Le più belle città coloniali del Messico

Centri storici barocchi, maestose cattedrali, palazzi aristocratici, viuzze dalle tinte pastello, squillanti: il Messico d’età ispanico-coloniale è un salotto incantevole, di soave eleganza

I tre secoli esatti (1521-1821) di dominazione iberica hanno lasciato, in Messico, un’impronta indelebile: cuore geografico e amministrativo del Viceregno della Nuova Spagna, esteso dal Wyoming alle Filippine, attraversò in questo periodo lo sconvolgimento, la congiuntura traumatica, dalla quale emerso l’identità e la fisionomia d’un popolo.
Il crollo delle civiltà precolombiane, Maya e Azteca su tutte, non determinò un semplice ammasso di rovine, ma, simile a un’eruzione vulcanica, produsse un sostrato fertile, vitale, su cui si innestò l’apporto dei conquistadores. Ne scaturì il mestizo, meticciato etnico (a differenza dei protestanti nordici, i cattolici, d’indole mediterranea, presero ben presto a congiungersi con le native, originando il gruppo genetico ancora oggi maggioritario), linguistico, sociale, economico, culturale e religioso. Ne germogliò la raza, cifra emblematica dell’umanità latinoamericana.
L’immagine più sontuosa di tanto fervida e proficua stagione si compendia nelle più belle città coloniali del Messico. Immagine languidamente barocca, dalle mollezze trabocchevoli, giunoniche, che la concettosità ardita, l’austerità chiericale, le reminiscenze moresche e tardogotiche provvedono a castigare. Centri storici dove materie prime e stilemi indigeni s’ibridano con l’urbanistica e l’edilizia europea, l’estetica precolombiana, geometrica e monumentale, con l’esuberanza plateresca e il più avviluppato manierismo della Controriforma (il cosiddetto churrigueresco, florido, contorto), la spontaneità nativa con l’arguzia gesuita, contribuendo a un timbro inconfondibile, agrodolce, a una levità cupa, penombrosa, che inebria.

 Il Viceregno della Nuova Spagna nel 1794; si estendeva dal Nord America alle Filippine (immagine: Wikimedia Commons)

Il Viceregno della Nuova Spagna nel 1794; si estendeva dal Nord America alle Filippine (immagine: Wikimedia Commons)

Città del Messico

Idee di viaggio per il 2019 Città del Messico

Monstruo, così i Messicani chiamano la loro capitale, per la sua dimensione mastodontica, per una tendenza espansiva irrefrenabile, priva di un fronte netto, gelatinosa, metamorfica. In effetti Città del Messico si è allargata notevolmente, con la sua area urbana di circa 22 milioni di abitanti, dal germinale centro storico, sorto sulle rovine di Tenochtitlàn. Nel 1984 è stato dichiarato Patrimonio UNESCO grazie a 700 isolati e 1500 palazzi in stile barocco ispanico, dal formidabile pregio architettonico, gravitanti intorno alla Piazza della Costituzione, “el Zocalo“, tra le più grandi al mondo, su cui affacciano la sontuosa cattedrale barocca e il lunghissimo Palazzo Nazionale, famoso per i murales di Diego Rivera dedicati alla storia messicana. Del Patrimonio fa parte anche il quartiere di Xochimilco, formato dai laghetti fatti costruire 800 anni fa da Acatonalli, principe che creò degli ingegnosi orti galleggianti, le “chinampas”, ricavati su isole artificiali composte da armature di legno e fibre intrecciate che venivano riempite di fanghiglia e terriccio. Il National Geographic l’ha inserita nei Best Trips 2019 per un diffuso revival culinario: numerosi ristoranti e locali stanno rilanciando versioni particolari versioni di tortilla indigena, facendo ricorso a ingredienti locali e guarnendole con specialità della tradizione Maya. Un invito gastronomico da non perdere.

Puebla de Zaragoza

Le più belle città coloniali del Messico Puebla de Zaragoza Cattedrale

Magnifico esempio di pianificazione urbanistica ex novo, Puebla de Zaragoza fu fondata il 16 aprile 1531, col nome di  Puebla de los Ángeles, nella fertile pianura alle falde del Popocatépetl, il più alto vulcano messicano. La posizione strategica, sulla strada tra Città del Messico e Veracruz, ne favorì l’ascesa e la prosperità, di cui rende testimonianza lo splendido distretto storico, Patrimonio UNESCO dal 1987. Tra gli edifici e i monumenti più insigni si segnalano: l’imponente Cattedrale dell’Incoronata, dallo scenografico prospetto, affiancato da due torri campanarie di 70 metri; la chiesa di San Francesco, con un’elegante facciata concava, rivestita di maioliche e azulejos; il convento di San Domenico di Guzmán, al cui interno si trova la folgorante Cappella del Rosario, capolavoro assoluto dell’ornato churrigueresco; la Biblioteca Palafoxiana, la più antica delle Americhe (l’istituzione risale al 1646), che dispone, lungo una navata terminante in un ricco retablo aureo, librerie in scuro noce, adorno di riccioli e sbuffi.

Le più belle città coloniali del Messico Puebla de Zaragoza fontana

Guanajuato

Le più belle città coloniali del Messico Guanajuato barocco messicano

A differenza di altre città fondate dagli Spagnoli, Guanajuato non presenta una pianta regolare e geometrica, dovendosi adattare ai fianchi scoscesi, angusti, di una vallata a 2000 metri di quota. Il sito venne scelto, a metà ‘500, a seguito della scoperta di ingenti riserve d’argento, le principali di tutto il Messico, che fecero dell’insediamento il più importante centro estrattivo al mondo, almeno fino al XIX secolo. Di questa opulenza fa fede il suo superbo tesoro artistico-architettonico, nel quale spiccano la chiesa gesuita La Compañia e quella de La Valenciana (eretta, come tanti altri edifici sacri di Guanajuato, all’imboccatura di una miniera), meravigliosi esempi di stile churrigueresco, annoverati unanimemente tra le più riuscite realizzazioni del barocco ispanoamericano. Non meno interessanti la Cattedrale, dal disegno voluminoso che stacca, sul folto tessuto cittadino, insieme alla contigua Università, un massiccio palazzo goticheggiante, cui sgrava la mole pesante un’ariosa, leggera scalinata d’ingresso. La motivazione della nomina a Patrimonio UNESCO, avvenuta nel 1988, non si sofferma solo sui monumenti, ma anche sulle peculiarità urbanistiche di Guanajuato, un labirinto di strette rue acciottolate e di camminamenti sotterranei, scavati per sottrarsi alle frequenti alluvioni, e il reticolo di miniere. Da non perdere, durante una visita, la casa natale del grande muralista Diego Rivera, marito di Frida Kahlo, e il Museo delle Mummie, che conserva 111 salme umane, estinte da un’epidemia di colera nel 1853: a, e sollevare tutt’oggi quesiti scientifici non risolti, è il fatto che questi cadaveri andarono incontro a un processo naturale di imbalsamazione, determinato, probabilmente, da fattori microclimatici.

Le-più-belle-città-coloniali-del-Messico-Guanajuato-strada

Morelia

le più belle città coloniali del Messico Morelia

La città rosa, cosiddetta per il peculiare cromatismo, morbido e tenue, che soffonde le pietre locali, fu insediata nel 1541 da Antonio de Mendoza, primo Vicere di Nuova Spagna, in un sito della regione agricola di Michoacán. Nota fino al 1828 col nome di Valladolid, venne ribattezzata in onore dell’eroe indipendentista José María Morelos y Pavón. I suoi oltre 249 edifici monumentali, che rivelano una calibratissima mistione di architettura iberica, tanto tardogotica quanto rinascimentale e manierista, e moduli precolombiani, le sono valsi, nel 1991, la nomina a Patrimonio UNESCO. La struttura urbana ha il proprio centro gravitazionale nella vasta piazza del Zocalo, da cui s’irradiano, secondo un disegno armonioso, d’ampio respiro, assi ortogonali che sfociano in piazzette minori e ameni giardini. Tra gli esempi più rappresentativi del “barocco moreliano” si distinguono la Cattedrale, il possente Palacio Federal, il convento di San Francesco. Molto iconico, infine, l’acquedotto, completato nel 1788, che si sviluppa per 253 arcate a tutto tondo.

Le più belle città coloniali del Messico Morelia Vicolo

Zacatecas

Le più belle città coloniali del Messico Zacatecas Cattedrale

Anagolamente a Guanajuato, fu la scoperta di una vena argentifera, rintracciata nel 1546, a determinare la fondazione di Zacatecas. Gli indigeni Zacatecos, da cui prese il nome, sfruttavano da secoli le risorse minerarie di questa valle, posta alle pendici, calcinate ed arsicce, del Cerro de la Bufa, a circa 2500 metri di quota. Risorse che propiziarono la fastosa fioritura della città, simile a un bocciolo fossile di stradine e rue (callejones), slarghi e crocicchi, una rosa, polverosa ed arida, dove il barocco ascende al più estremo, flessuoso, intricato virtuosismo. Tra le decine di edifici religiosi e civili, inseriti nei Patrimoni UNESCO dal 1993, ne incarna la massima espressione la settecentesca Cattedrale: i fregi lapidei della facciata, capolavoro ineguagliabile della scultura churrigueresca, rivaleggiano con l’edera, il polipaio, il traforo, il pizzo, riescono a cavare, dal duro sasso, trionfi d’acanto e madrepora.

Le più belle città coloniali del Messico Zacatecas barocco

Santiago de Queretaro

Le più belle città coloniali del Messico Queretaro

K’eretarhu significa, in lingua p’urhépecha, o tarasca, “isola delle salamandre blu”. La componente precolombiana ebbe un influsso non semplicemente onomastico sulla storia di Santiago de Queretaro, fondata nel 1531 dagli Spagnoli in sinergia con gli Otomi. Infatti il nuovo centro urbano rappresentò un caso eccezionale di convivenza multietnica: laddove i quartieri ortogonali richiamano l’approccio pianificatore europeo, i distretti irregolari, tortuosi rimandano al contributo degli indigeni, avversi all’impero azteco, alleatisi con i conquistadores. Dal 1996, l’UNESCO annovera tra i propri Patrimoni 203 isolati e 1400 edifici del centro di Queretaro, notevoli per un barocco eclettico, leggero. Stupendo l’acquedotto, costruito tra 1726 e 1738, che si sviluppa per 1,28 km, infilando ben 74 arcate. Da non dimenticare, infine, il ruolo detenuto da Queretaro nella storia dell’arte mondiale: il 19 giugno 1867 fu teatro della fucilazione di Massimiliano I del Messico, che Édouard Manet immortalò in un celebre dipinto.

Le più belle città coloniali del Messico Queretaro acquedotto

Tlacotalpan

Le più belle città coloniali del Messico Tlacotalpan

Su un’ansa fluviale che serpeggia prossima alla costa di Veracruz, Tlacotalpan, piccolo villaggio portuale fondato nel 1550, non si distingue per la grandiosità, la pompa, a tratti invadenti, tipiche delle altre città coloniali messicane, bensì per un suo inconfondibile clima, nel quale si sposano, con grazia languida, tropicale, il linguaggio barocco e l’indole caraibica. Questo timbro inconfondibile ha spinto l’UNESCO a includere nei Patrimoni dell’Umanità (1998) il nucleo, composto da bei caseggiati ordinati, bassi e orizzontali, retti da portici dipinti con colori vivaci, la sua spigliatezza creola, che ricorda un po’ New Orleans, un po’ Cuba.

San Francisco de Campeche

Le più belle città coloniali del Messico Campeche

Ancora una mollezza caraibica asola su San Francisco de Campeche, importante porto marittimo che gli Spagnoli stabilirono, nel 1540, su una preesistente città Maya, Can Pech. Più che di missionari gesuiti o francescani, di austerità conventuali o maestà gentilizie, il suo centro coloniale, vivace di colori accesi, tinnuli, nominato Patrimonio UNESCO nel 1999, parla dei frequentissimi attacchi pirateschi subiti dalla città sin dalla nascita. Ciò convinse le autorità a cingerla di un poderoso sistema di fortificazioni, dalla pianta complessivamente esagonale, di cui affidarono la progettazione, nel 1686, all’ingegnere militare francese Louis Bouchard de Becour. Il risultato si accorda a una tipologia urbana che, sebbene con gradazioni e sfumature, si rintraccia omogenea in tutta l’area del Golfo del Messico e del Caribe, dalla Louisiana al Venezuela: frammisti al nucleo ispanoamericano, barocco, s’indovinano tocchi francesi, inglesi, addirittura olandesi.

Le città coloniali più belle del Messico Campeche Strada

San Miguel de Allende

Le città coloniali più belle del Messico San Miguel de Allende

Quando si arriva a San Miguel de Allende, adagiata su un altopiano a quasi 2000 metri – il momento migliore è l’ora del tramonto, quando appare in un’infinita luce violetta e purpurea che sfuma nel deserto – si nota, quasi nave che solca il mare brulicante di stradine e case, la sua Parroquia, dall’estro moresco, gotico, simile a una torta nuziale. Sebbene il centro storico sia stato dichiarato Patrimonio dell’UNESCO (2008) per la sua intatta architettura di matrice coloniale, la facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo, che ormai è il simbolo della cittadina, risale alla fine dell’800 e ha una storia davvero unica. La progettò Zeferino González, muratore analfabeta, dotato di naïveté geniale e visionaria. Costui fu incaricato di disegnare il nuovo prospetto della parrocchia francescana. Ignaro di calcoli, progetti o viaggi, si ispirò a delle cartoline in suo possesso che ritraevano edifici religiosi francesi e italiani e concepì l’eccentrica struttura isabellino-barocca, pallidamente ondivaga tra il rosa e il giallo ocra, un anticipo stupefacente del più fantastico Gaudí.

Le più belle città coloniali del Messico San Miguel de Allende UNESCO

Merida

Le più belle città coloniali del Messico Merida

Fondata nel 1542 da Francisco de Montejo de León sulla costa settentrionale dello Yucatán, di cui è capitale, Mérida si fregia dell’epiteto di “Ciudad Blanca”, dovuto al lucore pulito, calcareo, di molti suoi barrios. Se ovunque si percepisce un sottofondo barocco, qui l’anima coloniale s’andò arricchendo di elementi neoclassici, liberty, modernisti, dando vita a una sintesi di pregevolissimo ordito. La cattedrale di Sant’Ildefonso, edificata tra 1592 e 1598 usando molto materiale di risulta sottratto ai templi Maya di T’ho, è la più antica di tutta l’America continentale.

.

.