La Vita, prima di tutto

Anche se la nostra è una lotta diversa, contro un nemico invisibile all’occhio umano, ma non per questo meno micidiale, è ad una strana ‘battaglia’ che gli scenari di oggi conducono i nostri pensieri, la nostra quotidianità, privata di quella normalità, che troppo spesso, io per primo, ho dato per scontata e, che tanto meravigliosa è.

Da troppi giorni ormai assistiamo a bollettini di guerra, contando numeri dietro ai quali ci sono Persone che a migliaia vengono a mancare a questa vita unica e straordinaria ed all’affetto dei propri cari.

Uno scenario inquietante, oltre i limiti di una realtà che, nella scala dei tempi, forse proprio gli anziani, o Senior come diremmo bene nel turismo, i soggetti più deboli e da proteggere, ricordano come vicino ad un conflitto mondiale da alcuni già vissuto o soltanto sfiorato.

In questi tempi ci troviamo ad affrontare la sfida più complessa, impegnativa; come un brusco risveglio, la fine di un sogno confortevole. Proprio una nuova guerra, si legge sui giornali o si ascolta dalla televisione; una crisi umanitaria oggi entrata con prepotenza e crudeltà nelle nostre vite. Con una differenza: le guerre sono strumenti, aberranti ed odiosi, delle ‘civiltà umane’; sono decise, pianificate, finanziate. Un’epidemia, invece, piomba improvvisa, estranea, scompagina le nostre credenze, la nostra certezza suprema, di essere più forti delle cose, sovrani incontrastati della natura. E capiamo, amara ma inevitabile lezione, che non è così. E al contempo ci scopriamo, insegnamento dispensato dalla difficoltà, più uomini di ieri, ossia più umili, fragili.

In questa battaglia, grazie al cielo, non cadono bombe, la nazione cerca di rimanere viva, ma non ne rimane incolume; al fronte non vanno i soldati, ma forze dell’ordine e soprattutto medici, infermieri, paramedici, eroi immensi, silenziosi, dignitosi, impegnati sulla trincea più esposta e minacciata, l’emergenza sanitaria. A loro va il nostro mai sufficiente Grazie.

Ma anche noi dobbiamo condurre la nostra lotta, stando al nostro posto, custodendo e implementando, contro la confusione e la paura, la nostra porzione di bene, di bello, da cittadini e lavoratori, ma soprattutto da Persone. Umilmente, nel rispetto delle indicazioni istituzionali e di chi è più debole, stando a casa. Compattamente distanti, quasi isolati, per ritrovarci più uniti domani.

Mai, come in questi giorni di cosiddetto ‘smart working’, in cui la consueta quotidianità è sospesa, comprendiamo che un’Azienda, piccola o grande che sia, funge, innanzitutto, da cellula vitale del tessuto sociale; è società in un senso più alto di quello semplicemente imprenditoriale, produttivo e commerciale: luogo di coesione, fattore di stabilità complessiva, di relazione e crescita individuale, mattone fondamentale della comunità.

La comunità, ad essa desidero, desideriamo tornare, con maggiore coscienza e consapevolezza, senza mai più dare nulla per scontato: alla comunione reciproca, alle semplici, ma infinitamente profonde, gioie della normalità, alle strette di mano e agli abbracci, ai nostri riti di tutti i giorni, che ci fanno dimenticare la fragilità di essere uomini. Ci torneremo, spero presto, con un sorriso, saggezza, rispetto, amore per noi, per il mondo e per gli altri. Più uomini, meno egoisti, più coscienti delle nostre fragilità e di quanto splendide siano le piccole cose che, poi, fanno grandi le cose. La nostra impresa oggi è fare bene il bene, nostro e degli altri.

Adesso l’imperativo è stare fermi, determinati, al nostro posto. Stando a casa. Un imperatore-filosofo romano, Marco Aurelio, che duemila anni fa si trovò invischiato in guerre e pesti, scrisse più o meno così: “nel posto dove uno si schiera, perché lo ha deciso il migliore o perché gli è stato assegnato dal comandante, in quel posto, a mio parere, deve rimanere e sfidare il pericolo.”

Il mio piccolo desiderio è che il senso di umanità tanto predicato oggi continui anche in tempo di pace, perché il rispetto per il prossimo venga da dentro e non da ciò che vorrei, verremmo, mostrare fuori. Ed ancora la volontà è quella di essere io, noi, anche domani, le prime gocce che danno ossigeno a questo mare ormai troppo inquinato. Riscoprire di essere vulnerabili, ma per questo più forti.

Fiduciosi e certi che la luce in fondo al tunnel arriverà, preghiamo presto, oggi camminiamo in silenzio, con la voce dei fatti e della determinazione, dell’umiltà e del rispetto; alla ricerca della speranza e di quel ritorno a quella meravigliosa cosa che risponde al nome di normalità.

Procediamo oggi con grande dolore e coscienti che fuori da questo tunnel mancheremo della guida di tanti ‘Senior’, di tante Persone sagge, che questo Paese hanno costruito per noi, lungo una vita che purtroppo hanno lasciato. Tale è il prezzo crudele di questa emergenza.

Viva la Vita, viva chi, andato via in questi tempi, ci lascia tracciata la via del bene, la forza di una meravigliosa e preziosa memoria.

Grazie, saggi e silenziosi insegnanti di Vita.

Davide Catania, Ceo Alidays 

 

English text

Life, first of all

Even though ours is a different fight, against an enemy invisible to the human eye, but not less lethal, our thoughts, our daily lives, deprived of that normalcy which too often, I for one, took for granted and which is so wonderful, are lead towards a “strange” battle by today’s scenarios.

We have been witnessing war bulletins for too many days, counting numbers behind which there are People, People who have passed away by the thousands and left this unique and extraordinary life and the affection of their loved ones.

A disturbing scenario, beyond the limits of a reality that, in the time scale, perhaps especially the elderly, or Seniors, as we should call them in the tourism industry, the weakest and most protected subjects, remember how close to a world conflict, already experienced by some or only touched by others, it really is.

In these testing times we are faced with the most complex, the most demanding challenge; similar to an abrupt awakening, the end of a comfortable dream. Just like a new war, as we read in the newspapers or listen to on the television; a humanitarian crisis that has entered our lives with arrogance and cruelty. With one difference: wars are aberrant and hateful instruments of ‘human civilizations’; they are decided, planned, financed. An epidemic, on the other hand, hits suddenly, extraneously, it upsets our beliefs, our supreme certainty of being stronger than material things, of being the undisputed sovereign of nature. And we understand this bitter but inevitable lesson that this is not the case.

And at the same time we find ourselves, taught by difficulty, more like men than yesterday, more humble, more fragile.

In this battle, thank goodness, there are no bombs falling from the sky, the nations try to stay alive, but they do not remain unharmed;

no soldiers go to the front, but in their stead, law enforcement and especially doctors, nurses, paramedics, immense, silent, dignified heroes, engaged in the most exposed and threatened trench, the health emergency. To them goes all our thankfulness, which will never be enough.

But we too must lead our fight, by staying in our place, by safeguarding and implementing, against confusion and fear, our portion of good, of beauty, as citizens and workers, but above all as People. And by humbly staying at home in compliance to the institutional guidelines and respecting those who are weaker. Compactly distant, almost isolated, so that we will find ourselves more united tomorrow.

Never, as during these days of so-called ‘smart working’, in which the usual daily life is suspended, do we understand that a Company, both small or large, acts, above all, as a vital cell of the social fabric; it is a Company in a higher meaning than simply entrepreneurial, productive and commercial: it is a place of cohesion, a factor of overall stability, of relationship and individual growth, a fundamental building block of the community.

It is to this community, that I wish, that WE wish to return, with greater conscience and greater awareness, without ever taking anything for granted again: to the mutual communion, to the simple, but infinitely profound joys of normality, to handshakes and hugs, to our rituals everyday, which make us forget the fragility of being men. We will get them back, hopefully soon, with a smile, with wisdom, with respect, with love for us, for the world and for others. More men, less selfish, more aware of our frailties and how fantastic the little things that make the big things are. Our challenge today is to do good for ourselves and for others.

The imperative now is to stand still, determined, in our place. To stay at home.

A Roman emperor-philosopher, Marcus Aurelius, who found himself embroiled in wars and plagues two thousand years ago, wrote something of the sort: “in the place where one takes sides, because the best person has decided so or because he has been assigned to it by the commander, in that place, in my opinion, he must remain and challenge the danger. ”

My small wish is that the sense of humanity that we talk so much about today continues also in times of peace, so that respect for our fellows comes from within and not from what I, or we, would like to show outside. And still what I wish is to be me, to be us, even tomorrow, the first drops that give oxygen to this too polluted sea. Rediscovering that we are vulnerable, but therefore stronger.

Confident and assured, praying that the light at the bottom of the tunnel will come soon, today we walk in silence, with the voice of facts and of determination, of humility and respect; in search of hope and to return to that wonderful thing that we call normality.

We proceed today with great pain and aware that once we will be outside of this tunnel we will miss the guidance of many ‘Seniors’, of many wise people, who have built this country for us, during a life that unfortunately has left them. Such is the cruel price of this emergency.

Here’s to Life, here’s to whom has left us these days, but has left us with the path of good, with the strength of a wonderful and precious memory.

Thank you, wise and silent teachers of Life.

Davide Catania, Ceo Alidays

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2020-03-27T18:26:02+00:00

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