Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway

Le cose da fare sulla Blue Ridge Parkway, la strada degli Appalachi

Volendo azzardare un parallelo orografico tra Italia e USA, le Alpi stanno alle Rocky Mountains come l’Appennino agli Appalachi: similmente alla catena che attraversa in lunghezza la penisola, questi sono, rispetto agli aguzzi, giovani picchi d’ingresso al West, più bassi, smussati, ampi. Anche ombrosi, segreti, a dispetto del carattere meno impervio, per una sorta di dolcezza schiva e riservata. Il più antico sistema montuoso delle Americhe, formatosi circa 480 milioni di anni fa, largo mediamente tra i 160 e i 480 km, che si sviluppa per 2400 km, dall’Alabama al Labrador canadese, raggiungendo la massima elevazione continentale ad Est del Mississippi con i 2037 metri del Mitchell (North Carolina), unisce, alla vetustà geologica, un ruolo profondo, per quanto celato dalle foschie lattiginose, silvestri, dei suoi boschi, nella storia culturale degli Stati Uniti. Così l’Appennino ha ospitato, nel corso dei millenni, tra le sue borgate di pietra a cui sale l’odore del mare e nelle fiorenti città delle valli pedemontane, i nuclei umani fondamentali nella genesi della civiltà italica.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Appalachi

Lo stesso nome, il quarto toponimo europeo della nazione per antichità, risalente alla spedizione spagnola di Narváez del 1527, in origine con esclusivo riferimento all’espressione con cui un gruppo nativo della Florida si autodefiniva, ne tradisce la composita vicenda d’interazioni. I frastagliati crinali degli Appalachi hanno costituito la direttrice principale di penetrazione coloniale da Nord a Sud (con un rigurgito di ritorno dopo la Guerra Civile), lungo sentieri sconnessi, giogaie e torrenti, carrarecce che andavano a scomparire nelle radure scure, lugubri di muggiti. Un’epopea pionieristica silenziosa, dimessa, prevalente gaelica – irlandese e scozzese -, rauca e sputacchiante, al retrogusto virile di bourbon, che ha prodotto delle epiche minori, balorde e romantiche, di faide e contrabbando, oltre alla prima espressione artistica squisitamente americana, vale a dire frutto di acculturazione, la Old-time music, precedente diretto del country. Di questa massa di anonimi viandanti è scampata, all’oblio, qualche figura dai contorni eroici, su tutti il pioniere Daniel Boone, il Davy Crockett degli Appalachi. Un mondo rimasto defilato rispetto alla vivacità delle vicine aree costiere, con le relative conseguenze di spopolamento demografico e depressione economica, specie dopo il declino dell’industria carbonifera. E, proprio perciò, preservatosi intatto, salvo.

Un viaggio lungo la Blue Ridge Parkway (confronta la proposta di itinerario auto e moto Appalachi On th Road di Alidays) permette di fare ingresso nel cuore rurale d’America. Questa strada panoramica, la cui costruzione iniziò durante il New Deal e si concluse nel 1966, ad eccezione del tratto occupato dal famoso Linn Cove Viaduct, nei pressi della Grandfather Mountain, completato nel 1987, si snoda per 755 km, dal Shenandoah National Park, in Virginia, al Great Smoky Mountains National Park, Patrimonio UNESCO del North Carolina. Essa prende nome dalla fascia orientale degli Appalachi, quella più alta, che in lontananza appare avvolta da un alone azzurrognolo, a causa dei vapori emanati dalle foreste nell’atmosfera. Il tracciato, sinuoso e piacevole nonostante i numerosi ostacoli morfologici del territorio, superati mediante 168 ponti e 6 viadotti, rende ragione, forse insieme all’assenza di tasse d’ingresso, del fatto che, dalla sua inaugurazione, la Blue Ridge Parkway ha conseguito praticamente ogni anno il record di visitatori per un’attrazione dei parchi USA. L’interdizione ai veicoli commerciali, il traffico molto rado e il limite di velocità a 72 km/h, trasformano un’escursione, a bordo di auto o moto, in un’esplorazione lenta, indisturbata, di uno scrigno naturalistico e culturale inestimabile. Ecco, di seguito, qualche consiglio su cosa fare lungo la Blue Ridge Parkway, con suggerimenti di soste, visite, attività e musei.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway viaggio in USA

Parchi e natura

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Grat Smoky Mountains National Park

In tema di aree protette e natura, inevitabile è partire questo viaggio lungo la Blue Ridge Parkway con il Great Smoky Mountains National Park, a cavallo tra North Carolina e Tennessee. Quasi 11 milioni di turisti annui ne fanno il parco più visitato degli USA, esteso circa 210 mila ettari, dichiarato Patrimonio dell’UNESCO. Le esperienze possibili all’interno di questo paradiso ecologico, che conta circa 10 mila specie vegetali e animali censite, e quasi 90 mila non catalogate, vanno dalle passeggiate per i sentieri dell’Appalachian Trail (un cammino di età pionieristica lungo 3500 km, fino al Canada), che si addentrano in una delle foreste pluviali superstiti più antiche nel Nord America, formata da imponenti abeti di Fraser, all’incontro con i moltissimi animali, quali 1500 esemplari di orso nero, oltre a procioni, linci rosse, volpi, wapiti, coyoti, cervidi e rarissimi abitanti dei limpidi corsi d’acqua. Il terminale settentrionale della Blue Ridge Parkway è lo Sheandoah National Park, al cui ingresso, presso il valico di Rockfish Gap, si immette nella Skyline Drive: nei suoi confini, inclusi interamente in Virginia, si fa accesso a una cupola di vette morbide, scroscianti per le tantissime cascate.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Waterfalls

Altri siti di interesse naturalistico sono: Sherando Lake, un’area ricreativa allietata da due laghetti, compresa nella George Washington National Forest, polmone verde di foreste, in larga parte vergini, che annoverano più di 50 specie di piante; il belvedere di Onion Mountain’s Overlook, al quale si accede percorrendo un gradevole sentiero, cinto, a tarda primavera, di rododendri e allori di montagna; le cascate di Fallingwater, nell’omonima valle, bel percorso in prossimità di ruscelli e salti spumeggianti; Peaks of Otter, un trittico di cime (Sharp Top, Flat Top e Harkening Hill) che si specchiano in un piccolo bacino affiancato da un elegante lodge, locus amoenus già decantato da Thomas Jefferson e Rober E. Lee; nei dintorni di Roanoke, con 200 mila abitanti la più grande città attraversata dalla Blue Ridge Parkway, l’insieme di attrazioni composto dalla montagna e dal fiume omonimi. Fin qui in Virginia. Passando in North Carolina abbiamo: il punto panoramico di Fox Hunters Paradise, dove un tempo si appostavano i cacciatori di volpi per udire i cani abbaiare giù nella scarpata; Doughton Park, la più ampia recreation area della Parkway, percorsa da 48 km di sentieri ideali per l’hiking e l’osservazione della fauna selvatica, rappresentata per lo più da cervi della Virginia, procione, linci rossi e volpi; l’E.B. Jeffres Park, dotato di un agevole percorso che porta a delle cascate, elemento di spicco anche per quanto concerne la Linville Falls Recreation Area; il Mount Mitchell State Park, che tutela non solo il monte, come abbiamo visto, più alto del Nord America orientale, ma anche il contiguo Mount Craig, di 16 metri più bassi, entrambi raccontati, a livello ambientale e storico, in un museo sfizioso; le Glassmine Falls, visibili direttamente dalla strada, cascate che coprono un balzo di 240 metri; i Craggy Gardens, ovvero “giardini dirupati”, a 35 km da Asheville, regalano la principale concentrazione di rododendri che, nel tardo giugno, ne screziano le balze di viola; Shining Rock Wilderness è nel suo genere la più ampia del North Carolina, estesa per quasi 75 kmq su un’arcata curvilinea delle Blue Ridge, solcata da vari tributari del Pigeon River e da un reticolo di sentieri di 40 km che conducono a non poche vette eccedenti i 1800 metri, tra cui Cold Mountain, resa celebre dall’omonimo romanzo di Charles Frazier (1997), soggetto della trasposizione cinematografica di Anthony Minghella (2015), candidata a sette premi Oscar; Richald Balsam rappresenta il punto più alto della Blue Ridge Parkway (1845 metri) e consente di affrontare camminate in boschi di abete di Fraser, la pinacea endemica degli Appalachi.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Peaks of Otter

Meraviglie geologiche

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Looking Glass Rock

La composizione sedimentaria degli Appalachi copre un arco cronologico che va dal Cambriano al Permiano (480-250 milioni di anni fa). Facile immaginare che un viaggio lungo la Blue Ridge Parkway regali parecchie attrattive geologiche. Qui ci limiteremo a qualche cenno. Innanzitutto su Looking Glass Rock, monolito plutonico (in sostanza un affioramento di magma solidificato) che supera i 1200 metri d’altezza, dominando tutte le vallate circostanti, così chiamato in virtù del riflesso vitreo che le sue pareti emettono all’alba. Popolare destinazione per gli amanti dell’arrampicata, fornisce un’ impressionante testimonianza dei sommovimenti terrestri che modellarono la regione.
Magnifiche, nella Shenandoah Valley, le Luray Caverns, la più visitata cavità speleologica dell’East. Oltre allo spettacolo di stalattiti, stalagmiti e altre affascinanti formazioni rocciose, a lasciare a bocca aperta è il Great Stalacpipe Organ, un litofono composto da una console che produce percussioni sulle stalattiti, come in un organo di Madre Natura.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Luray Caverns

Tra Cherokee e pionieri

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Cherokee

Abbiamo accennato che un viaggio lungo la Blue Ridge Parkway consente di tagliare trasversalmente fasi storiche che hanno depositato sedimentazioni fondamentali della fisionomia etnico-culturale dell’East americano. I primi Nativi si insediarono nell’area degli Appalachi intorno a 16.000 anni fa, come testimoniato da rinvenimenti archeologici pre-Clovis in Pennsylvania. I reperti più consistenti si concentrano nel periodo arcaico (8000-1000 a.C.) e annoverano anche siti d’altura. All’arrivo degli Europei, che esplorarono la catena nel 1566-67 con la spedizione spagnola di Juan Pardo, il quale fondò un avamposto, Fort San Juan, proprio ai piedi delle Blue Ridge Mountains (presso l’odierna Burke County, in North Carolina), la porzione meridionale era occupata dalle tribù Cherokee. All’epoca, va ricordato, anche la composizione floristica del territorio era differente: infatti gli Appalachi rappresentavano il regno incontrastato del castagno americano, sterminato fino alla quasi estinzione da una malattia introdotta da esemplari asiatici a inizio 900, e i suoi frutti, dolci e farinosi, fornivano una cospicua voce nella dieta sia degli indigeni che dei coloni, secondo quanto si evince da parecchie evidenze documentarie.
Sulla Blue Ridge Parkway si può entrare a contatto con la civiltà ancestrale degli Cherokee, in paesaggi immobili, assorti in un sonno estatico che rimanda ai cicli mitici delle loro cosmologie orali. Devil’s Corthouse, un picco roccioso alto 1744 metri raggiungibile mediante una breve, ma impegnativa, passeggiata, si inserisce nei tipici episodi di sincretismo tra tradizioni cultuali: se l’aspetto desolato, leggermente inquietante, di questo brullo masso a strapiombo su mari di piante ispirò alla fantasia nativa la dimora del gigante Judaculla, gli Europei, come si evince dal nome, lo assegnarono al Diavolo. Allontanandosi di poco dalla Blue Ridge Parkway, merita una visita la Cherokee Indian Reservation, il cui nome esatto è Qualla Boundary, riserva di 220 kmq che ospita circa 15.000 membri delle bande orientali del gruppo etnico autoctono e vanta un notevole patrimonio antropologico e paesaggistico, splendidamente raccontato dal Museum of the Cherokee Indian.
Passiamo ora al capitolo dei “frontiersmen”, gente fiera, rude e avvezza ai sacrifici, che sviluppò ben presto, tra questi baluardi vergini, uno spirito di spiccata autonomia e, a tratti, di rivalità verso i più urbani abitanti delle regioni “tidewater”, cioè costiere (pochi sanno, ad esempio,che in North Carolina, scoppiò nel 1765 una rivolta contro le autorità britannica, la Guerra del Regolamento, considerata prodromo della Rivoluzione), ampiamente romanzato nelle saghe narrative riguardanti omicidi coinvolti in faide sanguinose, i “moonshiners”, contrabbandieri notturni di bourbon, taglialegna semiprimitivi e minatori. L’epoca dell’Appalachian Frontier ha lasciato non poche tracce, segni minimi, affumicati dal tempo e dal fiato dei boschi, nel cui folto ligneo si mimetizzano. Ad Humpback Rock, Virginia, il Mountain Farm trail si snoda tra tipiche “cabin”, modeste casette costruite in tronchi, che in estate si rianimano con rievocazioni storiche in costume della dura vita dei montanari. Lo Yankee Horse Ridge, invece, riporta a un episodio della Guerra Civile e preserva un tratto di binari di ferrovia forestale, usata dai boscaioli per il trasporto del legname. Una delle attrazioni più fotografate della Blue Ridge Parkway per la sua atmosfera pittoresca, è il mulino ad acqua Mabry Mill, attivo tra 1910 e 1935, perfettamente conservato: l’itinerario di visita include i diversi ambienti dello stabilimento rurale, come la sala della macina, la segheria e la bottega del fabbro.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Mill e pionieri

Da non perdere la Aunt Orelena Puckett Cabin Exhibit, sui fianchi del Groundhog, omaggio alla tenacia delle donne degli Appalachi. Qui infatti si preserva la casa della ostetrica autodidatta “zia” Orelena Puckett, che fece partorire, senza mai una vittima, oltre 1000 donne. Una performance teatrale, messa in scena regolarmente nei mesi, racconta la straordinaria vicenda. Nella sezione del North Carolina si segnalano la cabin originale di Martin Brinegar, eretta nel 1880, e la Daniel Boone’s Trace, sul sito della strada usata dal leggendario “settler” per penetrare in Kentucky (un’immagine idealizzata, ieratica, della spedizione, piena di reminiscenze derivate da quadri a tema religioso, si può ammirare nel dipinto “Daniel Boone escorting settlers through the Cumberland Gap” di George Caleb Bingham, importante pittore ottocentesco).
Spingendosi nel Great Smoky Mountains National Park, eccezionale è l’Oconaluftee Center & Mountain Farm Museum, assemblaggio di tipologie costruttive con differenti funzioni, reso unico dal Mingus Mill, mulina dotato di un particolare congegno di caduta dell’acqua, dalla chiesetta Smokemont e da un’esposizione avvincente, ricca di reperti. Notevole, infine, il Blue Ridge Institute and Farm Museum di Ferrum (55 km da Roanoke), articolato in gallerie che perlustrano la cultura materiale delle popolazioni contadine, cui si aggiunge la ricostruzione di una fattoria di coloni tedeschi dell’Ottocento e rievocazioni in costume della vita quotidiana.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway log cabin

Dimore storiche

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Biltmore

Durante un viaggio lungo la Blue Ridge Parkway non si incontrano soltanto povere capanne di pionieri. Infatti dalla seconda metà dell’800 le élite politico-economiche degli USA cominciarono a valorizzare le potenzialità turistiche degli Appalachi, che divennero un ritiro di pace e tranquillità a due passi dai principali centri del potere nazionale, Washington e New York. L’esempio più lampante si trova ad Asheville, “The Paris of The South”, località di villeggiatura alto-borghese sviluppatasi proprio in quei decenni. Nel 1888 George Washington Vanderbilt II, rampollo colto e introverso della dinastia di industriali, commissionò all’architetto Richard Morris Hunt una reggia favolosa, Biltmore Estate, in stile Chateau rinascimentale francese, la residenza privata più grande degli Stati Uniti, con 250 stanze (tra cui una libreria da 10 mila volumi e una pista da bowling), circondata da un parco immenso.
Meno nota di Biltmore, che si piazza subito dietro la Casa Bianca e Graceland in termini di visite a residenze storiche, ma più intima e appartata, il Moses H. Cone Memorial Park tiene aperta al pubblico, in un vasto parco preposto a una ricca gamma di attività sportive, la Flat Top Manor, aristocratica magione di campagna di inizio 900, dal ricercato, e sobrio, disegno in revival coloniale, visitata anche da Gertrude Stein.
Da non dimenticare che dalla Blue Ridge Parkway non dista molto Charlottesville, che ospita i due pezzi forti del repertorio del presidente-architetto Jefferson, inseriti in un circuito UNESCO. Il campus universitario della Virginia fu concepito come sede di un ateneo laico, totalmente pubblico e libero da vincoli teologici e religiosi, nel quale venisse coltivato il seme prezioso della cultura umanistica al fine di creare una nuova classe dirigente, onesta e illuminata. L’icona del complesso è la Rotunda, nitida e perfetta, ispirata al Pantheon romano, davanti alla quale si stende un’ampio prato circondato da porticati ombrosi e adatti alla riflessione. Vicino si trova la tenuta di Jefferson, Monticello, dall’emblematico nome italiano: la villa, che fonde l’equilibrio apollineo di Palladio con il gusto rurale delle aristocrazie inglesi, è circondata da sontuosi giardini e piantagioni rigogliose.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Monticello Jefferson

Musei e centri visita

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway musei

La Blue Ridge Parkway coinvolge il visitatore anche per mezzo di musei dedicati alla tutela della memoria storica e del paesaggio degli Appalachi, risultato di una lenta ed equilibrata sintesi tra elemento naturale e intervento umano. ll Blue Ridge Music Center, circondato da foreste ondulate, è un polo espositivo, con il The Roots of American Music Museum, e concertistico che, da maggio a ottobre, organizza esibizioni dei più importanti esponenti folk in circolazione, lieti di accorrere al Mid-Day Mountain Music, dalla programmazione giornaliera. La vicina Galax fa da sfondo al più longevo raduno al mondo di suonatori di violini folk, iniziato nel 1935, l’Old Fiddlers Convention, la seconda settimana di agosto. Il Folk Art Center di Asheville raccoglie pregevoli prodotti di artigianato artistico degli Appalachi, mentre il Museum of North Carolina Minerals illustra il variegato patrimonio minerario della regione di Spruce Pine.
Immancabile, soprattutto per ottenere tutte le informazioni specifiche del caso, il modernissimo Blue Ridge Parkway Visitor Center, sempre ad Asheville, degno di menzione già per l’avveniristica struttura architettonica ecologica, certificata LEED: un teatro interno da 70 posti, dove si proiettano documentari di alta qualità cinematografica, una mappa interattiva di 6.7 metri che racchiude tutto il tracciato della strada in una versione multimediale, percorsi espositivi legati a biodiversità, tradizioni e storia materiale delle genti locali, ne fanno una sosta necessaria a un’adeguata preparazione al viaggio.

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Musei foto

Sport

Viaggio lungo la Blue Ridge Parkway Sport Appalachian Trail

Nel corso dell’articolo si è fatto più volte riferimento a luoghi congeniali alla pratica di determinate discipline sportive. Ecco altre opportunità per approfittare della natura degli Appalachi, allenando corpo e mente durante le soste del viaggio lungo la Blue Ridge Parkway. Non si può che iniziare, in materia di hiking ed escursionismo, con il mitico Appalachian Trail, rete sentieristica di 3500 km che copre l’intero sviluppo della formazione orografica, connettendosi al prolungamento canadese per un totale di quasi 7000 km. L’impresa di percorrerla interamente richiama migliaia di appassionati ogni anno, entusiasti nell’intraprendere un cammino, prima di tutto, interiore.
Gli appassionati di rock climbing le palestre verticali di Ravens Roost, frequentate anche dai praticanti di parapendio. Per la pesca si consiglia l’Otter Lake, mentre il Julian Price Memorial Park include il Price Lake, esteso 190 mila kmq, l’unico su cui sia consentito il paddling lungo la Blue Ridge Parkway. Chi ama le cavalcate può scegliere tra  Pisgah National Forest e Nantahala National Forest, in North Carolina, oGeorge Washington eJefferson National Forests, in Virginia. Ovviamente un’ottima scelta è quella di percorrere il tracciato stradale in bicicletta e, dall’asse viario principale, imboccare le fitte piste secondarie.

Per maggiori informazioni su come e quando andare negli Appalachi per un viaggio lungo la Blue Ridge Parkway, contatta i consulenti Alidays

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