Polinesia: le isole di Thor Heyerdahl

Ve la sentite di salpare verso il paradiso?

Sdraiati sulla spiaggia con il sole che filtra tra le fronde delle palme, difficilmente ci metteremo a pensare a come gli esseri umani hanno raggiunto questi paradisi e da dove.
Non è il caso di Thor Heyerdahl, norvegese classe 1914.

Thor sin da bambino nutre interesse per la zoologia e ne seguirà i corsi universitari assieme a quelli in geografia a Oslo. Si appassiona di culture polinesiane, inizia a farsi domande su come animali e uomini siano arrivati su isole tanto lontane.
Decide di partire con la giovane moglie per le Isole Marchesi, precisamente per Fatu Hiva dove soggiornerà un anno e mezzo.
Convinto che la Polinesia fosse stata colonizzata anche da popolazioni sudamericane, Thor Heyerdahl sottopose questa sua teoria alla comunità degli studiosi ma ne ricevette solo scetticismo: “provaci tu a navigare dal Perù alle isole del Pacifico su una zattera di balsa” si sentì dire dall’archeologo, antropologo e storico Herbert Joseph Spinden. Thor non se lo fece ripetere due volte: organizzò la spedizione, arruolò 5 compagni come equipaggio: 4 norvegesi di cui tre ex commando della resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale e uno svedese; ultimo membro dell’equipaggio era il pappagallo Lorita.
Tutti assieme si recarono in Equador per la costruzione della zattera, il famosissimo Kon-Tiki e per reperire l’equipaggiamento che verrà fornito dall’esercito americano grazie ai contatti di Thor. Presero il mare da Callao il 28 aprile 1947 e si fecero trasportare dalla Corrente di Humbolt per 101 giorni. Passando a sud di Fatu Hiva, navigò vicino all’isola di Puka Puka per poi arenarsi sull’atollo di Raroia.
Tahiti, Bora Bora, richiamano immediatamente candide spiagge, un cielo turchese che si riflette nel mare cristallino. Chi non ha mai sognato di lasciare tutto e rifugiarsi su queste isole?
Partiamo con Thor per visitare la Polinesia.

Il Kon Tiki in navigazione © Wikipedia

Tahiti

Papeete, benvenuti in Paradiso

Iniziamo il nostro viaggio a Tahiti, più precisamente nella capitale della Polinesia Francese: Papeete.
Da dove cominciare meglio il nostro giro se non nel mercato coperto della città?
Situato in Boulevard de la Reine Pomare IV, il mercato coperto di Papeete è la maggiore attrazione della città dove è possibile assistere ad uno spaccato della vita tahitiana e sperimentare l’incredibile accoglienza polinesiana ed il festoso orgoglio dei costumi isolani.
Nel mercato (orari d’apertura Lunedì dalle 5:00 alle 18:00, dal martedì al sabato dalle 4:00 alle 18:00, domenica dalle 3:00 alle 9:00) trovate negozi di artigianato locale tra cui le famose perle nere ed è possibile testare subito la deliziosa cucina locale al Cafè Maeva (https://cafe-maeva.business.site/).
Passeggiando sul lungomare dovete recarvi nell’area di Paofai per fermarsi presso la Maison de la Culture che offre spettacoli teatrali, concerti, animazioni, festival e molto altro incentrati sulla cultura locale.

Il mercato coperto di Papeete

Se è domenica e vi trovate in città, sempre in Paofai, dovete recarvi alla chiesa protestante e osservare la particolare devozione tahitiana con canti che sono un mix di religioso e tradizionale e ammirare il peculiare abbigliamento dei fedeli.
Nell’adiacente area di Tapareui è possibile visitare il “villaggio degli artigiani” dove si assiste a spettacoli e animazioni con danze e canti.
La sera, nell’area vicino al mercato, nel parco Place Vai’ete troverete il paradiso del fast food: decine di roulottes che tenteranno le vostre papille gustative. Impossibile resistere dall’assaggiare tutto.
Tahiti non è solo splende spiagge e cocktails in riva al mare, se avete lo spirito dell’avventura in voi, non lasciatevi sfuggire la possibilità di un giro nell’entroterra. Dalla località di Papenoo è possibile risalire la valle omonima oppure da Haapupuni, poco più a est, si possono raggiungere le tre cascate del fiume Faarumai.
Se queste due gite hanno solamente intaccato la vostra sete da esploratori, il vulcano spento Orohena, con i suoi 2241 metri, è la vetta più alta della Polinesia.
Il consiglio è di affidarvi ad una guida per un giro dell’entroterra poiché avrete bisogno di qualcuno che conosca perfettamente il territorio.
A Tahiti nel mese di luglio si svolge l’Heiva ovvero un festival di competizioni sportive tradizionali e danze sui Marae. Si svolge in Place Vai’ete e richiede una prenotazione con largo anticipo (https://www.heiva.org/en/home/).
Nella località di Pa’ea è possibile visitare il sito archeologico del Marae Arahurahu
Il Marae è una piattaforma in pietra che serviva come luogo di adunanza politica e per riti religiosi. I marae sono presenti anche su altre isole dell’area polinesiana.

Raiatea

Raiatea, l’isola sacra dei Polinesiani, vista da Bora Bora

Turchi e Mongoli hanno la terra di Ergenekon, gli Aztechi l’ancestrale Aztlán, anche altri popoli hanno terre mitiche da cui gli avi sarebbero emigrati per colonizzare o conquistare nuove terre.
Raiatea è, secondo le leggende, la terra d’origine dei polinesiani, dai Maori fino agli Hawaiani.
Qui troviamo il Taputapuatea marae nel sud-est dell’isola che si annovera tra i siti patrimonio mondiale UNESCO ed è composta da diversi marae e da altre strutture in pietra, si noterà la presenza dei famosi tiki. Il Taputapuatea marae fu sede di un’alleanza che coinvolgeva varie isole polinesiane, le Isole Cook, regni maori e hawaiani.

Il Marae Taputapuatea ©Wikipedia

Il Marae Tainuu si trova invece sulla costa occidentale di Raiatea.
A Raiatea in ottobre potrete essere spettatori della Hawaiki Nui Va’a ovvero una competizione tra Va’a, le caratteristiche piroghe polinesiane con bilanciere a sinistra. Divisa in tre categorie (uomini, donne e ragazzi). Parte dall’isola di Huahine, ad oriente e arriva a Raiatea, da qui prosegue per Tahaa che si trova a poca distanza da Raiatea a nord e da Tahaa finisce a Bora Bora. Per un totale di circa 125km. L’evento richiama 2000 partecipanti da tutto il mondo.

Bora Bora

Bora Bora è così bella che ti mette la voglia di correre ad indossare il costume da bagno

La “Perla del Pacifico” nonché l’isola polinesiana più conosciuta. Un vero paradiso tropicale e una gemma vulcanica in mezzo all’oceano, il luogo perfetto per gli amanti del mare che potranno languire nelle lagune dei motu, godendosi l’ozio totale che questo luogo sa regalare.
L’entroterra si presta a piacevolissime escursioni e la vista dalla vetta del monte Pahia, regala una suggestione difficilmente è descrivibile: sospesi un poco tra mare, terra e cielo.
Bora Bora fu un regno dal 1788 per circa cento anni sotto la dinastia Tapoa e riuscì a conquistare le isole di Raiatea, Tahaa e Maupiti. Anche su Bora Bora troviamo dei marae: il marae Farerua nel nord ed il marae Vaiotaha tra Vaitape e Nunue.

Huahine

il termine Huahine indica le parti intimi femminili poiché l’isola ricorda un bacino di donna

L’isola di Huahine che, in realtà sono due collegate da un ponte è circondata da splendi spiagge sulle lagune azzurre e le sue ripide cime coperte di vegetazione lussureggiante. Dato che risulta fuori dai maggiori circuiti turistici conserva una bellezza più autentica. E’ sede molti marae ben conservati.

Tahaa

Tahaa e il suo mare di cristallo

E’ conosciuta come l’isola della vaniglia, il cui dolce aroma si percepisce ovunque. Gli abitanti vivono in piccoli villaggi pacifici e ogni famiglia è dedita anche alla coltivazione delle perle. Chi visita Tahaa ama passare dal sole delle candide spiagge ai sentieri profumati dell’entroterra per poi tornare ad esplorare i relitti sommersi e gli incredibili fondali sottomarini.

Isole Marchesi

Sono le isole di Thor Heyerdahl, qui il norvegese si recò nel 1937 per fare un’esperienza di vita lontano dal mondo. L’arcipelago è composto da circa 20 isole di origine vulcanica che presentano alte montagne e una costa di spiagge di ciottoli e scogliere.

Nuku Hiva

Ma chi ve lo fa fare di tornare in ufficio?

E’ il centro principale dell’arcipelago ed è per dimensione la seconda isola più grande della Polinesia Francese. Chi la visita rimane soggiogato per la catena montuosa che la attraversa latitudinalmente e dalle cascate che vi scendono rombando. Su Naku Hiva troviamo numerose le testimonianze storiche della cultura polinesiana che vi si sviluppò: il sito archeologico di Hatiheu è formato da un Paepae ovvero le fondamenta di un’abitazione, da una Tohua (piazza per le danze tradizionali) un marae e diversi Tiki antropomorfi. La costa a nord nei pressi dei villaggi Aakapa ci sono delle spettacolari formazioni di basalto e numerosi altri siti archeologici.

Nuku Hiva tirerà fuori l’Indiana Jones che è in voi

Dovete assolutamente chiedere informazioni per raggiungere la cascata di Hakaui che con i suoi 350m compie un salto memorabile nella cornice di alte scogliere. Proseguite poi per il bel lungomare di Taiohae e godetevi la vista del golfo e dello sconfinato oceano sullo sfondo.
Per concludere non vi resta che visitare la valle di Taipivai, antico luogo di cannibali come scritto da Hermann Melville (il padre di Moby Dick per capirci) e sede di numerosi Tiki.

Hiva Oa

I panorami di Hiva Oa ©Wikipedia

Più nota per esser stata il luogo dove dipinse Paul Gauguin (e dove infettò gli abitanti con la sifilide) è un’isola di selvaggia bellezza. Le sue valli hanno custodito Tiki e tombe reali nei siti di Taaoa, Hanaui, Hanapeteo e Hanatekua. Nel sito di Ipona si trova un Tiki alto quasi due metri e mezzo di nome Taka’i. Chi giunge sull’isola sulle orme di Gauguin troverà un museo che espone copie delle opere dipinte sull’isola e una replica della “Maison du Jouir” dove soggiornò e si intrattenne con le donzelle locali e la sua tomba.

Salutate Taka’i ©Wikipedia

Fatu Hiva

Barche e traghetto nella baia di Hanavave

Fatu Hiva è l’isola più meridionale dell’arcipelago delle Marchesi, di origine vulcanica è anche scarsamente popolata: vi sono solamente due villaggi, entrambi sulla costa occidentale, il settentrionale Hanavave e il meridionale Omoa, dove si stabilì Thor al suo arrivo.
I coniugi Heyerdahl si spostarono poi nella valle di Uia, nella parte orientale dell’isola e vi vissero in modo primitivo. Sembra che vi sorgano tuttora le rovine del loro insediamento. Qui conobbero un vecchio cannibale con cui Thor conversò a lungo e fu questo isolano a far sorgere nel norvegese, con i suoi racconti, che forse la civiltà polinesiana proveniva da oriente, dal sud America che divennero più che semplici supposizioni nel momento che la moglie Liv si accorse che le correnti prevalenti arrivavano da est.
Fatu Hiva è raggiungibile solo via mare grazie ad una nave cargo/passeggeri (https://aranui.com/vessel/) da Hiva Oa e mostra ai visitatori uno spaccato di come doveva essere la vita dei polinesiani prima dell’arrivo degli europei. I due piccoli villaggi offrono solo lo stretto necessario e gli abitanti ricavano ciò di cui abbisognano dall’isola stessa. Fatu Hiva si presta a spettacolari escursioni che conducono a cascate nascoste tra la vegetazione. Flora che cambia varietà e colore ad ogni passo così come la terra stessa che assume diverse tonalità. Dal nulla tra le piante sbucato Tiki e petroglifi ad attestare una civiltà che ormai sta per scomparire.

Arcipelago delle Isole Tuamotu

Sarà il mio daltonismo ma non so dare un nome a queste tonalità

Le Isole di questo arcipelago formano la più grande catena di atolli del mondo. La tristemente famosa Mururoa, sede degli esperimenti nucleari francesi, fa parte delle Tuamotu come le isole Gambier anche se queste possiedono una cultura polinesiana differente. Non molto sfruttate a livello turistico nonostante le belle barriere coralline, vi si coltivano le perle nere oltre che il cocco e la copra. Solamente gli atolli di Rangiroa e Manihi hanno la possibilità di accogliere turisti interessati alle attività legate al mare.

Puka-Puka

Puka Puka è il luogo ideale per far perdere le proprie tracce

La popolazione è di circa 160 persone quasi tutta raggruppata tutta nell’unico villaggio di Te One Mahina che nel 1996 fu distrutto da un tifone e successivamente ricostruito con l’intervento della Francia.
Gli abitanti vivono coltivando noci di cocco da cui ricavano la copra.

Raroia

Scomodiamo Giacomo Leopardi e affermiamo assieme: “naufragar m’è dolce in questo mare”

Raroia è l’isola su cui arrivò equipaggio del Kon-Tiki.
Attualmente vi vivono circa 200 abitanti dediti alla coltivazione delle perle e alla produzione della copra. Grazie all’aeroporto servito dai voli domestici della Tahiti Air, è visitabile; solo che non vi sono strutture ricettive perciò, gli isolani che sono estremamente accoglienti, vi potranno alloggiare e condividere con voi il loro stile di vita.