I luoghi, le opere, i tormenti e gli amori di una delle più grandi pittrici del 900 in questo viaggio nel Messico di Frida Kahlo

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Un viaggio nel Messico di Frida Kahlo, attraverso i luoghi e le opere di una delle più grandi artiste del XX° secolo, equivale a discendere nell’anima di un popolo, nel suo humus stratificato e tumido di “tezontle”, lavico, nero e ferroso, risalendo alle origini amerindie della “raza”, ricercate alla luce delle inquietudini dell’uomo contemporaneo. Il mondo, geografico e umano, naturale e storico, ritratto in un repertorio narrativo e iconografico volutamente arcaico, fondato sulle cosmologie precolombiane e la tradizione pittorica del meticciato messicano, frutto dell’incontro tra il sostrato indigeno e la cultura spagnola, quella delle icone votive e degli ex-voto, stilizzata, aprospettica, simbolica, didascalica, ancorata alle esperienze elementari, ai misteri elementari.
“Pensavano che anche io fossi una surrealista, ma non lo sono mai stata. Ho sempre dipinto la mia realtà, non i miei sogni”, diceva di sé la pittrice e intellettuale di militanza marxista, e un viaggio nel Messico di Frida Kahlo non può che donare evidenza innegabile a questa asserzione, in un intreccio di dipinti e paesaggi, suggestioni liriche e voci. Un’opera attualissima che pone interrogativi ineludibili sul rapporto tra le civiltà antiche, legate ai cicli della Terra, e la contemporanea società industriale e globale. Contrasto di cui il suo stesso percorso rappresenta una delle massime espressioni (per approfondire confronta l’articolo monografico di Fluidblog).

Il viaggio nel Messico di Frida Kahlo parte dalla capitale, il “Monstruo”, come i suoi abitanti chiamano la megalopoli che sorge sulle rovine dell’azteca Tenochtitlan e il prosciugato lago Texcoco, dove numerosi sono i riferimenti alla protagonista del nostro itinerario, che vi nacque nel 1907. Per la precisione a Coyoacán, il sobborgo barocco della capitale eletto nel XVI° secolo da Hernan Cortés a propria dimora definitiva, un tranquillo quartiere dal variopinto aspetto coloniale fulcro, a partire da fine 800, di una vivace scena bohémien che espresse l’Estridentismo.
La Casa Azul, alla lettera “casa azzurra”, è la luminosa dimora dell’infanzia di Frida dove lei, alla morte dei genitori, nel 1941, tornò con il grande amore della sua vita, il pittore muralista Diego Rivera, creando un cenacolo artistico frequentato da personalità come Sergei Eisenstein, Nelson Rockefeller, George Gershwin, Maria Felix. Un edificio basso e accogliente, tradizionale e semplice, disposto intorno a un fresco giardino tropicale, che dal 1958 ospita il Museo Frida Kahlo: tra le stanza dell’abitazione, sospese nel sole delle vetrate, odorose di vernice, di legno e ricordi, si ammirano alcuni dei quadri più famosi di Frida qui dipinte, ad esempio Ritratto di mio padre Wilhem Kahlo (1952) e Viva la Vida (1954), oltre a opere del marito, Paul Klee, Marcel Duchamp e Yves Tanguy.
Nei paraggi si segnalano anche la  Casa Museo Leon Trotsky, il rivoluzionario sovietico che, giunto da esule in Messico nel 1929 insieme alla moglie Natalia Sedova, fu accolto dall’intellighenzia di Coyoacán, al punto da essere effigiato da Rivera in un dipinto murale del 1934 come autentico erede di Karl Marx e Friedrich Engels. E non solo. Infatti Trotsky intrecciò una relazione sentimentale con Frida che, a flirt concluso, gli donò uno splendido autoritratto in cui ha le fattezze di una farfalla color panna. Nel giardino si trova la tomba del dissidente, assassinato nel 1940. A breve distanza dalla Casa Azul è importante il  Museo Diego Rivera Anahuacalli, ospitato nel possente edificio in pietra vulcanica che lo stesso Rivera progettò, ispirandosi all’architettura dell’antico Messico, per alloggiare i 60 mila pezzi che intendeva donare quale lascito alla nazione.

Prima di trasferirsi alla Casa Azul, Diego e Frida abitavano nella casa studio del barrio di San Juan, confinante con Coyoacán nella zona Sud di Città del Messico. La struttura, uno dei primi esempi in Centro America di architettura funzionalista, progettata nel 1931 da Juan O’Gorman, ospita il Museo Casa Estudio Diego Rivera y Frida Kahlo, un interessante percorso espositivo che attraversa i vari ambienti della costruzione e le opere raccolte. Un viaggio nel Messico di Frida Kahlo non sarebbe completo senza la Galeria de arte mexicano de Ines Amorprima galleria privata del Messico, dove il 17 gennaio 1940 venne organizzata la mostra Surrealismo Internazionale, organizzata da André Breton, dal poeta peruviano César Moro, dal pittore austriaco Wolfgang Paalen e dall’artista francese Alice Rahon. Frida, agli albori della celebrità, vi prese parte.

Fondamentale è poi il Museo Dolores Olmedo, a Xochimilco, quartiere dichiarato patrimonio UNESCO grazie ai giardini acquatici che rendono famosi i suoi laghetti da almeno 800 anni, cioè da quando il primo signore della cittadella, Acatonalli, creò degli ingegnosi orti galleggianti, le “chinampas”, ricavati in isole artificiali formate da armature di legno e fibre intrecciate che venivano riempite di fanghiglia e terriccio. La ricca filantropa da cui prende nome l’esposizione, alloggiata nell’hacienda di fine XVI° che acquistò nel 1962, era amica di Frida Kahlo, Rivera e della sua prima moglie, altra pittrice, Angelina Beloff, e accumulò nel corso degli anni la più grande collezione esistente al mondo di quadri della coppia, intorno ai 150.

Nel centro storico di Città del Messico, un tessuto intricato di quasi 700 isolati e 1500 palazzi di pregio architettonico, patrimonio UNESCO, altre opere di Frida Kahlo sono esposte all’interno del Museo Nacional de Arte (Munal), e la pittrice è raffigurata nella Ballata della Rivoluzione all’interno del trionfale ciclo di affreschi murali eseguiti da Diego Rivera nelle gallerie del cortile centrale del Palazzo Nazionale, sulla piazza del Zocalo, dedicati alla storia messicana dal 1520 al 1930.

Il viaggio nel Messico di Frida Kahlo prosegue a Cuernavaca, la capitale dei Morelos, famosa come città dell’eterna primavera fin dall’epoca azteca, quando i sovrani la elessero per secoli a luogo di villeggiatura, si incontra un’autentica chicca, nascosta nel dedalo barocco-coloniale di raro incanto in cui anche Diego e Frida, nei primi anni della loro relazione, erano soliti passeggiare: nel 1961 l’artista statunitense Robert Brady divenne proprietario della Casa de la Torre, porzione di un convento addossato alla Cattedrale, e vi collocò oltre 1300 pezzi da esposizione. Questa dimora museo eclettica e colorata, vivacissima, vanta un noto Autoritratto con scimmia dipinto da Frida nel 1945.
Verso Est, invece, Tlaxcala possiede un Museo de Arte che raccoglie sei quadri giovanili di Frida Kahlo, realizzati tra 1923 e 1927, importanti per comprendere le prime fasi della sua carriera. Notevole il Ritratto di Miguel N. Lirascrittore appartenente al gruppo di studenti universitari di idee socialiste dei “Cachuchas”, cui la stessa Frida aderiva, così chiamati dal nome del cappello a visiera che indossavano.

Ultima tappa del viaggio nel Messico di Frida Kahlo prima di rientrare nella capitale è Teotihuacan, il “luogo degli dei”, patrimonio dell’UNESCO e principale sito archeologico mesoamericano: le due piramidi del Sole e della Luna, rispettivamente  Quetzacoatl e Quetzal-Papalotl, racchiudono i principi opposti della vita che sono il tema cruciale di tutta la riflessione estetica ed esistenziale di Frida. E di ogni vita.

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Ilaria De Nardi
Ilaria De Nardi

Area di esperienza:
Messico
Destinazione preferita:
Isla Holbox
Tipo di viaggio ideale:
Salire in macchina e partire, assaporare ogni chilometro. Un itinerario alla scoperta della destinazione con un finale da favola su spiagge bianche e mare cristallino; Un perfetto mix di viaggio e vacanza
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