Fly & Drive lungo le byways del Maine

12 giorni / 10 notti

Da Boston a Boston, attraversando il cuore del Maine. Un viaggio lungo le più incredibili byways che solcano i paesaggi della regione del New England. Chilometri di maestosa natura, tra i boschi di conifere  dell'Acadia National Park e gli scenari attorno a Bagor, Brunswick e Waterville, lasciando poi spazio all'incanto di piccole cittadine abbarbicate sui litorali, come gemme preziose tra orli di roccia, Bar Harbor e Portland.  


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Chicago e i Grandi Laghi

13 giorni / 11 notti

Terza metropoli degli USA per numero di abitanti, dopo New York e Los Angeles, patria dei primi grattacieli, capitale musicale e culturale, dal fascino noir, seducente, Chicago è il punto di partenza imprescindibile per un viaggio nella regione dei Grandi Laghi, su cui gravita un'enorme area urbana, tra le più ricche di spunti e sorprese di tutto il Nord America. Questo itinerario si snoda attraverso Illinois, Ohio, Pennsylvania e Michigan, e alterna, alla visita di importanti città, nodi vitali del tessuto economico statunitense, paesaggi che conservano un placido sapore rurale, coniugando le due anime del cosiddetto Midwest, della sua fisionomia composita, agraria e insieme industriale. Né mancano, lungo le costiere lacustri, squarci di natura selvaggia. Oltre a Chicago, affacciata sul lago Michigan, si toccano, procedendo verso Sud-Ovest, Indianapolis, capitale dell'Indiana, celebre per gli sport (si pensi al Motor Speedway), e Cincinnati, in Ohio, strategicamente fondata su una confluenza fluviale, nota a fine '800, epoca di cui conserva il fasto liberty, con l'epiteto di "Paris of America". Da Cincinnati si risale poi, restando in Ohio, verso la capitale Columbus, seconda città più popolosa del Midwest, centro universitario e di ricerca scientifico-tecnologica di rilievo internazionale, dove frequenti, soprattutto per iniziativa della cospicua comunità italoamericana, sono i riferimenti al marinaio genovese, suo eponimo. Il viaggio raggiunge il proprio estremo occidentale a Pittsburgh, Pennsylvania, detta nel secolo XIX, quando era uno dei massimi poli siderurgici al mondo, "Steel City" (o città d'acciaio), oppure "City of Bridges", in virtù dei 446 ponti che integrano il sistema viario, imperniato, come a Cincinnati, sull'incontro di due fiumi: un'accorta politica di riconversione ha consentito, dagli scorsi anni '70, allorché declinarono i tradizionali settori produttivi, di valorizzare l'impareggiabile patrimonio artistico-architettonico cittadino, i suoi musei, teatri, centri ricreativi, al punto che oggi Pittsburgh compare in cima alle classifiche di vivibilità. Anche Cleveland, estesa sulla sponda meridionale del Lago Erie, in Ohio, è insignita di numerosi riconoscimenti per il suo fervore culturale, la qualità dei servizi, l'abbondante verde pubblico, e stupisce la mirabile armonia con cui riesce a integrare, nel suo pregevolissimo nucleo storico, innesti recenti. Nonostante registri un certo ritardo nel processo di ristrutturazione della propria identità, che pure sta avviando con imponenti progetti, Detroit, già principale distretto automobilistico americano, merita una sosta per il ruolo essenziale rivestito nella storia artistica degli States, specie in campo musicale, e l'atmosfera rétro che impreziosisce i suoi insigni monumenti e le grandiose istituzioni culturali (in particolare il magnifico Detroit Institute of Arts, una tra le più ricche raccolte del pianeta), testimoni di uno splendore trascorso, ma non sopito. Chicago e i Grandi Laghi, un viaggio negli USA che non ti aspetti.  


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Seattle e la West Coast

17 giorni / 15 notti

Due metropoli ribelli, controcorrente, graffianti, aprono e chiudono questo viaggio on the road lungo la West Coast degli USA, un itinerario di 1300 km attraverso gli stati di Washington, Oregon e California. La prima, meno nota, è Seattle, patria di Jimi Hendrix e capitale, negli anni '80, della scena musicale grunge. Davvero imperdibile il Pike Place Market, pittoresco e fragoroso mercato del pesce, che ne compendia l'essenza. La seconda, San Francisco, non necessita di molte presentazioni. Ritrovo, negli anni '50, dei Beatnik, culla, il decennio successivo, della cultura hippie, è forse la città statunitense più alternativa, estroversa, sempre all'avanguardia sul versante artistico e creativo. Nel mezzo, tante meraviglie, sia urbane che naturalistiche: l'Olympic National Park, Patrimonio UNESCO, una penisola increstata da vette che rasentano i 2500 km, folte di boschi; Cannon Beach, con il celebre Haystack Rock, il terzo più alto faraglione al mondo in virtù dei suoi 72 metri; Portland, città più popolosa dell'Oregon, fine e gradevole, ingentilita da splendidi giardini; il Monte Hood, tetto dell'Oregon, maestoso stratovulcano di 3.429 metri, sui cui fianchi sorge lo storico Timerbline Lodge, l'hotel di Shining; il Crater Lake National Park, noto grazie alla caldera occupata da un lago profondissimo (il primo negli USA e il nono al mondo) che gli dà il nome; il Redwood National Park, straordinario ecosistema che si affaccia sull’estrema parte settentrionale della costa californiana, dichiarato Patrimonio UNESCO per il suo valore naturalistico costituito principalmente dalle sequoie sempreverdi, i più grandi alberi e organismi viventi del mondo, caratterizzati da una colorazione rossastra della corteccia. Qui fu girata nel 1983 venne ambientata la battaglia di Endor nel film Il ritorno dello Jedi, della saga Star Wars. Tutto il meglio degli States, in un viaggio da favola.


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Denver e le Rocciose

16 giorni / 14 notti

Fervido polo creativo e culturale, importantissimo hub aeroportuale, Denver, detta The Mile High City per la sua altitudine sul livello del mare, 1609 metri, pari a un miglio terrestre, funge da base ideale per intraprendere un’esplorazione delle Rocky Mountains, nel loro settore più spettacolare sotto il rispetto paesaggistico e naturalistico, in un’ambientazione schiettamente western. La capitale del Colorado è una città dinamica, briosa, trendy, con un’area metropolitana di circa 2,9 milioni di abitanti e un clima frizzante, aprico, soleggiato per almeno 300 giorni l’anno. Offre uno degli scenari urbani più vivaci di tutti gli Stati Uniti, con gli splendidi musei, i poli performativi, i distretti artistici, i molteplici locali disseminati in un prezioso tessuto urbano, la cui ben riconoscibile stratificazione va dai nuclei ottocenteschi a interventi di grandi architetti contemporanei, come Giò Ponti e Daniel Libeskind. Non meno rilevante, in Utah, la meta conclusiva del viaggio, Salt Lake City, fondata nel 1849 sull'omonimo lago salmastro, quasi un miraggio biblico, da poche decine di pionieri mormoni che, dopo l'assassinio del loro profeta Joseph Smith, intrapreso la marcia verso una Terra Promessa. In vent'anni l'avamposto raggiunse i 70 mila abitanti. La città vive tutta nella sua piazza, su cui affaccia l'imponente prospetto neogotico del Salt Lake Temple, inaccessibile a chi non appartiene alla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Vi sorge inoltre la sala fastosa del Tabernacle Choir, col suo coro a più di 10000 canne, visitabile per tutti. L'itinerario inanella altri notevoli centri: Cheyenne, capitale del Wyoming e dei cow boys (ma non solo, qui c’è un interessantissimo museo sulle cow girls), celebre per i rodei (a fine luglio si tiene una delle più note kermesse al mondo, la dieci giorni dei Cheyenne Frontier Days), negozi di stivali e abbigliamento western, gli show di pistoleri in piazza Gunslinger e il solenne Campidoglio, importante monumento neoclassico eretto nel 1886; Rapid City, nella regione delle Black Hills, in South Dakota, dove si visita il Mount Rushmore National Memorial, colossale gruppo plastico rupestre, realizzato tra 1927 e 1941, effigiante i quattro Presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Abraham Lincoln, Theodore Roosevelt; Cody, 80 km dallo Yellowstone, fondata nel 1902 dall'eroe western per eccellenza, William Frederick Cody, detto Buffalo Bill, che contribuì alla nascita di questo villaggio, aprendovi l’Irma Hotel, rimasto intatto, e favorendo mediante amicizie influenti la costruzione di imponenti infrastrutture, una su tutte la Buffalo Bill Dam, la diga più grande al mondo al momento della sua costruzione. La sua figura è raccontata dall'avvincente Buffalo Bill Center of the West, complesso espositivo di 5 musei affiliato al prestigioso Smithsonian Institution di Washington. Incorniciano il percorso la wilderness possente dello Greater Yellowstone Ecosystem, esteso a cavallo di Wyoming, Montana e Idaho, ultimo frammento vergine di ecosistema terrestre temperato dell’emisfero settentrionale, in cui rientrano i Parchi Nazionali di Yellowstone, Patrimonio UNESCO, e Grand Teton, oltre al fascino surreale di Devils Tower e l'amenità alpestre di Jackson Hole, incantevole vallata, lunga 130 km e larga circa 25, inclusa nei confini del Grand Teton National Park, punteggiata dai centri abitati di Jackson e di Teton Village. Città, natura, frontiera: un'America intramontabile.  


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Dallas e il grande Sud

16 giorni / 14 notti

Un viaggio negli Stati Uniti del Sud, che taglia trasversalmente le sue diverse identità, tradizioni, sfaccettature, passando dalle immense pianure del Texas, il Lone Star State, col suo rude fascino di cowboy, al bacino idrografico gravitante intorno al fiume Mississippi, culla della fecondissima umanità afroamericana. Dallas, tra le città più dinamiche degli Stati Uniti, interessata da un fervido processo di gentrification, si fregia di importantissime istituzioni culturali, su tutti l'Arts District, il principale quartiere museale e ricreativo d'America. Non meno propulsiva San Antonio, il più antico insediamento del Texas, fondato da Francescani spagnoli nel 1718: di questo passato coloniale rendono una squisita testimonianza architettonica le quattro strutture conventuali incluse nel San Antonio Missions National Historical Park, Patrimonio UNESCO dal 2015, e quella di Fort Alamo, celebre per un episodio di eroica resistenza alle truppe messicane avvenuto durante la rivoluzione texana (1836), ancora molto sentito nella coscienza popolare di uno Stato in cui si coltiva un orgoglioso senso di appartenenza storica. Terza tappa, e quarta metropoli più popolosa della confederazione, Houston è città multietnica, che vanta, oltre a quello demografico, numerosi primati: secondo porto di tutta la nazione, centro industriale e tecnologico, legato soprattutto al settore petrolifero ed energetico, sede di nove tra le più 500 importanti aziende americane, terzo più svettante skyline dopo New York. E, vanto non da poco, il suo nome è risuonato addirittura nello spazio, il 14 aprile 1970, quando l'equipaggio dell'Apollo 13 mandò al Lyndon B. Johnson Space Center, la base NASA non distante dal centro urbano, il famosissimo messaggio: “Houston, we've had a problem.” In direzione Est, varcato il confine con la Louisiana, l'itinerario giunge a New Orleans,  la capitale creola, esoterica, in bilico tra tenebre e redenzione, patria dell’immenso Satchmo, Louis Armstrong: nei locali del French Quarter, al blues si aggiungono lo zydeco, le sonorità cajun e, ovviamente, il jazz, che ha il proprio tempio nella Preservation Hall. Risalendo il corso del Mississippi, s'incontrano Vicksburg, che ospita il monumentale National Military Park, sul sito di una battaglia decisiva della Guerra Civile americana, e Clarksdale, sosta imprescindibile lungo il Mississippi Blues Trail, in virtù del Delta Blues Museum, del Ground Zero Blues Club di Morgan Freeman e dell'incrocio tra Highway 49 e 61, presso il quale Robert Johnson, il genio maledetto e tutelare del blues, avrebbe venduto la propria anima al diavolo. Ora il viaggio punta verso il Tennessee e Memphis (consigliabile, prima, una deviazione a Tupelo, cittadina natale di Elvis), la grande fucina artistica e discografica che, negli anni '50-'60, vide l'incontro e la fusione tra le diverse anime etniche della musica southern. Qui non si possono perdere: i Sun Studio, “birthplace del Rock’n’Roll”, Beale Street, la strada madre del blues fitta di locali storici, lo Stax Museum, appartenente alla principale etichetta gospel del mondo, Graceland, la faraonica dimora di Elvis, il National Civil Rights Museum, ospitato nel motel dove fu assassinato Martin Luther King, e poi a scelta la Memphis Music Hall of Fame e la Blues Hall of Fame. Nemmeno il capolinea è avaro di emozioni. Eccoci a Nashville, capitale del Tennessee, l’Atene del Sud, la City Music, la patria del country, celebrato dal grandioso Country Music Hall of Fame and Museum, 2 milioni e mezzo di oggetti in esposizione, da rari filmati d’epoca a indumenti delle star. Immancabili, inoltre, gli RCA Studio B, a “home of 1000 hits”, la sala di registrazione fondata nel 1956 da Dan Maddox, dove sono state incise oltre 35000 canzoni, di cui 1000 successi da top parade e circa 260 brani di Elvis, oltre a Roy Orbison, Chet Atkins, Jim Reeves, The Everly Brothers, Charley Pride, Waylon Jennings, Dottie West, Don Gibson, il Museo dedicato a Johnny Cash, l’immortale “man in black” che riposa proprio a Nashville, e il Grand Ole Opry House, noto come The Show that Made Country Music Famous, il più longevo programma radiofonico del mondo, in onda dall’8 novembre 1925. Un Sud che non mancherà di farvi innamorare.


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Los Angeles e il South West

18 giorni / 16 notti

Addentrandosi dalla costa californiana verso il South West, si scoprono paesaggi naturali vergini e maestosi, polverose cittadine della vecchia frontiera, pueblo nativi e centri coloniali spagnoli, ambientazioni dei film in cui s'è cementato l'epica americana, città dalla vitalità culturale sorprendente, in un viaggio negli Stati Uniti che pervengono allo status di mito. Seconda metropoli degli USA dopo New York, a Los Angeles, il cui nome tradisce la fondazione iberica (1781), s'incontrano Hollywood, la capitale mondiale del cinema, Beverly Hills, con le dimore da sogno dei V.I.P., lo storico Osservatorio Griffith, gioiello art dèco del 1935 dal quale si gode una vista magnifica sulla città, Sunset Boulevard, la strada degli studi Sunset Sound e United Western, il Disneyland di Anaheim, primo parco tematico della storia. La vicina Santa Monica, sull’Oceano, offre il famoso Pier sull'Oceano, dove termina la Route 66, che s'imboccherà più tardi, in Arizona. Per ora, infatti, l'itinerario prosegue lungo il tratto litoraneo, fino a Santa Barbara, una città-giardino, a misura d'uomo, adagiata alle propaggini dei monti Santa Ynez, sulla cosiddetta American Riviera: il nucleo storico conserva un reticolo di calli e piazzette, la splendida Missione francescana, inaugurata il 4 dicembre 1786 (giorno della martire patrona di artiglieri e artificieri), l'imponente County Courthouse, completata nel 1929 secondo uno stile neocoloniale spagnolo dalle voluttuosità messicane. Spingendosi verso l'interno, si arriva al Sequoia National Park, contiguo al Kings Canyon, col quale compone una Biosfera UNESCO: nell'area protetta sono inclusi il  Monte Whitney (4421 metri), il tetto degli Stati Uniti contigui, e la sequoia Generale Sherman, che nei suoi circa 2500 anni ha raggiunto una statura di quasi 84 metri, l’essere vivente più grande del pianeta. La tappa successiva dischiude un ecosistema completamente differente, aridissima, inospitale. Eccoci nel Death Valley National Park, un vero concentrato di primati, risultando il più esteso a livello continentale, il più caldo e il più basso. Si tratta di una depressione (Badwater, bacino di sale a -86 metri popolato da crostacei di ignota provenienza, è il punto più profondo degli States) lunga 225 km e larga circa 40, un tempo occupata da un mare evaporato, il cui nome sinistro è emblematico di un ambiente antitetico alla vita, rugoso, assetato, inciso da calanchi, come a Zabriskie Point, e coronato da picchi vulcanici che superano i 3000 metri. Da qui è breve il passo a Las Vegas, la Sin City del Nevada, insonne, folle, kitsch, inebriante, unica e inimitabile, simile a un fiore luminescente nel deserto. Alla tappa successiva, il percorso tocca un'altra icona americana, il Grand Canyon, incluso in un National Park visitato da circa 5,5 milioni di persone all'anno, una fenditura dall’aspetto apocalittico, lunga circa 450 km, larga, variabilmente, tra i 500 metri e i 29 km, che sfiora, in profondità, i 1900 metri. Poco più a Sud-Est, Flagstaff è un importante snodo lungo la Route 66 (della quale, d'ora in poi, si può seguire il tracciato): posta ad oltre 2100 metri, essa si fregia del  Lowell Observatory, inserito dal Time nella lista dei 100 luoghi più importanti al mondo, avendo scritto episodi cruciali nella storia della scienza contemporanea, su tutti la scoperta del pianeta nano Plutone (allora considerato un “pianeta” a tutti gli effetti), osservatovi per la prima volta nel 1930. Non distante da Flagstaff, merita una sosta Meteor Crater, immensa voragine formata 50.000 anni fa da un meteorite che esercitò una forza di impatto pari a quella di 600 bombe atomiche. Entrati in New Mexico, da Gallup, già set di numerose pellicole western, la Route 66 si dirige verso il Continental Divide, lo spartiacque del Nord America, a 2200 metri di quota, e poi a Santa Fe, capitale dello Stato, con le sue deliziose architetture in adobe, le chiese di origine francescana, gli edifici risalenti al tempo del Vicereame, i ristorantini tipici, le gallerie e le esposizioni d'arte, su tutti il Georgia O'Keeffe Museum, dedicato alla nota pittrice che qui trascorse molti anni. Amarillo, il capoluogo del Panhandle texano, vanta il celebre Cadillac Ranch, installazione monumentale ideata negli anni '70 da Chip Lord, Hudson Marquez e Doug Michelsdal, esponenti del movimento Ant Farm, una sorta di Stonehenge dell'età industriale, composta da 10 carcasse di Cadillac rottamate, completamente ricoperte di graffiti, in fila secondo l'evoluzione dei modelli dal 1949 al 1963. Chiude Dallas, tra le città più dinamiche degli Stati Uniti, interessata da un fervido processo di gentrification, che esprime pregevolissime istituzioni culturali, su tutti l’Arts District, il principale quartiere museale e ricreativo d’America. Tutto ciò, e molto altro, regala un tour negli USA del South West.


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Miami e il Golfo del Messico

14 giorni / 12 notti

Una delle regioni più solari, colorite, dinamiche del Nord America, la porzione di States che affaccia sul Golfo del Messico  è perfetta per un on the road in compagnia di tutta la famiglia, offrendo infinite opportunità di divertimento, splendide spiagge, ridenti cittadine balneari, metropoli ricchissime di intrattenimenti e spunti culturali. Miami, sulla costa atlantica, non necessita di particolari presentazioni. Sotto il suo fulgido skyline, tipicamente statunitense, pulsa un cuore caraibico e tropicale, specialmente a Little Havana, alle spalle del downtown, il quartiere a maggioranza cubana in cui si parla spagnolo, o al massimo spanglish. Risalendo nel Sunshine State, tra le basse distese acquitrinose delle Everglades, un ecosistema fragile e raro, si giunge a Orlando, detta Theme Park Capital of the World, primato grazie al quale detiene annualmente lo scettro di città più visitata in America (nel 2018 ha raggiunto la cifra record, stupefacente, di 75 milioni di presenze): suo cuore pulsante è il Walt Disney World Resort, il più esteso complesso di parchi tematici del pianeta, tanto da poter contenere due volte Manhattan, inaugurato nel 1971. Non distante da Orlando, merita una deviazione il John F. Kennedy Space Center di Cape Canaveral, la base di partenza per tutte le missioni aerospaziali NASA (comprese quelle che hanno portato l'uomo sulla Luna), sita il più vicino possibile, per gli Stati Uniti, all’Equatore, in modo da sfruttare la spinta centrifuga innescata dal moto di rotazione terrestre. Portandosi lungo la linea litoranea del Golfo, di fronte alla quale si snoda una cordone di esili isolotti di sabbia, s'incontra Panama City Beach, nella Emerald Coast della Florida, assai apprezzata per le sue ampie spiagge, d'un bianco lucente, abbagliante, prima di una serie di graziose località marinare, come Pensacola, più a Occidente, The City of Five Flags, perché appartenuta, nella sua storia, a Spagna, Francia, Regno Unito, Stati Confederati d'America e USA. Entrati in Alabama, ecco Mobile, capitale della Louisiana francese prima di New Orleans, dal 1702 al 1720, ancora cinta dalle mura, ricostruite negli anni '70 del '900, di Fort Conde, avamposto a forma di una stella a sette punte bastionate, risalente al 1723. La Gulf Coast del Mississippi vanta un vero gioiellino, Biloxi, col suo rappresentativo faro di metà ottocento. Siamo ormai prossimi al Delta del Mississippi e a New Orleans, la capitale creola, esoterica, sfrenata patria del jazz e del più grande carnevale al mondo, una città geniale, inconfondibile, dove l'orizzonte si dilata verso lontananze di sogno.


1.890 € Scopri di più

Boston e il New England

14 giorni / 12 notti

Questo itinerario, che si snoda attraverso Massachusetts, New Hampshire, Maine e Vermont, s'addentra nel cuore del New England, la regione costiera atlantica settentrionale colonizzata nel '600 dai Padri Pellegrini puritani, nei suoi paesaggi bucolici, incantati, tra fiordi, fari, villaggi di pescatori, centri urbani raffinati e colti, echi letterari, la natura selvaggia degli Appalachi, verso l'interno. Un viaggio negli Stati Uniti ideale per il periodo autunnale, quando l'Indian Summer pigmenta le foltissime foreste acadiane di colori crepuscolari, sontuosi. Tappa iniziale e finale del circolo non potrebbe che essere Boston, fondata nel 1630, anima della Rivoluzione indipendentistica, in cui un incantevole centro storico si sposa a un moderno skyline: il soprannome "The Athens of America" è ampiamente giustificato  in virtù delle sue eccellenze universitarie (Harvard, nata all’epoca della teocrazia puritana, MIT), museali (imperdibile il Museum of Fine Arts e la prodigiosa Art of the Ancient World, collezione enciclopedica di 85 mila pezzi datati tra il 6500 a.C. e il 600 d.C.), culturali, con decine di teatri, biblioteche, auditorium. Si prosegue fino a Manchester, sulle sponde del Merrimack, l’agglomerato metropolitano più popoloso del New Hampshire, nonché la sua businnes capital, dove meritano una visita il Currier Museum of Art (con opere di Picasso, Matisse, O’Keeffe, Calder) e la Zimmerman House, l’unica dimora progettata dal grande Frank Lloyd Wright in New England, magistrale esempio di quella fase estetica e teorica detta “usoniana”. Entrati in Maine, si giunge a Portland, col suo favoloso Old Port, quartiere ottocentesco perfettamente conservato. Da qui la costa del New England si sfilaccia in una criniera di penisole, istmi, s’addentella in baie riparate. L’Acadia National Park tutela questo mondo anfibio, la cui calma annacquata si regge su un latente conflitto, e le sue peculiarità floro-faunistiche. Bar Harbor, uno dei molti porticcioli che ne gremiscono le insenature, invasi all’ora dei pasti dal profumino di ghiottonerie marinare, invita al riposo. Poco distante, il Mount Cadillac, massima altura della zona, è il punto degli USA da cui si assiste, in autunno e in inverno, alla prima alba. Lasciando la costa in direzione dell'entroterra, si arriva, in New Hampshire, alle White Mountains, la sezione più maestosa, a tratti severa, degli Appalachi settentrionali, inclusa per buona parte in una National Forest di 300 mila ettari, il secondo parco più visitato degli Stati Uniti, con 6 milioni di accessi l’anno. È in seguito la volta del Vermont per una sosta a Montpelier, la più piccola capitale della nazione, contando poco meno di 8000 abitanti. Oltre al bel Campidoglio dalla cupola dorata, si consiglia una puntata al Mors Farm Maple Sugarworks, nei cui piccoli cottage in legno, noti come “sugar shack”, si perpetua da generazioni la preziosa produzione dello sciroppo d'acero. Il percorso punta quindi verso Sud e il Massachusetts, che si può approcciare dalla sua porzione occidentale, il Berkshires, sognante reticolo di colline, per recarsi, prima del rientro a Boston, al The Clark Art Institute di Williamstown, che vanta la più cospicua raccolta mondiale di lavori di Renoir, oppure a The Mount, la magnifica residenza della scrittrice Edith Wharton, a Lenox, non lontano dalla casa di un altro gigante della letteratura americana, Herman Melville, l'autore di Moby Dick. Un viaggio fuori dal tempo, alle radici degli States.  


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Da Denver a Las Vegas

16 giorni / 14 notti

Per la sua posizione centrale, Denver, la capitale del Colorado, fervido polo culturale e artistico, è una base ideale per intraprendere un viaggio negli USA. Oltreché verso le Rocky Mountains, itinerario descritto in un'altra proposta Alidays, dalla Mile High City si può partire alla scoperta del South West, in un'itinerario attraverso Colorado, Utah, Arizona, Nevada, che coniuga centri urbani molto interessanti, maestosi paesaggi naturali, stupende creazioni geologiche, con gran finale a Las Vegas. La prima tappa, in Colorado, è Vail, deliziosa stazione sciistica, la più ampia degli Stati Uniti, incorniciata da un anfiteatro montano favoloso, che offre numerose opportunità sportive anche d'estate, stagione in cui la cittadina ospita notevoli manifestazioni culturali. Vicino a Vernal, nello Utah, non si può non visitare il Dinosaur National Monument, straordinario sito geopaleontologico e archeologico, con resti di dinosauri databili a 150 milioni di anni fa e ragguardevoli cicli pittori rupestri, ascritti alla cultura di Fremont (700-1300 d.C.). Si prosegue, in seguito, alla volta della capitale del Mormon State, quella Salt Lake City fondata nel 1849 sull’omonimo lago salmastro, quasi un miraggio biblico, da poche decine di pionieri mormoni che, dopo l’assassinio del loro profeta Joseph Smith, intrapreso la marcia verso una Terra Promessa. Procedendo in direzione Sud, si arriva a Moab, ex centro minerario, oggi aprica località di villeggiatura, capitale mondiale del mountain biking e vitalissimo centro di attività outdoor, porta d’accesso a due Parchi Nazionali imperdibili, l’Arches e il Canyonlands: il primo, distante pochi minuti d’auto, vanta la maggiore concentrazione planetaria di archi in pietra, circa 2000, mentre il secondo, a una mezzoretta, è inciso dal Colorado e dal Green River, che incontrandosi tripartiscono questo rugoso reticolo di canyons, mesas e butte nei distretti di Island in the Sky, Needles e The Maze, una delle zone più remote e impenetrabili di tutto il Nord America. Non meno stupefacente l'area protetta successiva, il Bryce Canyon National Park, una teoria di accidentati scoscendimenti che corrugano parte dell'Altopiano di Paunsaugunt, tra i 2400 e i 2700 metri di quota, celebre per le centinaia di hoodoos, noti in italiano come "camini delle fate",  svettanti pinnacoli di roccia sedimentaria, erosi e scolpiti dagli agenti atmosferici. Raggiunto il Colorado, è il turno del re delle formazioni geologiche, il Grand Canyon, uno dei National Park più visitati degli USA, con oltre 5.5 milioni di accessi all’anno: non si tratta di una semplice gola, ma di una fenditura dall’aspetto apocalittico, lunga circa 450 km, larga, variabilmente, tra i 500 metri e i 29 km, che arriva a sfiorare, in profondità, i 1900 metri. Quale migliore epilogo, per questo viaggio nell'America più spettacolare e rappresentativa, di Las Vegas, la Sin City del Nevada, insonne, folle, kitsch, inebriante, unica e inimitabile?    


2.590 € Scopri di più

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