Un viaggio in Messico, nei suoi paesaggi consumati, da nihil sub sole novi, nelle sue città traboccanti, sensuali, in mezzo alla sua gente col viso scavato da una saggezza paziente, pigra, equivale all’ingresso in una sapienza antica.

Dalla megalopoli latina di Città del Messico, il “monstruo”, tra le grandi capitali culturali del pianeta, ai picchi vulcanici, ai deserti e alle giungle, è come compiere una catabasi estenuante nell’anima di un popolo naturaliter filosofo, amico degli sconfitti, i Don Quijote e Pancho Villa, che giacciono nella polvere, il velo stanco di un paese che ancora in molti luoghi preferisce, alle illusioni della civiltà contemporanea, la verità immota della siesta. Una discesa nella “raza”, non un semplice concetto etnico o genetico, bensì la ricerca accorata di un’identità comune, spirituale, che tenga assieme tutte le stirpi e culture di un popolo variegato, distribuito su un territorio immenso.

Alla variegata geografia del Messico corrisponde la sua composita stratificazione umana. Un susseguirsi di strati e fasce, non prive però di una fisionomia netta. L’intero paese è percorso, da Nord a Sud, da due catene montuose principali, la Sierra Madre Orientale (con la vetta più alta del Messico, il Pico de Orizaba, di 5610 metri) e la Sierra Madre Occidentale, disseminate di coni vulcanici e inframmezzate da profonde vallate e canyon, si pensi alla poderosa Barranca del Cobre, nello stato di Chihuhaua, che potrebbe contenere cinque o sei volte il Grand Canyon.

Il paesaggio passa progressivamente dai vasti deserti settentrionali ai confini con gli USA (Sonora, Chihuahua, Altar) alle regioni centro-meridionali, caratterizzate da clima e vegetazione tropicali. Dal corpo continentale, che si restringe a imbuto procedendo verso il Centro America, si dipartono due penisole, la Baja California, striscia desertica di quasi 1300 km che si allunga tra l’Oceano Pacifico e il mare interno di Cortés, e lo Yucatán, un grosso promontorio, allungato nel Mar dei Caraibi, caratterizzato da un notevole carsismo che forma i cenote, grotte colme d’acqua dolce usate dai Maya per approvvigionamento. Già l’elemento geografico dà l’idea di quante opzioni si aprano alla domanda su cosa vedere in Messico.

Olmechi, Zapotechi, le città stato Maya, i Toltechi, l’impero Azteco, un mosaico millenario spazzato via dall’arrivo dei conquistadores spagnoli che, innestandosi sul ceppo nativo, diedero vita al meticciato che costituisce la componente fondamentale della gente messicana, cristiana e latina. Divenuto indipendente nel 1821, il Messico, tra XIX° e XX° secolo, è stato teatro di sommovimenti politici sanguinosi e di profondo impatto ideologico-culturale, su tutte la Rivoluzione di Villa e Zapata del 1910, volta a destituire il trentennale potere della dittatura di Porfirio Diaz.

Durante le vacanze in Messico, attraverso i suoi 31 stati federati, si toccano con mano i segni di questa vicenda di incontri, commistioni, rotture e rinascite. Siti archeologici precolombiani, città coloniali e capolavori barocchi, paesaggi incontaminati, selvaggi e solenni, tradizioni folkloriche di matrice indigena rielaborate nella spiritualità cattolica, una cucina che fonde ingredienti locali e gusti europei (più dettagli nella sezione cosa visitare). Non ti resta che partire, con Alidays.

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