famosa “tentative list“, la lista di nomination che ogni stato esprime a proposito di beni che ritiene meritevoli di finire nell’ambito novero UNESCO in quanto dotati di un valore universale, rilevante in ogni luogo e tempo, ne compaiono altri sette. Un arco di luoghi, memorie, meraviglie che va dai fossili di ominidi di 1,8 di anni fa alle lotte per la libertà e l’uguaglianza guidate da Nelson Mandela. Insomma, tutto il Sudafrica. E un po’ tutti noi, dato che, come vedremo, qui gli studiosi collocano la “culla dell’umanità”.

Regione Floristica del Capo

regione floristica del Capo Patrimoni UNESCO del Sudafrica

Il primo dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica di cui parliamo è la Regione Floristica del Capo, iscritta nel 2004. Precisazione preliminare: per regione floristica si intende, in botanica, la sottodivisione del regno floristico, vale a dire un’area terrestre caratterizzata da una flora omogenea. Dei cinque regni floristici comunemente riconosciuti dagli scienziati, solo quello del Sudafrica, il più piccolo, presenta un’unica regione, con la quale di fatto coincide, estesa lungo una sottile fascia della costa (che non supera mai i 150 km di spessore) sud-occidentale, a cavallo tra Oceano Atlantico e Indiano. Qui si concentrano importanti Parchi Nazionali e aree protette (13 in tutto), come lo spettacolare Table Mountain National Park, esteso sulla penisola che si allunga simile a un tavolo, panoramico e areo, fino al Capo di Buona Speranza.
L’UNESCO ha premiato questo hotspot di biodiversità per la sua incredibile ricchezza di specie vegetali, oltre 9000, di cui 69 % endemiche, appartenenti al sostrato unitario del fnybos, in afrikaans “cespugli fini”, una sorta di macchia mediterranea, ma estremamente più differenziata e complessa, sottoposta a incendi periodici che rivestono un ruolo costruttivo nel suo sviluppo e propagazione. Giusto per rendere l’idea, se nel resto del mondo si contano poco più di 20 tipi di erica, qui ne sono stati classificati 600. Notevole anche la presenza faunistica. Gli scenari marittimi e i paesaggi divini, la possibilità di attività sportive, escursioni e percorsi stradali panoramici, il tutto a breve distanza da Cape Town, fanno della Regione Floristica del Capo uno dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica maggiormente apprezzati e visitati.

Robben Island

Robben Island Patrimoni UNESCO del Sudafrica

Dalla Penisola del Capo, inclusa nella Regione Floristica, è ben visibile una piccola isola. Il suo nome, di origine olandese, fa riferimento alla nutrita colonia di foche che vi dimorava all’arrivo degli esploratori europei. Oggi ha un suono lugubre, fatale, ma intessuto di speranza. Robben Island è il più solenne e inquietante dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica (iscritto nel 1999). Questo disco di pietra erosa in mezzo all’Oceano è stato utilizzato, dalla fine del 1600 agli ultimi decenni del 1900, come prigione e confino per soggetti socialmente esclusi, tanto lebbrosi quanto dissidenti politici impegnati nella lotta contro l’apartheid razziale imposto dalle classi dirigenti bianche. La sua fama è principalmente dovuta al fatto che Nelson Mandela vi fu recluso per 18 dei 27 anni totali di detenzione. Gli anni bui, come titola un capitolo dell’autobiografia Lungo cammino verso la libertà. Del bagno penale di Robben Island sopravvivono la tomba di Hadije Kramat, spiratovi nel 1755, un villaggio amministrativo dell’800, dotato anche di strutture religiose, la chiesa per i lebbrosi, un faro, installazioni risalenti alla Seconda Guerra Mondiale e, ottimamente conservato, il carcere di massima sicurezza destinato a leader del movimento di liberazione nero. “Ons Dien Met Trots”, “noi serviamo con orgoglio”. Il solito annuncio, infernale, di tutti i lager della storia. Nella luce del mare australe. Un tour nell’orrore e nella forza delle idee di circa 3 ore e mezza, compreso il tragitto in traghetto da Cape Town.

 Richtersveld Cultural and Botanical Landscape

Patrimoni UNESCO del Sudafrica Richtersveld Cultural and Botanical Landscape

All’estremo Nord Ovest del paese, ai confini con la Namibia, si estende il più remoto e inospitale dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica (iscritto nel 2007). Si tratta del Richtersveld Cultural and Botanical Landscape, 160 mila ettari coincidenti in buona parte con l’omonimo Parco Nazionale istituito nel 1991. Quest’area montagnosa e arida è di notevole rilievo non solo per la vegetazione Karoo, termine khoisan che significa “terra della sete”, vivificata solo dalla rugiada notturna e dalle nebbie mattutine, catturate dalle piante succulente. Infatti il fitto bush di arbusti e insolite varietà vegetali, come l’endemico halfman, così chiamato per il ciuffo sommitale che la fa sembrare un uomo (per gli abitanti del posto si tratta degli antenati tramutati) o le stone-plants che si mimetizzano ai massi rocciosi onde non venire brucate, è un esempio mirabile di integrazione tra natura e presenza umana, rappresentando da circa 2000 anni la fonte di sostentamento per l’etnia seminomade dei Nama, impiegati nella pastorizia, tra gli ultimi rappresentanti della cultura khoikhoi. Un luogo estremo e unico grazie alle sue peculiarità paesaggistiche, antropologiche, botaniche, faunistiche e ornitologiche.

Maloti-Drakensberg Park

Patrimoni UNESCO del Sudafrica Maloti-Drakensberg Park

L’unico dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica transfrontaliero, condiviso con il Lesotho, è anche l’unico “misto”, rispondente ai criteri artistico-culturale e naturalistico (istituzione 2013, parte sudafricana già dal 2000). Il Maloti-Drakensberg Park, che in Sudafrica è formato dal Parco nazionale uKhahlamba-Drakensberg, tutela i Monti dei Draghi, con oltre 3400 metri i più alti rilievi del Sudafrica, che in zulu si chiamano “uKhahlamba”, vale a dire barriera di lance, metafora perfetta per un complesso orografico di basalto che si staglia, a causa dell’erosione del plateau africano, con uno sviluppo di 1000 km, poderoso zoccolo geologico. Ai piedi dell’anfiteatro liscio, addentellato in picchi squadrati, consunti, che spiccano su un’immensa teoria di colli verdeggianti abbeverati dai fiumi che precipitano dall’altopiano con spettacolari cascate (si pensi alle Tugela Falls, nel Parco Nazionale Royal Natal, con 947 metri le seconde più alte del mondo), si ha di fronte l’evocazione ideale del continente nero, straziante nei suoi paesaggi pieni di luce. Uno dei pezzi forti dell’area protetta è l’impressionante repertorio di pitture rupestri boscimane, il più grande dell’Africa subsahariana, con 665 siti e circa 35 mila singoli pittogrammi che sintetizzano, in un magnifico ciclo iconografico che copre 4000 anni di storia, l’identità spirituale di un popolo. Libero, come la sua terra di spazio e di vento.

iSimangaliso Wetland Park
Patrimoni UNESCO del Sudafrica iSimangaliso Wetland Park

Quando la savana s’affaccia all’Oceano con una cintura di zone umide e acquitrinose. Potrebbe essere la sintesi perfetta dell’iSimingaliso Wetland Park, situato lungo la costa orientale del paese, dal confine col Mozambico all’estuario del Santa Lucia, entrato a far parte del novero dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica nel 1999. Nonostante non sia molto noto, l’iSimingaliso, il cui nome, a ragione, in zulu significa “una meraviglia”, è il più ricco di biodiversità dello stato, grazie alla presenza, a breve distanza gli uni dagli altri, di ecosistemi differenti, litoranei e marini (inclusi larghi tratti di barriera corallina), dune costiere e laghi salmastri, paludi e bush. Per avere un’idea si pensi che qui si possono incontrare ippopotami (la principale popolazione sudafricana) e coccodrilli, squali e oltre 500 specie di uccelli, nonché esemplari di Latimeria, specie ittica quasi “fossile” ritenuta a lungo estinta finché, nel 1938, non fu pescata proprio in un fiume che scorre nell’attuale parco. Alle origini dell’Africa.

Cratere di Vredefort

Cratere di Vredefort Patrimoni UNESCO del Sudafrica

Il più ampio cratere da impatto meteoritico presente sulla Terra. Un diametro di 300 km, a vari cerchi concentrici, per la testimonianza del più potente evento singolo in termini di rilascio energetico mai avvenutovi, che ebbe notevoli ripercussioni anche sull’evoluzione animale. Il Cratere di Vredefort è stato inserito nell’elenco dei Patrimoni UNESCO del Sudafrica nel 2005 in virtù del suo eccezionale valore geologico e scientifico. L’asteroide che si schiantò in questa zona dell’Africa circa 2023 milioni di anni fa doveva misurare tra i 10 e i 15 km di diametro, tra i più grandi mai precipitati sulla superficie del nostro pianeta. Qui non c’è bisogno di scavare per decifrare la storia della crosta terrestre che emerge, stratificata e friabile, come in un libro aperto.

Culla dell’umanità

Patrimoni UNESCO del Sudafrica Culla dell'Umanità

Nel 1924 l’antropologo e paleontologo sudafricano Raymond Arthur Dart analizzò i resti di un cranio rinvenuto da un operaio che lavorava presso una cava di calcare di Taung, a circa 430 km da Johannesburg. L’articolo su Nature  fece epoca: infatti il reperto colmava l’anello evolutivo mancante tra i primati e l’uomo. Si trattava del primo ominide di cui ci sia giunta testimonianza, ribattezzato Bambino di Taung, un infante di tre anni vissuto 2,3 milioni di anni fa, appartenente alla specie estinta dell’Australopithecus africanus. Fu il primo di una serie ininterrotta di ritrovamenti che si sono infittiti soprattutto in un’area di 500 kmq alle porte della metropoli principale del paese, eletta a Cradle of Humankind, Culla dell’Umanità, per la straordinaria concentrazione di fossili di ominidi che ha conservato nei friabili terreni sedimentari, tra i quali si segnalano, quanto ad antichità, Little foot, resti di un piede di ominide di 3,3 milioni di anni fa, ed esemplari di  Paranthropus (alla lettera “accanto all’uomo”, perché vissuto mentre i primi Homo si stavano espandendo) che potrebbero addirittura risalire a 4,5 milioni di anni fa. I principali siti paleontologici sono Sterkfontein, Swartkrans, Kromdraai e Environs. Il punto d’accesso migliore al Patrimonio risulta il Maropeng Visitor Center, inaugurato nel 2015 in una struttura che, significativamente, riprende la forma dei tumuli funebri delle civiltà primitive, simboleggianti l’appartenenza totale dell’uomo alla Terra, grembo generatore e destinazione finale della vita. Imperdibili le cavità calcaree di Sterkfontein, profonde 60 metri e famose, oltre che per il succitato Little Foot, grazie a Mrs. Ples, soprannome attribuito al più completo scheletro di Australopithecus mai ritrovato, datato a 2,15 milioni di anni fa, e le Wonder Caves, meravigliose anche da un punto di vista geologico. Una catabasi alle origini della nostra specie.

Mapungubwe Cultural Landscape

Patrimoni UNESCO del Sudafrica Mapungubwe Cultural Landscape

Un regno misterioso, complesso, la prima società monarchica e articolata dell’Africa meridionale, sviluppatasi tra il 900 e il 1300 d.C., che arrivò, al proprio acme, a controllare i traffici dai porti orientali del continente verso l’India e la Cina, come testimoniano rinvenimenti di porcellane estremo-asiatiche e collane in perle di vetro di fattura persiana, sepolte tra le steppe riarse della savana ai confini con Botswana e Zimbabwe. Il Mapungubwe Cultural Landscape, inserito nei Patrimoni UNESCO nel 2003, ricalca l’area dell’omonimo Parco Nazionale che tutela la distesa di altopiani ricoperti di bush alla confluenza dei fiumi Limpopo e Shashe, e i siti archeologici che li disseminano. Magica è la Mapungubwe Hill (alla lettera “collina degli Sciacalli”), affioramento di arenaria, a forma di cupola, alto una trentina di metri e lungo 300, ricco di reperti che giungono sino all’Età del Ferro: l’imponente masso, simile a un altare, dovette rivestire molteplici significati rituali e cerimoniali, assolvendo parimenti a funzioni di sepoltura. Un’acropoli dell’Africa nera. Notevoli anche la flora e la fauna del Parco. Una terra sacra.

Candidature

Patrimoni UNESCO del Sudafrica Soweto Nelson Mandela

7 sono le candidature nella già menzionata “tentative list” per possibili Patrimoni UNESCO del Sudafrica. La !Xam Khomani Heartland consiste di una regione posta a Sud di Upington, nella provincia del Capo, dove si conservano testimonianze di due etnie scomparse, quelle degli ǀXam e ǂKhomani, e dei loro dialetti, appartenenti all’alveo delle lingue khoisan, caratterizzate dalla peculiarità fonetica delle consonanti clic. La proposta del Barberton Mountain Land, Barberton Greenstone Belt or Makhonjwa Mountains è dovuta all’eccezionale pregio geologico e paesaggistico di questo gruppo di catene montuose e colline (l’altezza massima è di 1800 metri) che si sviluppa ai confini con lo Swaziland. L’unico hotspot floreale arido riconosciuto al mondo costituisce invece il motivo di candidatura delle Succulent Karoo Protected Areas, 116 mila kmq di Sudafrica occidentale, fino alla Namibia. Elevatissimo il tasso di endemismo nelle specie vegetali e animali: 6 356 piante (di cui il 40 % endemiche e il 17 % a rischio di estinzione), 27 anfibi (29 % endemici), 121 rettili (20 % endemici), 68 mammiferi (9 % endemici) e oltre 400 uccelli. Un ecosistema culturale straordinario, frutto dell’interazione tra natura e uomo che ha prodotto risultati unici da un punto di vista ambientale, agricolo, economico-sociale, architettonico: questo è l’Early Farmsteads of the Cape Winelands, che testimonia l’evoluzione dell’enologia nella zona del Capo, propiziata da un clima mediterraneo, seguendo lo sviluppo di villaggi, insediamenti produttivi, pratiche lavorative, consuetudini civili, in uno dei distretti vinicoli più rinomati al mondo. Se nella Culla dell’Umanità abbiamo visto il profilarsi delle linee di ominidi, The Emergence of Modern Humans: The Pleistocene occupation sites of South Africa si concentra sull’emergere dei primi esemplari di Homo Sapiens, circa 200 mila anni fa (durante il Pleistocene superiore, o Tarantiano), in varie località di rilevanza paleontologica e archeologica, su tutte le grotte di Blombos, distribuite tra la Eastern Cape Province, il KwaZulu Natal e la Western Cape Province. Il Liberation Heritage Route e l’Human Rights, Liberation Struggle and Reconciliation: Nelson Mandela Legacy Sites valorizzano i momenti e i luoghi salienti per la lotta di emancipazione della popolazione nera, con particolare riferimento alla figura di Madiba, si prendano ad esempio il sobborgo di Soweto o la Fortezza di Constitution Hill, a Johannesburg, dove prima di Mandela fu incarcerato il suo ispiratore Gandhi. Dalla nascita dell’uomo a chi ha combattuto per la sua dignità.